Short & Sweet: la forma breve e la poesia di Margaret Atwood

Questo articolo è uscito su Bookriot ed è stato tradotto dalla Redazione di Altri Animali

Ho letto il mio primo romanzo di Margaret Atwood circa due anni fa. Non era la prima volta che leggevo qualcosa scritto da lei. Più di dieci anni prima un professore consigliò uno dei suoi racconti durante un dibattito in classe. Vagabondai fino alla biblioteca, cercai il suo nome e trovai la raccolta in cui c’era proprio quel racconto insieme ad altri. Mi piazzai su una sedia comoda in un angolo e divorai quel racconto e le altre storie. Tornai dritta allo scaffale e presi un altro libro di racconti e una raccolta di poesie. Nei giorni seguenti cominciai a leggere in ogni momento in cui potevo e anche quando non avrei dovuto. Atwood ebbe davvero un impatto su di me. In particolare c’è questa poesia che porto con me da allora: Variations on the World Sleep. Le ultime quattro righe ancora mi tornano in mente quando meno me lo aspetto:

I would like to be the air
that inhabits you for a moment
only. I would like to be that unnoticed
& that necessary.

Ho cominciato a notare che Margaret Atwood era inclusa nelle mie antologie e nelle riviste letterarie. Sono arrivata a essere dipendente dalle sue brevi, dolci dosi di nutrimento letterario. Per me era una poetessa capace di scrivere anche racconti. Non tutti gli scrittori sono in grado di fare la spola tra le forme letterarie a questo modo. Ero davvero colpita.

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Atwood ha un modo di svelare la verità sorprendente, qualche volta scioccante. È senza peli sulla lingua. Ecco alcune righe verso la fine del racconto Happy Endings.

The only authentic ending is the one provided here:
John and Mary die. John and Mary die. John and Mary die.
So much for endings. Beginnings are always more fun.

Oppure queste altre da una delle sue prime poesie, This is a Potograh of Me. Queste righe sono l’inizio di una parentesi che segue una descrizione della fotografia in questione:

(The photograph was taken
the day after I drowned.
I am in the lake, in the center
of the picture, just under the surface.

Negli anni successivi ho continuato a visitare gli scaffali della biblioteca per le raccolte di racconti di Atwood. Ho scovato i suoi ultimi racconti apparsi su riviste oppure in rete. Ho goduto per ogni parola. Temevo che i suoi romanzi non fossero all’altezza delle mie aspettative, così ho evitato di leggerli per molto tempo. A oggi ne ho letti soltanto quattro – The Handmaid’s Tale e la trilogia di MaddaAddam. Sono buoni. Molto molto buoni. Ma mi sono innamorata di Margaret Atwood perché sa che nella botte piccola c’è il vino buono.

Non siete ancora convinti? Qui si trova al Writer’s Festival di Praga e legge alcune selezioni che non sono davvero né poesie né racconti, ma stanno nel mezzo.

Ha reso disponibile sul suo sito l’audio di diverse letture di poesie, comprese le due I mention above. Una nuova raccolta, Thriller Suite, si può leggere su WattPad. Inoltre ci sono diversi racconti in giro per il web a disposizione di tutti. Ecco alcuni esempi:

Headlife (Byliner, Maggio 2012)
Stone Mattress (The New Yorker, Dicembre 2011)
Pretend Blood (The Independent, Agosto 2009)

La narrativa seriale sta tornando in auge e Atwood è solo una degli gli autori che stanno suonando la carica. Atwood dispensa grandi storie in piccoli bocconi. Date uno sguardo a The Happy Sunrise Zombie Home, una collaborazione con Naomi Alderman e a Positron per esempio. Queste sono sole alcune tra le mie preferite. Se qualcuno avesse una poesia o un racconto di Atwood che preferisce mi piacerebbe conoscerle.