Renzi cerca Mafia: about blank

Leonardo Neri

L’Italia è il Paese conosciuto nel mondo per la Mafia: dai romanzi di Mario Puzo in poi con The Godfather, per i meno attenti, la Mafia è riuscita a vestire una maschera folkoristica poco minacciosa e molto festosa. Una criminalità organizzata ispirata da valori positivi, intrisa di riscatto sociale e sane virtù: una Mafia buona insomma. Sembrerebbe lo stesso processo di banalizzazione per cui alcuni, tra cui probabilmente il premier Matteo Renzi, regalano al Belpaese un’immagine da cartolina patinata. Quel genere di schizzo macchiettistico che piace molto a una fetta indulgente del mondo anglosassone. Un’Italia vista con gli occhi di Woody Allen (in To Rome with Love) che ritrae Roma come la somma di trattorie e splendidi scorci trasteverini illuminati dalla solita eccellente e onirica fotografia: un luogo inventato dove nostalgia e amore pervadono uomini e cose, rendendoli beati e rumorosi.

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Italia formato Anni ’60. Questa versione vintage può risultare senz’altro più allettante di quella cupa che propone la realtà, soprattutto in comunicazione politica. Forse per questo il team di comunicazione del presidente del consiglio avrà pensato di fornire un’immagine del Paese in formato Anni ’60. La chiave interpretativa della realtà del leader democratico è senza dubbio l’ottimismo. L’Italia che deve ripartire dalla magnificenza della sua storia e approcciare il futuro con entusiasmo da boom economico. Basta piagnistei: non c’è più spazio per i gufi insomma. Positività, pragmatismo e fiducia sono le linee direttrici che plasmano la costruzione dell’immaginario collettivo renziano. Se da un lato è un fatto che alcune di queste attitudini riescano a incidere in positivo a livello di impulso economico, per altro verso si rischia di ammortizzare troppo l’impatto violento delle criticità nostrane. Non va dimenticato che il nostro Paese possiede ancora una variegata gamma di organizzazioni criminali tra cui la ‘ndrangheta, considerata tra le più potenti a livello globale e sicuramente la più forte e ramificata su scala europea. E Renzi se lo ricorda?

Il boy-scout e la fine della Mafia. A giudicare dalla ridottissima manciata di sue dichiarazioni sul tema la risposta sembrerebbe no. Quello che emerge dai discorsi del premier, infatti, pare un mondo immaginifico di marzapane. Il 31 luglio 2015 Renzi annuncia che l’attentato di Cosa Nostra del 1993 nei pressi della Galleria degli Uffizi a Firenze «è stato uno degli ultimi episodi in cui la Mafia ha colpito in Italia». Possiamo considerare questo attentato come l’ultimo direttamente ascrivibile alla stagione stragista di Cosa Nostra, ma è senza dubbio più difficile arrivare a dire che «possiamo essere contenti del fatto che lo Stato ha vinto e che la criminalità organizzata non è più forte come prima», come Renzi dichiara scioltamente finendo la stessa frase. Il boy-scout ha sconfitto il mostro col solo schiocco della lingua e tanta buona volontà parrocchiale? La scoperta renziana della fine della Mafia è annunciata durante la Conferenza internazionale dei ministri della Cultura a Expo. Quel Grande Evento in cui «sappiamo che la ‘ndrangheta ha partecipato», come ci ricorda il Procuratore nazionale Antimafia Nicola Gratteri.


Confusione & Sparate. L’ottimismo non è sempre stato il filtro della prospettiva renziana sul tema. Nel marzo 2014 Roberto Saviano scrive una lettera al premier sulle pagine di Repubblica in cui chiede che le tematiche legate alle Mafie non passino in secondo piano. Il giornalista sotto scorta si augura che il contrasto alla Mafie diventi «una questione economica fondamentale». In questo senso i 170 miliardi di euro di fatturato annuo (10% del Pil nazionale) delle organizzazioni criminali sembrerebbero una buona argomentazione. Il premier del fare è reattivo sulle questioni di quattrini. Infatti risponde subito con un’altra lettera: la Mafia si è ormai infiltrata «in ogni comparto economico e finanziario del Paese», ammette. Bene. Il buon Matteo si è appena insediato al Governo: la parola cambiamento è ancora carica di un potere performativo.

renzi meme inside

«Non si può dire che ci sono intere regioni in mano alla Mafia. Questa è una rappresentazione macchiettistica»: Matteo Renzi, Otto e mezzo, 14 Settembre 2015. Sono passati quasi due anni e il premier ha cambiato radicalmente opinione. L’ottimismo panteista alle redini del Governo ha ingurgitato anche le Mafie?

Ogni 13mila calabresi una ‘ndrina. Eppure il 70% della cocaina venduta in Europa passa per le grinfie della ‘ndrangheta e transita attraverso le rotte disegnate dall’organizzazione criminale. A partire dal porto calabrese di Gioia Tauro, vero epicentro delle attività illecite e quasi completamente sotto il controllo ‘ndranghetista. Le locali calabresi rimangono i migliori interlocutori a livello planetario dei narcotrafficanti centro e sudamericani, leader assoluti in produzione ed esportazione di stupefacenti. Gli ‘ndranghetisti sono in possesso di grande liquidità, ma soprattutto sono affidabili: non diventano quasi mai collaboratori di giustizia perché le gerarchie di ogni singola locale si basano su legami di sangue. Sono vere e proprie famiglie criminali poco avvezze all’appalto esterno e al tradimento. In Calabria esistono almeno 150 gruppi criminali diffusi in 409 Comuni: una media di 1 gruppo ogni 2,7 comuni. Su una popolazione di circa 2 milioni di abitanti si conta un clan ogni 13mila abitanti. Tuttavia la Calabria non è nelle mani della ‘ndrangheta, secondo Matteo Renzi.

Ecco le mappe delle locali ‘ndranghetiste rilevate dall’Antimafia fino al 2014

mappa calabria

Le locali di uno dei 3 Mandamenti nella provincia di Reggio Calabria (tutte quelle delle altre province al link)

Tweet nei vostri cannoni. La speranza di tutti è che le Mafie di ogni provenienza e colore possano essere un giorno sconfitte, ma come? C’è chi prospetta una mitragliata di tweet senza appello. Il premier in tal senso potrebbe essere il cecchino de Il nemico alle porte considerando la sindrome da tunnel carpale che in questi anni ha provocato allo staff che gestisce i suoi social network.


In effetti ha cinguettato riguardo i temi più disparati: dal tennis al festival di Sanremo, ma ha dimenticato di far ruggire i propri profili su questioni legate alle Mafie: solo quattro tweet in due anni, uno ogni sei mesi. E pensare che sempre nel 2014 aveva promesso a Saviano di portare la denuncia della questione mafiosa «sui tavoli del semestre europeo». L’intenzione pare rimasta una ricerca about:blank.