Su Mumbai e il declino della cultura letteraria indiana

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Sunday Guardian e  tradotto dalla Redazione di Altri Animali.

Pare che l’idea di Mumbai sia quasi inseparabile dall’idea della morte delle istituzioni e dallo spettro della tradizione, aspetti di cui si fanno carico ormai solo gli scrittori più sfrontati. Gli omaggi nostalgici ai caffè iraniani sono solo la punta dell’iceberg quando si parla della nostalgia per la vecchia Mumbai. Dalla remota Delhi senza sbocchi sul mare, non posso che immaginare un’inevitabile forza gravitazionale mentre un altro oggetto amato si riduce in cenere e arriva all’oceano attraverso i condotti delle fognature. Come il prestigiatore mediocre che è destinato a tagliare in due la sua prosperosa assistente, così Mumbai recita il doppio ruolo del carnefice e della vittima con una disinvoltura che certe volte può apparire inquietante.

Su queste stesse pagine, più o meno a dicembre 2012, Sanjay Sipahimalani scrisse un pezzo commovente dal titolo In Memory of Mumbai’s Bookshops. «Mi manca leggere una brillante recensione di un libro al mattino e trovarlo già sugli scaffali alla sera. Mi manca il direttore che corre verso di me dicendo quasi senza fiato: “Devi dare un’occhiata ai racconti di questo tale che si chiama David Foster Wallace, sono proprio buoni”. Mi manca scandagliare i nuovi arrivi e scoprire che è uscito il tascabile del titolo che non potevo permettermi in copertina rigida. Mi manca anche quel delizioso senso di colpa da squattrinato di quando quel libro invece lo compravo subito, prima che uscisse la versione economica.»

La verità di queste righe ti colpisce come un pugno nello stomaco e sono momenti come questi che rendono Karma clown (Racconti edizioni per la traduzione di Gioia Guerzoni), l’ultimo libro di Altaf Tyrewala, quel piacere doloroso che è. Il primo racconto della raccolta si intitola Libri nuovi e di seconda mano ed è scritto in prima persona dal punto di vista del proprietario di una libreria indipendente alle prese con l’imminente chiusura del suo negozio. In effetti Tyrewala dedica il libro alla memoria della New and Secondhand Bookshop di Mumbai, libreria che ha chiuso i battenti nel 2011 dopo più di un secolo di attività.

Illustrazioni di Ailadi

In questo racconto, la classica voce narrante di Tyrewala è al massimo dei giri: maschio esaurito ed essenzialmente razionale, pragmatico in modo piuttosto sgarbato, amante dell’umorismo macabro. Qualcuno potrebbe dire che fin qui l’autore sta facendo quello che gli è più congeniale, ma poi la storia si fa davvero crudele, salutare e a tinte forti al punto da non fare prigionieri e ridurre in brandelli le ipocrisie di diverse tipologie di scrittori e lettori. Lo si può notare per esempio nelle pagine in cui il libraio comincia una relazione con una scrittrice di bestseller, cosa che influisce anche sulla gestione della libreria.

Anche la mia presa di posizione anti bestseller si era ribaltata quando mi innamorai di una scrittrice di bestseller. La nostra storia si era guastata dopo quattro mesi di accoppiamenti frenetici e piuttosto stressanti. Se frequentare una scribacchina come lei era così faticoso, tremavo all’incubo che poteva essere tenere il passo con una scrittrice seria.

Tyrewala insiste sul declino della cultura letteraria nell’ultimo sarcastico racconto della raccolta, Brochure di benvenuto del Festival letterario Meteore. In World Trade Centre invece l’autore torna alla struttura a cerchi concentrici come nel suo brillante romanzo d’esordio Nessun dio in vista (Feltrinelli). In un certo senso questo racconto è una dimostrazione in miniatura delle stesse buone cose del romanzo: trama snella, frasi frizzanti e quasi pungenti e quel tipo di cinismo alla Márquez in Cronache di una morte annunciata. Il tredicesimo piano e Siddharta sono racconti che porterò a lungo con me. Tutti e due si potrebbero etichettare come allucinazioni urbane. Quel tipo di storie che ti fa impazzire quando il sole picchia fortissimo e i confini della realtà si fanno porosi. Perché raggiungano il migliore dei risultati sarebbe il caso di leggerli dopo una riunione del consiglio di amministrazione, dopo aver guardato una seduta parlamentare, o ancora peggio, dopo aver provato a intrattenere una conversazione sensata col commercialista. 

Illustrazioni di Ailadi

Uno dei piaceri della letteratura è carpire l’intuizione pura di un libro senza conoscere l’autore o ciò che ne pensano critici letterari e amici. È quello che mi è capitato con Nessun dio in vista e in poco tempo mi sono ritrovato a parlarne a macchinetta tutto eccitato, prestando la mia copia a chiunque mi ascoltasse. Da quel momento in poi Tyrewala ha scritto il magistrale The Ministry of Hurt Sentiments e adesso Karma clown. Sono tre libri completamente diversi da posizionare in tre categorie differenti. Tre dannati buoni motivi per affermare che Tyrewala è lo scrittore indiano più brillante, sfacciato e accessibile che ci sia attualmente. Le sue storie esplodono con l’energia di un riff dei Led Zeppelin e io per primo non vedo l’ora di sapere cosa tirerà fuori dal cilindro col prossimo lavoro.