Per una grammatica viva

Questo articolo è uscito sulla versione on-line della Treccani

Curiosamente, quando gli italiani si interrogano sulla loro lingua, sembrano prevalere sempre le solite tre lamentele: 1) nessuno usa più il congiuntivo; 2) l’italiano è schiacciato dall’inglese; 3) nessuno sa più scrivere o parlare per colpa degli SMS e delle chat (geremiadi anti-faccine, anti-abbreviazioni, anti-tecnicismi, anti-calchi e anti-neologismi del tipo chattare, loggare, bookmarcare ecc.). Lamentele ben avallate da molti giornalisti (e da innumerevoli blog e siti web), anche se non dai linguisti, e che non trovano un completo riscontro nella realtà linguistica nazionale. Se è vero, infatti, che i rilievi OCSE hanno relegato l’Italia tra gli ultimi posti nelle abilità comunicative scritte (lettura e composizione di testi: cfr. Rossi-Ruggiano 2015:7), la responsabilità di tali carenze non ricade né sull’inglese, né su Internet, né tantomeno sull’indicativo usato al posto del congiuntivo. Ce ne rassicurano, in diverse sedi, i nostri linguisti più aggiornati (sull’inglese si veda, tra l’altro, l’intervista a Tullio De Mauro nel portale Treccani).

 Quali sono i veri problemi

Come comprendere e riassumere un testo (distinguendo, dunque, gli argomenti salienti da quelli accessori), come connettere un periodo all’altro, una proposizione all’altra e più in generale più porzioni di testo tra loro, come essere coerenti e quali termini ed espressioni selezionare in base agli scopi comunicativi e ai tipi di testo sembrano essere i veri problemi degli italiani di oggi di fronte alla lettura e alla scrittura. Come risolverli?

Molto è già stato fatto, nei programmi scolastici più recenti, per non limitare l’insegnamento dell’italiano a scuola alla sola letteratura e per includere teorie ed esercizi legati, tra l’altro, alla sintassi, al lessico e alla linguistica testuale (cfr. Serianni-Benedetti 2009, Serianni 2010). Sarebbe utile anche guardare a tradizioni glottodidattiche più aggiornate della nostra: non soltanto quella anglo-americana, ma anche quella dell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera. In quest’ultima, infatti, l’obiettivo dell’arricchimento lessicale e fraseologico è da anni perseguito mediante gli esercizi di cloze (vale a dire di completamento, da parte del discente, di porzioni di testo eliminate dal docente), che ormai vengono apprezzati anche dai nostri insegnanti (se ne trovano in abbondanza in Serianni 2013). Anche la parafrasi e il riassunto dovrebbero essere più presenti a scuola, in quanto utili pratiche cognitive che, più che all’analisi metalinguistica, addestrano alla comprensione e all’elaborazione dei contenuti. Proficui anche elementi di confronto tra più lingue (soprattutto in classi sempre più multietniche), tra lingue e dialetti e soprattutto l’apertura dello spettro testuale a forme oggi imprescindibili quali i testi audiovisivi, gli ipertesti, i testi brevi, i linguaggi settoriali ecc.

 La necessità degli esercizi

A partire da queste necessità, l’Accademia Nazionale dei Lincei da ormai tre anni organizza una serie di incontri di aggiornamento tra docenti universitari e insegnanti scolastici, dedicati soprattutto alla comprensione, all’analisi e alla produzione di testi argomentativi (cfr. l’iniziativa I Lincei per una nuova didattica nella scuola: una rete nazionale). Più o meno ai medesimi obiettivi, si parva licet, è dedicato un recente eserciziario (Rossi-Ruggiano 2015), che si presenta come una sorta di applicazione delle teorie presentate nel manuale Rossi-Ruggiano 2013. Oltre a una serie di esercizi su argomenti più tradizionali, quali l’analisi del periodo, la consecutio temporum, le figure retoriche o il riconoscimento delle diverse funzioni del che, si affrontano temi meno usuali, ma che sono quelli che più danno filo da torcere agli studenti (anche universitari) alle prese col testo scritto, quali l’uso della punteggiatura (troppo spesso trascurata dalla manualistica), la coesione e la coerenza, le costruzioni marcate, le collocazioni lessicali, gli usi modali del verbo, la tipologia testuale, il discorso indiretto libero, lo schema soggiacente a un testo argomentativo (premesse → ipotesi → argomenti → antitesi → confutazione dell’antitesi → tesi), il riconoscimento dei tratti tipici del parlato rispetto a quelli tipici dello scritto.

