Jack London, lo scrittore di strada alla conquista dei Mari del sud

Questo articolo è stato pubblicato su Papel en blanco e tradotto dalla Redazione di Altri Animali.

Jack London e io non ci frequentiamo molto. Non ho nulla contro di lui ma è uno di quegli autori che semplicemente ho letto poco (appena due o tre racconti). Così, avendo avuto modo di leggere Racconti dei mari del sud (Rizzoli per la traduzione di Beatrice Boffito) ho deciso di approfondirlo. La storia attorno a questo libro in effetti è curiosa. Lo avevo regalato a un amico che me poi me lo ha prestato. Insomma direi che è un libro navigato in tutti i sensi.

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Questa raccolta nella versione originale è composta da nove racconti ambientati nei Mari del sud e permette di avere un affaccio a uno stile di vita ormai estinto, con le sue tribù di cannibali, esploratori e indigeni che solcano le proprie acque. Non c’è spazio per divagazioni da sognatori fatte di paradisi perduti e autoctoni accomodanti. C’è brutalità e violenza in dose massiccia e senza distinzioni di razza o religione.

Nel 1907 Jack London, ex ragazzo di strada e ormai scrittore di successo (Il richiamo della foresta e Zanna bianca), si imbarca per un viaggio nei mari del Sud che durerà quasi due anni. Lo fa per irrequietezza, per spirito d’avventura, per voglia di conoscenza, e magari anche per turismo. Ma da quel viaggio il suo talento naturale di scrittore – mai tanto naturale per uno che aveva trascorso l’adolescenza sui moli di Oakland e San Francisco, impegnato in attività spesso ai margini della legge, e che poi era stato cercatore d’oro nel Klondike, corrispondente dalla guerra russo-giapponese, cacciatore di foche, strillone di giornali, agente di assicurazioni, coltivatore diretto e chissà cos’altro ancora – ritrasse alcuni dei più bei racconti mai scritti da lui, ambientati tra Tahiti, Bora Bora, le isole Paumotu e le Salomone

Jack London riproduce con crudezza le relazioni tra uomini bianchi, per lo più negrieri, e gli indigeni che popolano le isole in questione. È un rapporto a dir poco scabroso basato sulla diffidenza reciproca e gli interessi commerciali, che hanno a che fare principalmente coi traffici degli schiavisti. In questo caso la presunta superiorità intellettuale del conquistatore nei confronti del nativo si stempera nella più assoluta efferatezza del contesto ponendo i due profili sullo stesso identico piano.

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Non è certo un viaggio per stomaci sensibili anche perché il richiamo del selvaggio nell’autore è molto potente. A ben vedere però c’è un piccolo spiraglio per la fratellanza, per esempio nel Pagano dove Otoo e Charlie, due uomini agli antipodi, trovano il modo di spezzare i vincoli che li legano ai pregiudizi e si vengono incontro in uno dei momenti emotivamente più rilevanti della raccolta.

Mentre io ero impegnato a convincere i cannibali-testa-di-lana a venire a lavorare nelle piantagioni di Queensland, Otoo stava all’erta. E più di una volta mi avvertì a bassa voce di azioni sospette e incombenti tradimenti. Talvolta fu il pronto sparo del suo fucile a mettermi sull’avviso. E quando arrivavo correndo alla lancia, la sua mano era sempre là pronta a farmi balzare a bordo al volo. Una volta, ricordo, sulla Santa Anna, la lancia si arenò proprio quando cominciavano i guai. La lancia di copertura stava arrivando a tutta forza in soccorso, ma la piccola folla di selvaggi ci avrebbe annientati prima del suo arrivo. Otoo con un balzo si lanciò a riva, affondò le mani nelle mercanzie e disseminò senza parsimonia tabacco, perline, tomahawks, coltelli e calicò.

Nelle pagine scritte da London c’è anche modo di scoprire un senso dell’umorismo particolare che in apparenza non si mostra. Nel racconto dedicato alle isole Salomone un uomo vuole vivere lo spirito autentico degli abitanti dell’isola, e in ciò viene aiutato in un modo molto molto particolare e tutto da scoprire. Ho rispolverato pure Il dente di balena, un racconto che ho incontrato in un modo o nell’altro in un paio di antologie.

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Racconti dei mari del sud e le altre storie sono un viaggio iniziatico a un mondo in processo di degradazione ed estinzione. Si ha la sensazione di stare sul ponte di comando di una nave esplorando coste minacciose e poi sbarcare in spiagge dove ad aspettare ci sono mangiatori di uomini. Un salto nel tempo e nello spazio per raggiungere un luogo terrificante che è più agilmente esplorabile e sicuro scorrendo le pagine di un libro. Quindi il consiglio è: imbarcatevi e non ve ne pentirete.