«Dopo vent’anni» di O.Henry

Redazione

Siamo nel 1898 e il bancario Samuel Porter (1862-1910) è appena stato condannato a cinque anni di reclusione per il reato di appropriazione indebita. La pena è da scontare nel carcere di Columbus, Ohio. Qui, a Samuel Porter, probabilmente condannato ingiustamente, accade di cominciare a coltivare un talento nascosto e di trovare uno pseudonimo: O. Henry. È così che Samuel Porter diventa lo scrittore di circa quattrocento celebri racconti tra cui Dopo vent’anni.

L’agente di ronda percorreva imponente il viale. L’imponenza gli era propria e non era solo per mantenere le apparenze, dal momento che gli spettatori erano rari. Erano quasi le dieci di sera, ma fredde raffiche di vento con un sentore di pioggia avevano quasi del tutto sgomberato le strade. 

Procedendo controllava le porte, facendo roteare il suo manganello con movimenti intricati e ingegnosi e voltandosi di tanto in tanto per lanciare il suo sguardo vigile sulla tranquilla strada principale. L’ufficiale, con la sua figura forte e la camminata un po’ da spaccone, restituiva una bella immagine di guardiano della pace. Quello era un quartiere di gente che non faceva le ore piccole. Di tanto in tanto si potevano vedere le luci di un tabaccaio o di un piccolo ristorante aperto tutta la notte: ma la maggior parte delle porte dei negozi avevano già chiuso da tempo.
Circa alla metà di un certo isolato l’agente rallentò di colpo il passo. All’entrata di una buia ferramenta c’era un uomo appoggiato al muro con un sigaro spento in bocca. Appena l’agente fece per avvicinarsi l’uomo prese a parlare velocemente.
«Tutto a posto, ufficiale» disse, in tono rassicurante. «Sto solo aspettando un amico. Ci siamo dati un appuntamento vent’anni fa. Suona un po’ buffo, vero? Le spiego subito per rassicurarla che è tutto in ordine. Molto tempo fa al posto di questo negozio c’era un ristorante: da Big Joe’ Brady
«Fino a cinque anni fa» disse il poliziotto. «Poi l’hanno demolito.»
L’uomo che stava sulla soglia sfregò un fiammifero e accese il sigaro. La luce mostrò una faccia pallida con mascelle quadrate e occhi penetranti oltre a una piccola cicatrice bianca sul sopracciglio destro. Aveva una spilla con un grosso diamante, curiosamente incastonato.
«Fanno vent’anni questa notte» disse l’uomo «io pranzai qui al Big Joe’ Brady, con Jimmy Wells, il mio amico più caro, l’amico migliore del mondo. Siamo cresciuti insieme, qui a New York, come due fratelli. Io avevo diciotto anni, Jimmy venti. Il giorno dopo dovevo partire per il West, per cercare la mia fortuna. Impossibile trascinare Jimmy fuori da New York. Credeva fosse l’unico luogo al mondo. Bene, quella notte ci mettemmo d’accordo: ci saremmo rincontrati qui, vent’anni dopo, quali fossero le nostre condizioni, e per quanto lunga dovesse essere la distanza da percorrere. Immaginavamo che dopo vent’anni il nostro destino sarebbe stato già fissato e la nostra fortuna fatta, qualunque cosa fossero diventati.»
«È una storia interessante» disse l’agente, «certo ne è passato di tempo tra un appuntamento e l’altro, mi pare. Da quando è partito, ha più sentito il suo amico?»
«Per un certo periodo siamo stati in corrispondenza» disse l’altro, «ma dopo un anno o due abbiamo perso le nostre tracce. Sapete, il West è una faccenda bella grossa ed io dovevo dedicarmici anima e corpo. Ma sono certo che se è ancora vivo Jimmy questa sera verrà qui, perché era l’uomo più leale e più sincero del mondo. Non può aver dimenticato. Ho fatto mille miglia per essere qui stasera, e ne varrà la pena se spunta fuori il mio vecchio amico». L’uomo in attesa tirò fuori un bell’orologio, con il coperchio ornato di piccoli diamanti.
«Le dieci meno tre minuti» annunciò. «Quando ci lasciammo alla porta del ristorante erano esattamente le dieci.»
