Intervista a «Effe», il periodico dedicato alle short stories

Redazione

Effe -Periodico di Altre Narratività è un’antologia semestrale di racconti e illustrazione a cura di Flanerí e dello studio editoriale 42Linee. «Un esperimento indipendente che si propone di sondare gli umori della scena letteraria, offrendosi come vetrina per gli esordienti e come passaggio collaudato per gli autori già noti.» Abbiamo intervistato Dario De Cristofaro, direttore editoriale di questa realtà dedicata alla forma breve.

Da quali premesse e da quali professionalità o esperienze nasce il progetto effe? Qual è il suo obiettivo?

Fin dall’inizio, nel 2011, l’idea è stata quella di allestire un periodico che contenesse al suo interno racconti inediti di scrittori noti e autori emergenti, in modo che i primi facessero da traino ai secondi. Il volume è stato pensato come il risultato di uno scouting costante di nuove voci oltre che il tentativo di testare il livello e la varietà della narrativa breve in Italia degli ultimi anni. Con buoni risultati: in sei numeri abbiamo pubblicato le storie di Elisa Casseri, Gianni Agostinelli, Francesco Vannutelli, Alessandra Minervini, solo per fare qualche nome, che poi hanno trovato spazio presso editori medio-piccoli. Racconti ed esordienti sono dunque al centro del periodico effe, un progetto ideato dalla redazione di Flanerí in collaborazione con lo studio editoriale 42Linee che cura l’aspetto redazionale del volume, dalla selezione finale dei racconti, all’editing e all’impaginazione per la stampa.

Illustrazione di Kero

Ci puoi dire qualcosa sulla genesi del nome, effe – Periodico di Altre Narratività?

In realtà l’origine del nome è più semplice di quanto si possa pensare: «effe» è un richiamo alla rivista culturale Flanerí, così come «Periodico di Altre Narratività», è un rimando alla sezione del sito al cui interno diamo spazio alla narrativa inedita, che si tratti di racconti, di reportage o di romanzi d’appendice.

Perché vi siete concentrati sulla forma racconto che tradizionalmente in Italia è stata considerata come qualcosa di minore?

Credo ci siano più motivazioni: prima di tutto perché non abbiamo mai creduto che il racconto fosse qualcosa di minore e ci premeva dimostrarlo o perlomeno sostenerne la causa. Dico sempre che la prosa italiana nasce nel segno della narrativa breve e questo è sicuramente il secondo motivo. Poi penso a Hemingway, a Carver, a Salinger e a tutti quegli scrittori che proprio attraverso la pubblicazione di short stories su riviste e periodici si sono fatti apprezzare per la loro bravura. E non si dica che scrivere o leggere un racconto è più facile che scrivere o leggere un romanzo. Come fece notare giustamente Luciano Funetta a una delle presentazioni romane di effe, provate a leggere dei racconti di Borges e a dire che sono facili, anche solo da leggere.

Illustrazione di Alina Vergnano

Che valore ha la scelta di sfuggire ai canali editoriali tradizionali e sottrarsi così a quella che viene percepita come una necessaria visibilità?

In realtà non sfuggiamo ai canali editoriali tradizionali, ma scegliamo noi cosa ci piace e cosa no. La scelta di distribuire effe, pubblicazione con regolare codice Isbn, nelle librerie indipendenti di tutta Italia attraverso un dialogo diretto con i librai ci permette di instaurare dei rapporti reali e unici con coloro che in molti casi rappresentano il vero filtro tra editori e lettori. Da Torino a Palermo effe è distribuita in librerie che prima di tutto piacciono a noi come lettori. Di numero in numero cerchiamo di rafforzare questi legami e ci impegniamo a portare in giro i racconti e gli autori attraverso un tour di presentazioni in tutta Italia. Ovviamente il presupposto per questo tipo di distribuzione è la fiducia che si instaura tra noi e il libraio, resa più facile dalla possibilità di guardarci in faccia. Dunque effe è visibile là dove decidiamo che sia visibile, di comune accordo con i librai a cui scegliamo di rivolgerci personalmente. A noi inoltre non interessa la grande distribuzione perché la rivista ha una tiratura limitata che non prevede ristampe – ogni copia è numerata a mano –, proprio per la sua natura di oggetto di scouting, e perché riteniamo che sia più facile per noi raggiungere chi vogliamo in questo modo piuttosto che finire nel grande calderone delle librerie di catena.

