Zambra, il narratore della classe media

Questo articolo è uscito su La Tercera ed è stato tradotto dalla Redazione di Altri Animali.

Credeva potesse farne un documentario: spinse play sulla telecamera e cominciò a fare domande ad alcuni amici sulle biblioteche. Prese note sistematiche e apparentemente senza importanza sul suo diario, non quel diariosobrediarios con cui collabora. Smise di fumare. Praticamente aveva una sceneggiatura pronta di un film che vorebbe anche dirigere. E gli venne l’idea pure per una serie tv, Poeta chileno. Scrisse poesie e cominciò un romanzo. Poi riprese a fumare. Tra tutti questi progetti cominciati e lontani dall’essere ultimati, Alejandro Zambra ne ha finito uno: I miei documenti (Sellerio per la traduzione di Maria Nicola), il suo primo libro di racconti.

La raccolta comprende undici racconti che sono il materiale probabilmente più incisivo uscito dalla penna dello scrittore a oggi. «È una mia impressione e non saprei bene come argomentare» dice. I miei documenti sembra contenere le miniature di Bonsai (Neri Pozza traduzione di Fiammetta Biancatelli), i testi congetturali di La vida privada de los arbores (Anagrama) e i racconti generazionali di Modi di tornare a casa (Mondadori traduzione di Bruno Arpaia). Allo stesso modo dei romanzi ci sono anche storie d’amori spezzati, ma anche uomini solitari e vacillanti, infidi e vigliacchi che potrebbero rappresentano il ritratto intimo della classe media cilena nata negli anni ottanta. […]

Zambra è l’autore più internazionale della sua generazione e uno dei migliori del suo paese anche se lui stesso dice di essere sicuramente tra i migliori 5mila scrittori cileni della sua classe.

In questa raccolta Zambra racconta storie dei bambini di Maipú, di giovani che attraversano il Pacifico per amore disperato, di padri che non riescono a comprendere i figli, di strane coppie e strani studenti. In uno dei momenti migliori del libro è raccontatata la storia di un impostore: Martín si spaccia per qualcun altro, si inventa fallimenti familiari e la fine di una storia d’amore che non esiste. Il racconto si chiama Vita di famiglia ed è quello che offre a Zambra lo spunto per una carriera da cineasta: «Non so quando o come ma so che voglio trarre un film da questo racconto». […]

In I miei documenti si torna all’infanzia e agli anni ottanta. Cosa ti ha spinto a tornare a all’epoca della dittatura. Hai voluto fare un racconto generazionale?

La mia unica ambizione è di raccontare alcune esperienze con precisione, senza idealismi retroattivi o moralismi. Quando ho cominciato a scrivere, negavo le eco generazionali dei miei testi. Mi hanno sempre infastidito gli scrittori che pretendono di rappresentare una certa cosa, il Vengo a parlare dalla vostra bocca morta nerudiano. In Forme di tornare a casa tuttavia c’era una dimensione generazionale evidente che spinse il romanzo e ne divenne il tema. Mi interessava che questa possibile dimensione generazionale fosse parte dei problemi affrontati lì, legata alla legittimità dell’esperienza e alla legalità del ricordo, come dice Benjamín

Diversi racconti sono in prima persona ed è facile immaginare che quella persona sia proprio tu. Ci sono quindi le tue esperienze dentro?

Chiaro che ci sono, alcune reali, altre immaginarie. I miei ricordi e quelli di alcuni amici. Tutti i testi sono in qualche modo autobiografici. Tutti e nessuno. Che si tratti della mia vita o no è poco importante perché nulla di ciò che accade nei miei racconti è spettacolare. L’importante è che susciti qualcosa nei lettori.

Si può dire che tu scrivi letteratura latinoamericana, con tutti i problemi relativi alla questione della memoria che comporta?

Faccio letteratura, niente di più. È impressionante come all’estero continuino tali aspettative sul lavoro degli scrittori latinoamericani. Fa un po’ ridere. Ci fu chi lesse La vida privada de los árboles in inglese rimanendone incantato e cerdendo fosse classificato male dal momento che non si trattava di letteratura latinoamericana. Chiaramente sono uno scrittore latinoamericano a patto che non sia ritenuta come un genere, come una fatalità o una camicia di forza. La letteratura di questo tipo mi pare molto più vitale e interessante e sperimentale che quella statunitense per esempio. […]