Le 10 regole per scrittori di Etgar Keret, maestro della short story

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Open culture ed è stato tradotto dalla Redazione di Altri Animali.

Etgar Keret è uno scrittore di successo e un regista pluripremiato con l’anima da editore di una fanzine adolescenziale autoprodotta. È un maestro del bizzarro e della forma breve che gioca secondo le proprie regole. La cosa suona come una ricetta per definire lo status di outsider ma Keret appare spesso sul New York Times, sul New Yorker, e sulla radio pubblica in This American Life.

Figlio di sopravvissuti dell’Olocausto, ha raccontato a Tikkun di aver cominciato a scrivere racconti come via d’uscita dalla sua esistenza miserabile di soldato diciannovenne e balbuziente dell’esercito israeliano. Questo potrebbe spiegare perché è così generoso coi giovani fan, consegnandogli le sue storie da interpretare in cortometraggi e animazioni. Quando Rookie, un sito per ragazze adolescenti, gli ha chiesto di rivelare dieci consigli di scrittura, ha accettato a cuor leggero. Vale la pena sottolineare che ha evitato di prescrivere la regola basica delle liste degli altri autori: l’impegno ad allenare quotidianamente la scrittura. Al San Francisco Bay Guardian ha detto:

Credo che l’espressione «routine di scrittura» suoni come un ossimoro. È un po’ come dire «avere-una-volta-nella-vita-una-visione-che-ti-fa-scoppiare-in-lacrime-di-routine».

Senza dilungarci troppo ecco le dieci regole per scrivere, accompagnate da una spolverata abbondante di alcune delle mie storie preferite di Keret.

1. Assicurati di godere della scrittura. Non sorprenderete Keret a paragonare la vita che si è scelto per professione all’apertura di una vecchia ferita. Come ha raccontato a Rookie: «Scrivere è un modo per vivere un’altra vita… devi essere grato di poter ampliare la portata della tua vita».

2. Ama i tuoi personaggi … anche se pochi potranno mai risultare così amabili come la ragazza nella affascinante animazione di Goran Dukic della storia di Keret Che cosa abbiamo in tasca?

3. Quando scrivi non devi niente a nessuno. Non far coincidere l’amore per i tuoi personaggi e il fatto di trattarli con clemenza. Vedi il racconto di Keret Fungus.

4. Comincia sempre dal mezzo. Questo forse è il consiglio più convenzionale di Keret, anche se la sua scrittura dimostra che lui è qualsiasi cosa tranne che convenzionale quando si tratta di individuare questo mezzo. La sua novella Kneller’s Happy Campers (su cui è basato il film Wristcutters: A Love Story, con Tom Waits) riesce a cominciare dall’inizio, dal mezzo e dalla fine.

5. Cerca di non sapere come finisce. Verso la fine, sii pronto a tirar fuori da te stesso una realtà diversa, come il narratore del racconto Mystique di Keret (qui sotto letto da Willem Dafoe).

6. Non usare qualcosa solo perché è così che si fa sempre. Qui Keret si riferisce a quanto ha definito «santuario della forma», in un’intervista col suo grande ammiratore e giornalista televisivo Ira Glass. In effetti i suoi contenuti sono proprio senza restrizioni di sorta. Se la tua scrittura comincia essere stracolma di elementi reali, prova a inserire un pesce magico super sciolto come in What, of This Goldfish, Would You Wish.

7. Scrivi come te stesso. Lascia ai critici l’impaccio dei paragoni con Franz Kafka, Kurt Vonnegut e Woody Allen, Lydia Davis, Amos Oz, Donald Barthelme…

8. Assicurati di essere solo soletto nella stanza quando scrivi. Mmh… Etgar, dovrei mollare il mio coffice?

9. Lasciati incoraggiare da chi apprezza quello che scrivi. Fai una pernacchia ai detrattori, agli amici serpenti, agli editor feroci, e alle recensioni deliberatamente odiose.

10. Ascolta quello che ognuno ha da dire, ma non ascoltare nessuno (a parte me).