Cosa rende qualcosa kafkiano? Lo scrittore Noah Tavlin risponde con un video

Questo articolo è uscito su Electric litterature ed è stato tradotto dalla Redazione di Altri animali

L’anno passato lo scrittore Noah Tavlin di TedEd ha contribuito a chiarire il significato esatto del termine «orwelliano». Ora ha rivolto il proprio sguardo su quello che intendiamo o quello che dovremmo intendere quando diciamo «kafkiano».

Partendo da racconti come Il processo, Poseidone, Un digiunatore e la sua opera più famosa La Matemorfosi, Tavlin spiega subito cosa la maggior parte di noi è giunta a considerare come «kafkiano»: (a parte il letterale «come Kafka»): «è entrato nel colloquiale per descrivere le esperienze inutilmente complicate e frustranti, come essere costretti a districarsi tra i labirinti della burocrazia». 

Come un impiegato in una compagnia di assicurazioni, Kafka ha scrutato tutti gli angoli più reconditi e disonorevoli della moderna, assurda, dilagante burocrazia e spesso ci ha ficcato dentro i suoi personaggi – con effetti tragicomici costanti. Ma i suoi scritti sono più complicati di una mera invocazione delle tendenze bizantine della burocrazia.

Tavlin ci segnala il racconto Poseidone di Kafka dove, in modo piuttosto ironico, il dio del mare è un dirigente sepolto sotto una pila infinita di scartoffie, incapace di esplorare il suo regno subacqueo. Peraltro la ragione per cui è sommerso dalle scartoffie è che non vuole delegare alcuna pratica a nessun altro… Ritiene chiunque indegno del compito. Il Poseidone di Kafka è prigioniero del proprio ego.

La questione del «kafkiano» si presenta non solo a causa della burocrazia, ma anche per l’ironia del ragionamento circolare del personaggio, in reazione a essa…. I racconti tragicomici di Kafka fungono come forma mitologica per l’era industriale moderna, impiegando la logica del sogno per esplorare le relazioni tra i sistemi di potere arbitrario e gli individui coinvolti in essi.

È significativo della popolarità di un autore quando il suo nome entra nel linguaggio come aggettivo; ed è anche più indicativo quando ci sono video realizzati e articoli scritti che chiariscono l’uso improprio dopo aver subito una metamorfosi dello stesso nome-aggettivo. Lunga vita al Kafkiano!