I premi letterari dovrebbero fare di più per la short story?

Questo articolo di Lincoln Michel è stato pubblicato su Electrcic literature il 19 aprile 2016 ed è stato tradotto dalla Redazione di Altri Animali.

Certe volte sento che il mondo letterario si focalizza troppo sui racconti. Veneriamo autori sconosciuti che il pubblico non legge, e il nostro laboratorio di narrativa del MFA (Master in scrittura creativa) in tremila parole va in fumo e non riusciamo neppure a insegnare ai giovani scrittori come strutturare un romanzo. Eppure in occasione dei premi letterari, le short stories rimangono sempre col cerino in mano.

La maggior parte dei premi letterari sono dedicati ai romanzi (per esempio il Man Booker) oppure tutto il blocco della narrativa viene inserito in un’unica categoria (il National Book Award, il Pulitzer Prize e il National Book Critics Circle award). Nessuno di questi ha una categoria specifica per i racconti, nonostante la forma breve sia un animale molto diverso. In teoria è una buona cosa che le raccolte di racconti competano coi romanzi nei vari premi perché li mette sullo stesso piano dandogli la stessa importanza.

Ma in realtà vincono raramente. Negli ultimi quindici anni nessuna raccolta ha vinto il Pulitzer (a parte il romanzo di racconti di Olive Kitteridge); una raccolta ha vinto il NBCC award (Visione binoculare di Edith Pearlman nel 2011), soltanto due hanno vinto un NBA (Adam Johnson con La fortuna ti sorride nel 2015, e Phil Klay con Fine missione nel 2014). Se questi premi favoriscono in modo naturale i romanzi, perché non hanno una categoria a parte per i racconti?

pearlmanvisioneb

Questo è allo stato attuale il modus operandi della maggior parte dei premi divisi per genere: i principali premi di fantascienza (Hugo e Nebula), di fantasy (World Fantasy Award), gialli (Edgars), rosa (RITA) e horror (Bram Stoker e Shirley Jackson Awards) hanno tutti una categoria dedicata alla short fiction. Tutti, escluso l’Edgars, hanno anche dei riconoscimenti per le novellas, i racconti brevi e le raccolte. Ogni anno queste organizzazioni premiano diverse short stories e raccolte nell’ambito del loro genere, cosa che perlopiù è assente nel mondo letterario.

Qualcuno potrebbe dire che non importa dal momento che nessuno legge racconti in ogni caso. Ma se avessimo dato solo premi per categorie popolari avremmo rottamato il Pulitzer alla poesia per il Pulitzer ai libri da colorare. Si assegna il premio alla poesia perché si crede sia importante promuoverla. Inoltre i racconti vengono letti. Vengono pubblicati da riviste come New Yorker e Harper’s che hanno tirature che fanno impallidire le vendite della maggior parte dei romanzi, senza contare che due tra i libri più venduti lo scorso anno sono stati raccolte di Stephen King e George R. R. Martin. Certo che i racconti non sono popolari come i romanzi ed è raro che diventino bestseller, ma vale la pena chiedersi fino a che punto ciò dipenda dal pubblico e fino a che punto invece la mancanza di una vera promozione ne danneggi le vendite. Il Booker o il Pulitzer sono davvero in grado di orientare le vendite, specie se parliamo di libri ancora non noti al grande pubblico. L’ultimo inverno di Paul Harding, prima del Pulitzer, aveva venduto poco più di mille copie, successivamente è arrivato a centinaia di migliaia.

l_ultimo_inverno

Assegnando un Pulitzer e un NBA ogni anno per la short story verosimilmente non ci sarebbe un sensazionale incremento delle vendite, ma perlomeno crescerebbero. E i premi in denaro previsti, tra i 10mila e 70mila dollari, certamente aiuterebbero gli scrittori a continuare a scrivere storie. (Il mio padrone di casa mi ricorda sempre che non posso pagare l’affitto con le copie omaggio.)

Dare molti premi per la narrativa già si inserisce perfettamente nel modo in cui la maggior parte dei premi stessi funzionano, almeno quando si tratta di non-fiction. Mentre ciascuno dà un solo premio per la narrativa, la NBCC conferisce premi di non-fiction in quattro categorie (Non-fiction generale, Biografia, Memoir, Critica) e il Pulitzer, oltre ai molti riconoscimenti in campo giornalistico, ha tre categorie di non-fiction (Storia, Biografia o Autobiografia, e Non-fiction generale). Chiaro, io sono un amante della narrativa che scrive narrativa e lavora in una rivista letteraria che pubblica racconti, ma certamente penso che la fiction copra almeno tanto terreno quanto la non-fiction. Se anche i memoir e le biografie meritano categorie separate, ho difficoltà a vedere il motivo per cui ogni forma di narrativa in ogni singolo genere dovrebbe essere accomunata in un’unica gigantesca palla amorfa.

Lorrie Moore una volta ha detto: «Un racconto è una storia d’amore, un romanzo un matrimonio. Un racconto è una fotografia; un romanzo un film». Anche se romanzi e racconti fanno parte della narrativa, sono forme molto diverse che occupano posizioni differenti nell’ecosistema letterario. È un cliché che alcuni scrittori siano naturalmente strutturati o per i racconti o per i romanzi e che molti autori famosi riescano ad affermarsi esclusivamente in una forma oppure nell’altra. I vincoli e le libertà sono diversi, e i lettori intendono le opere in modi diversi. Le categorie sono sempre porose – molti libri combinano narrativa e saggistica o poesia e narrativa – ma i racconti sono una forma abbastanza di primo piano e caratterizzanti da meritare dei premi a sé.

short-story2

Sarà sempre difficile per le short stories competere coi romanzi, perché questi ultimi sono percepiti più facilmente come qualcosa di unitario. Possono essere semplificati in modi che soddisfino la critica e consentano di dire «questo è il libro più importante sull’argomento X» (per ragioni analoghe anche i romanzi brevi hanno difficoltà a competere con i grandi volumi). Le raccolte generalmente si occupano di una gamma più ampia di argomenti, personaggi e stati d’animo. Quello che rende grande una raccolta è molto diverso da ciò che fa lo stesso con un romanzo. Non sorprende che le raccolte che vincono premi siano spesso più simili a romanzi (per esempio i racconti correlati di Olive Kitteridge o il soggetto unitario di Fine missione) o abbiano qualche altra funzione tipo essere un riconoscimento alla carriera di uno scrittore che magari ha pubblicato una nuova raccolta o una collezione di short stories selezionate più in là nella sua carriera (es. Visione binocolare).

Voglio celebrare l’eccellente Story Prize che, fondato nel 2004, prevede un premio di 20mila dollari. Ci sono poi un serie di premi in forma di antologie dell’anno (Pushcart, Best American Short Stories, O. Henry Prize Stories) che fanno un importante lavoro di promozione del racconto. Rimane il fatto che l’assenza di riconoscimenti per le short stories da parte dei principali premi letterari è esclusivamente da attribuire alla bolla del mondo letterario. Come detto, i principali premi di genere hanno diverse categorie per la short story ed è così che i lettori di genere sono più avvezzi ai racconti. Ciò è particolarmente corretto se si considera che i lettori di genere sono sempre disposti a pagare per le proprie letture, che siano contenute in riviste o in grosse antologie ristampate; al contrario il mondo letterario racconta troppo spesso agli scrittori di racconti che si devono considerare fortunati anche solo per il fatto di essere stati pubblicati. Se vogliamo che si continuino a scrivere racconti e che i lettori ne comprino, forse è giunta l’ora di seguire l’esempio della letteratura di genere.