Sfogliando effe si capisce, dalla fattura di qualità e dalla cura maniacale dei dettagli, tutto il lavoro artigianale che c’è dietro. Secondo te è ancora possibile o c’è la volontà di riportare in auge, anche per quanto riguarda i player più grandi dell’editoria, l’amore per l’oggetto libro?

Sebbene al momento non ci sia confronto tra editoria tradizionale ed editoria digitale, almeno dal punto di vista degli addetti ai lavori, credo ci siano discrete possibilità che il libro di carta diventi nei prossimi anni un oggetto di culto. Mi spiego meglio: prima o poi, anche grazie all’evoluzione dei device, si riuscirà a trarre il massimo beneficio dagli eBook e dalle pubblicazioni digitali, che dimostrano già oggi di avere un potenziale enorme anche solo dal punto di vista della memorizzazione di testi e di informazioni. Così, il libro tradizionale, per la realizzazione del quale già adesso sta aumentando l’attenzione per la grafica, per le copertine, per il tipo di carta, acquisirà sempre più valore per quei lettori che, tra i forti, possono essere definiti bibliofili. I lettori più attenti alle dinamiche editoriali, del resto, operano già delle distinzioni tra un’edizione migliore di un’altra.

Illustrazione di Alessandra De Cristofaro

Ti sembra che le realtà medie e piccole dell’editoria italiana abbiano una precisa strategia per il futuro e che stiano investendo abbastanza nella sperimentazione e nella proposta di autori emergenti?

Negli ultimi anni si sono affermate delle realtà editoriali che più di altre hanno scelto di puntare su autori emergenti e sulla sperimentazione. Fra tutte c’è l’esempio di Tunué: la collana di narrativa diretta da Vanni Santoni è un esempio di cosa significhi seguire una strategia di questo genere. Certo, con scelte non sempre condivisibili, ma del resto è normale che sia così. Mi viene in mente anche Nutrimenti che ha pubblicato un certo numero di autori segnalati dal Premio Calvino, il principale concorso italiano dedicato agli esordienti. Ma penso anche a Del Vecchio e a 66thand2nd, a Nottetempo e a Voland. E anche la neonata Atlantide sembra che si stia aprendo ad autori ancora sconosciuti. Ecco quindi, che si tratti di una precisa strategia o semplicemente di una consapevole necessità, sì, credo che le realtà piccole e medie si stiano interessando alla sperimentazione e alle proposte di voci nuove. A tal fine diventerà sempre più importante il lavoro di scouting, sia quello svolto all’interno delle redazioni, che quello demandato ad agenzie e studi editoriali esterni.

Leggendo le firme dei racconti di effe si nota la volontà di proporre qualcosa di nuovo, talenti emergenti da abbinare ad autori già affermati. Quanto è difficile far convivere le due diverse anime?

Diciamo che la bravura degli scrittori già affermati diviene lo stimolo per scegliere e curare racconti di autori esordienti in modo che i primi non brucino i secondi. Per questo motivo prestiamo grandissima attenzione alle fasi di scouting e successivamente di editing. Dopo un’attenta lettura del materiale che arriva giornalmente in redazione a Flanerí o che ci viene segnalato dai numerosi addetti ai lavori con cui collaboriamo ormai da qualche anno con 42Linee, i testi selezionati vengono affidati agli editor dello studio editoriale che si occupano della revisione a stretto contatto con gli autori. È solo in questo modo che riusciamo a garantire la convivenza tra scrittori già affermati e autori emergenti.

Illustrazione di Lucamaleonte

Qual è il futuro di una forma che è stata fino a oggi maltrattata in Italia, ma come evidenzia anche effe, dimostra di vivere un fermento e una capacità di sperimentazione che altre forme e altri settori di mercato probabilmente non garantiscono?

Realtà editoriali come la vostra (Racconti edizioni) e come effe, così come progetti online quali Cattedrale, Cadillac, Colla e The Towner dimostrano che il racconto sta riacquistando la giusta considerazione. E anche guardandosi intorno – penso al Premio Nobel 2013 a Alice Munro – l’impressione è che il ritorno del racconto sia lì lì per concretizzarsi pure nel nostro paese.

Mi sai dare qualche anticipazione sul nuovo numero? Quando uscirà?

Il nuovo numero di effe è già in lavorazione. Uscirà a dicembre e avrà come tema il concetto di limite per cui abbiamo lanciato un contest nazionale che scadrà il 21 ottobre prossimo. Gli scrittori noti che affiancheranno gli esordienti di questa settima uscita sono Paolo Cognetti e Luca Ricci. Il colore, beh, quello starà alla nostra art editor deciderlo, ma credo che il banner del contest possa essere se non un indizio, qualcosa di molto simile.