 Colmare il divario linguistica/grammatica

L’intento principale di entrambe le pubblicazioni (Rossi-Ruggiano 2013 e 2015) è quello di contribuire a colmare il divario tra gli insegnamenti di linguistica al livello universitario e quelli di grammatica al livello scolastico, o, se si preferisce, di far incontrare i due estremi della grammaticografia italiana rappresentati prototipicamente da Renzi et al. 1988 e da Serianni 1997. I risultati di tale scollamento sono sotto gli occhi di tutti. Non è raro imbattersi in studenti universitari che sanno tutto (o quasi) sulla differenza tra significato e significante, asse paradigmatico e sintagmatico, diacronia e  sincronia, atti linguistici e addirittura implicature e presupposizioni e financo apocope o anafonesi, ma che non sono in grado di riconoscere un che relativo da un che congiunzione, né di interpungere un testo in modo intelligibile e, certe volte, neppure di distinguere un soggetto da un complemento oggetto o un verbo attivo da uno passivo. Per non parlare delle competenze testuali: all’atto della stesura della tesi di laurea vengono al pettine nodi quali l’incapacità di distinguere tra registro formale e informale, testo argomentativo e narrativo e simili.

 Incontri tra professori

In sostanza, non si tratta di abbassare gli insegnamenti universitari né di innalzare quelli della scuola, bensì di farli dialogare di più. Con quali strategie? In primo luogo con una serie di incontri tra professori di scuola e professori dell’università. In secondo luogo con pubblicazioni di alta divulgazione, con una maggiore attenzione ai temi linguistici come quelli sopra elencati. In terzo luogo (che è il più importante), incentivando gli studenti, di qualunque ordine e grado, alla riflessione linguistica, dal momento che la curiosità è la molla principale dell’apprendimento, insieme con la motivazione suscitata dai testi e dagli argomenti proposti. E proprio alla luce di quest’ultimo elemento, gli stessi Rossi e Ruggiano hanno creato, nel marzo 2015, un sito di consulenza sull’italiano: DICO – Dubbi sull’italiano consulenza online (www.unime.it/dico). Oltre a rispondere ai dubbi degli utenti (che confluiscono in un archivio liberamente consultabile), DICO propone una serie di approfondimenti sull’analisi del testo, sulle etimologie, sull’analisi grammaticale attraverso testi di canzoni e altro ancora.  E, proprio grazie alla forza trainante delle canzoni, queste ultime vengono commentate, dal punto di vista linguistico, anche nella trasmissione radiofonica, legata al sito, dal titolo DICO alla radio, sulle frequenze dell’emittente messinese RadioStreet (anche online:http://www.radiostreet.it/).

 Nonostante Alex Britti

Ci piace concludere con qualche esempio pratico proprio dalle canzoni. Non è vero mai, di Alex Britti e Bianca Atzei, si presta ottimamente a spiegare gli usi e gli abusi di nonostante, come si evince fin dai primi versi: «nonostante stanotte, nonostante la filosofia / rimane qualcosa di intenso, nonostante sei andato via»; vale a dire, l’uso di nonostante come introduttore sia di complemento (concessivo) sia di proposizione (concessiva) e la violazione della regola che assegna a nonostante la reggenza del congiuntivo anziché dell’indicativo. E ancora: «nonostante che piangi» esemplifica la reggenza più formale, cioè con il che, pur con l’errore dell’indicativo, che forse è errore voluto dagli autori, per rendere più chiara la persona verbale con l’indicativo, occultata, invece, dall’identità delle prime tre persone del congiuntivo. Ambiguità che invece è (poeticamente) perseguita in un altro verso della canzone: «Nonostante le notti avevi altre emozioni», che può essere interpretato sia come complemento concessivo (nonostante le notti), sia come subordinata concessiva, con la solita predilezione per l’indicativo substandard (nonostante avevi).

 Che Vasco!

La canzone di Vasco Rossi, Sarà migliore, sembra, invece, scritta a posta per commentare le varie funzioni di  che, tra le quali un che polivalente, tra il dichiarativo e il causale: «non ti preoccupare che domani sarà tutto uguale».

Certe notti di Ligabue esemplifica infine l’utilità della dislocazione a sinistra di proposizione: «dove ti porta lo decide lei».

Insomma, anche le canzonette, non meno dei testi letterari, possono essere un’utile palestra metalinguistica per i nostri studenti. E che dire della lingua della pubblicità (ricchissima di dislocazioni a destra, tra l’altro), dei film, dei siti internet ecc.? Ma tutto questo ci porta troppo lontano e può essere materia di futuri approfondimenti.