Un altro brutto giorno a Bucarest. Su «Appunti da un bordello turco» di Philip Ó Ceallaigh

Questo articolo di Michel Faber è uscito su The Guardian ed è stato tradotto dalla Redazione di Altri Animali.

Il grado di vicinanza che sentiamo con uno scrittore riguardo alla sua concezione della vita è quell’inammissibile fattore «X» che guida il nostro responso critico. Chi dichiara che un autore non è riuscito a raggiungere l’eccellenza, in realtà, potrebbe essere stato scoraggiato dall’ottimismo solare dell’autore stesso, o magari dalla sua tristezza cronica, dalle sue convinzioni profonde o dal suo nichilismo. Philip Ó Ceallaigh rappresenta un banco di prova affascinante per questa tesi. È uno scrittore straordinariamente bravo, ma la sua visione del mondo potrebbe risultare indigeribile a molti. I diciannove racconti raccolti nel suo debutto, Appunti da un bordello turco, possono essere letti come una lunga argomentazione sul fatto che l’esistenza umana è una sordida ordalia di sconfitte, noiose routine, tradimenti, abusi e decrepitezze. O più in breve: la vita è una merda e alla fine neanche si muore.

Il titolo del libro è fuorviante: gran parte delle storie è ambientata in Romania, tra palazzi che si sbriciolano, strade in cui si soffoca per lo smog, nella cornice sociale corrotta del blocco post-sovietico. Ó Ceallaigh vive a Bucarest e si è dedicato alla scrittura dopo una successione di lavori pagati persino peggio tra Irlanda, Spagna, Russia, Kosovo e Stati Uniti. L’aura del proprio vissuto che si irradia dai suoi racconti di braccianti ubriaconi, abitanti di monolocali e vagabondi senza permessi, traluce in modo palpabile.

In Denti rotti, Radu fantastica di lasciare il suo appartamento di Bucarest in cui «al gabinetto mancava il sedile e la tazza del water era incrostata di storia». Ahimè, il giorno prima del suo appuntamento con l’ufficio immigrazione canadese, scatena da ubriaco una rissa con degli estranei. In La mia vita d’artista, il protagonista spala letame tutto il giorno per un’azienda di giardinaggio, dopodiché nel fine settimana litiga con la ragazza: «lo sparo in testa e lo spintone nella fossa della domenica». In Mentre affondo, un minatore passa la notte a casa della sorella che lo disprezza, per ritornare poi al suo fato oscuro e sotterraneo. Raramente Ó Ceallaigh perde l’occasione di offrire una chiave negativa al comportamento umano; la sua disillusione è così virulenta che arriva a tracimare perfino nel mondo animale, come quando un personaggio sente «un rumore tra i rami sopra la sua testa, un piccione stava tentando di stuprarne un altro».

Sarebbe facile ridicolizzare la visione di Ó Ceallaigh. Tuttavia in questo libro c’è molto da ammirare. Di rado ho letto un esordio in cui il controllo del tono, il dialogo e la forma narrativa dell’autore sono trattati così magistralmente; lo scrittore ne esce come qualcuno che ha affinato il suo mestiere e ha rimandato la pubblicazione finché il lavoro non è stato pronto. Ciononostante, le pretese avanzate dal suo editore – «assolutamente originale», «l’arrivo di una nuova voce elettrizzante» ecc. – potrebbero esasperare chi riconosce il suo approccio in Hemingway e Carver. In Camminando verso il Danubio cita perfino alcune righe del Grande fiume dai due cuori di Hemingway. Ma l’aspettativa è in qualche misura giustificata. Non c’è aria di omaggio, quanto piuttosto la sensazione che la stessa insofferenza profondamente sentita da Ó Ceallaigh per la prosa florida lo abbia portato a conclusioni simili. Un personaggio che osserva la ragnatela di un ragno illuminata dal sole all’angolo di una finestra, si irrita quando gli sovviene la frase «garbuglio di fili». «Ma poi cos’è un “garbuglio”? Perché la gente usa parole del genere? È la ragnatela d’un ragno. Le mosche ci s’impigliano e in men che non si dica la vita gli viene succhiata via.»

Chiaramente, come per molti dei migliori scrittori pessimisti, l’apparente misantropia di Ó Ceallaigh è la scorza dura cresciuta sopra un tenero desiderio. La compassione minaccia di sbocciare fuori dappertutto. Le settantaquattro pagine di tour de force di Nel quartiere ci permettono un accesso intimo nelle vite degli inquilini di un palazzo malmesso e tutti i singoli ritratti poco lusinghieri di Ó Ceallaigh sono temperati dalla simpatia. Se alla società non gliene frega nulla della gente che «ha la sua pensione e il suo pisolino pomeridiano», a Ó Ceallaigh invece interessa. Quando i vecchi Nic e Coco, in un futile gesto di protesta contro la bruttezza urbana, passano ingenuamente tutto il giorno a lavorare per rimuovere una lastra gigante di cemento davanti casa, noi ci ritroviamo a incoraggiarli, e così anche Ó Ceallaigh. E malgrado il suo fatalismo riguardo alle relazioni sessuali, l’autore è ancora capace di meraviglia quando osserva che «in quella terribile città che ti consuma, ci sono ancora donne che sanno come fare delle cose bellissime, che mettono grazia in ogni piccola cosa».

Più a fondo si guarda in questa atroce raccolta, più si trova. C’è anche un senso dell’umorismo malato, molto evidente in La bestia, un racconto su due vecchi amici che bisticciano per il possesso di un roditore. O in Filantropia, sull’aiuto forzato a un mendicante disabile, e in Delitto e Castigo, una surreale variazione sul tema dostoevskijano. I protagonisti maschili sono costantemente fonte di guai per le donne e la storia più edificante sta nella carica positiva di un uomo che lascia la fidanzata perché lei non riesce a comprendere il suo bisogno di finire di leggere un libro. In realtà, l’unica attività che gli uomini di Ó Ceallaigh sembrano trovare profondamente appagante sono i viaggi in solitaria, la lettura e la scrittura; molte di queste storie si risolvono con la decisione del protagonista di diventare un autore. Chiaramente Ó Ceallaigh ha finalmente trovato il lavoro al quale meglio si prestano le sue molte qualità. Sospetto che se il suo mondo fittizio potesse offrire asilo a qualche anima pia in più, un bel numero di lettori sarebbe lietissimo di visitarlo.

*Appunti da un bordello turco è stato pubblicato in Italia da Racconti edizioni nel 2016 ed è acquistabile dal sito (qui).