«E sono andati bene gli affari nel West? » chiese l’agente.
«Ci può scommettere! Spero che Jimmy abbia fatto almeno la metà di quello che ho fatto io. Era un gran brav’uomo, del tipo un po’ lento ma volenteroso. Ho dovuto competere con gente molto scaltra per fare il mio gruzzolo. A New York un uomo finisce per abituarsi alla routine, ci vuole il West per farlo stare sul filo del rasoio»
Il poliziotto ruotò il manganello e fece un paio di passi.
«Devo continuare il mio giro. Spero che il vostro amico si faccia vivo. Ve ne andrete subito dopo l’ora stabilita?»
«Non direi» disse l’altro. «Gli do almeno una mezz’ora. Se Jimmy è vivo, per quell’ora sarà qui. Arrivederci, agente.»
«Buonanotte, signore» disse il poliziotto, riprendendo la ronda, e controllando le porte lungo la strada. Cadeva una pioggerellina sottile e fredda, e il vento si era alzato passando da sbuffi incerti a un soffio continuo. I pochi passanti di quel quartiere si affrettavano tetri e silenziosi, col bavero del cappotto alzato e le mani tasca. E sulla porta della ferramenta l’uomo che aveva percorso mille miglia per tenere fede a un appuntamento incerto fino all’assurdo, con un amico della sua giovinezza, fumava il sigaro e aspettava.
Attese circa venti minuti, poi un uomo alto, che indossava un lungo soprabito col bavero alzato fino a alle orecchie, attraversò di corsa la strada. Andò direttamente verso l’uomo che aspettava.
«Sei tu Bob?» chiese, con qualche esitazione.
«Sei tu, Jimmy Wells?» esclamò l’uomo sulla soglia.
«Il cielo mi benedica» esclamò il nuovo arrivato, stringendo le mani dell’altro. «Questo è Bob, per forza. Ero certo di trovarti qui, se eri ancora al mondo. Bene, bene, bene! Vent’anni sono molti. Il vecchio ristorante non c’è più, Bob; avrei voluto che ci fosse ancora, così avremmo cenato un’altra volta qui. Dimmi vecchio mio, come ti ha trattato il West?»
«È stato magnifico; mi ha dato tutto quello che volevo. Sei cambiato parecchio, Jimmy. Credevo fossi più piccolo di almeno due o tre pollici.»
«Oh dopo i vent’anni sono cresciuto ancora un po’».
«E a New York te la cavi bene Jimmy?»
«Abbastanza. Lavoro in una delle amministrazioni cittadine. Andiamo, Bob, andiamo in un posto che conosco a fare una bella chiacchierata sui vecchi tempi.»
I due si incamminarono, tenendosi per il braccio. L’uomo del West, il cui egocentrismo era ingrandito dal successo, cominciava la storia della sua carriera. L’altro, sommerso nel suo cappotto, ascoltava con interesse. All’angolo c’era una farmacia illuminata. Quando furono sotto la luce si guardarono simultaneamente in faccia. L’uomo del West si fermò subito e divincolò il braccio. «Tu non sei Jimmy Wells» scattò. «Venti anni sono molti, ma non bastano per trasformare un naso romano in uno schiacciato.»
«Qualche volta però bastano a cambiare un brav’uomo in un delinquente» disse l’uomo alto. «“Silky” Bob, da dieci minuti tu sei in arresto. Chicago crede che tu sia venuto da queste parti e ci telegrafa che vuole fare due chiacchiere con te. Niente storie, va bene? Un po’ di buon senso. Ora, prima di andare al commissariato, qui c’è un biglietto che mi hanno chiesto di darti. Puoi leggerlo qui, davanti alla vetrina. È dell’agente Wells.»
L’uomo del West aprì il pezzetto di carta che gli veniva passato. Quando cominciò a leggere la sua mano era ferma, ma gli tremava un po’ quando ebbe finito. Era un biglietto piuttosto breve.
«Bob: sono stato puntuale, al posto stabilito. Quando hai sfregato il fiammifero per accendere il sigaro, e ti ho visto in faccia, ho capito che eri tu l’uomo ricercato a Chicago. Non potevo farlo io stesso: me ne sono andato e ho mandato uno in borghese per fare l’arresto, Jimmy.»

Traduzione di Leonardo Neri