Tra le vie di Rapallo risuona ancora la voce di Anna Maria Ortese

Alessandro Melia

La prima volta che sono stato a Rapallo, sulla costa ligure, dove Anna Maria Ortese trascorse gli ultimi vent’anni di vita, rimasi deluso. Mi ero convinto che girando per il paese avrei trovato targhe, giardini, librerie, dedicate alla memoria di una delle grandi scrittrici del Novecento italiano. Invece scoprii che (quasi) nessuno sembrava conoscerla. Anche Luciano Bianciardi visse per un certo periodo a Rapallo, nella zona di Sant’Anna, ma l’autore de La vita agra ha sempre occupato una posizione di rilievo nella categoria dei dimenticati illustri.

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L’ultima abitazione della Ortese si trova in corso Goffredo Mameli 170, non lontano dai caruggi del centro. Partendo da piazza Giovanni Battista Pastene, di fronte all’antico castello di Rapallo, è una passeggiata di quindici minuti. Arrivato sul posto mi trovai di fronte a un’anonima palazzina di cinque piani; neanche un tradizionale trompe l’oeil a ingentilire la facciata. Aprii il cancelletto verde, raggiunsi i citofoni, e notai che il cognome Ortese era appena leggibile accanto al pulsante numero 17. Guardandomi intorno (traffico, viavai di persone, un grande supermercato) pensai che doveva essere stato un inferno abitare lì. Successivamente scoprii che era stata lei stessa a raccontarlo in un libricino intitolato Corpo celeste, pubblicato da Adelphi. Mentre la prima casa di Rapallo, situata in collina, era un’abitazione «battuta da tutti i venti, spesso venti terribili, entro un paesaggio dove non scorgevi un segno di vita umana», nella casa in centro «ecco di nuovo i distruttivi clamori: le macchine in una corrente eterna, la baldoria e gravezza estiva, i buffoni, i malati, la nebbia, le bande notturne, l’alto lamento delle sirene e, di domenica e di primavera, tutto il giorno, le bande musicali. Non si parla dei festeggiamenti estivi: le alte sparatorie, per non dire bombardamenti, che per ore fanno tremare le case, da maggio per vari periodi dell’estate, e uccidono, credo, molti uccelli».

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A distanza di tre anni sono tornato a Rapallo. Con piacere ho scoperto che l’amministrazione comunale è intervenuta per colmare quella dimenticanza. Adesso sul muro esterno del palazzo è visibile una grande targa in cui si legge: «La libertà è un respiro», frase tratta proprio da Corpo Celeste. Con buona pace dei condomini che, a leggere le cronache locali, non hanno voluto fosse affissa sulla facciata (è infatti sostenuta da due pali di ferro), lamentando che la scrittrice non ha mai nascosto il disagio di vivere in quel posto. Ma Anna Maria Ortese aveva un carattere duro, deciso, diceva sempre quello che pensava e odiava l’ipocrisia. In Corpo Celeste ha scritto: «Nel nostro Paese mancano il silenzio, l’ombra. Mancano memoria e pietà. La gente non ha nozione del tempo, non sa nulla del suo svanire, non stabilisce confronti con nulla. Non ha pietà di nulla. Vivere! Ma questo vivere senza più memoria, né storia, né coscienza di colpa che non sia la mera colpa politica, non consente mai crescita». Ortese amava la natura come la amava Leopardi. Ammirava i colori dei fiori, i benefici delle piante, le infinite forme e vite animali. «Tutto il mondo respira, non solo l’uomo. Respirano le piante, gli animali. Le stagioni, il giorno, la notte sono un respiro. Questo respiro è universale, è il rollio inavvertibile e misterioso della vita».

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Partendo da questo assunto denunciava il comportamento dell’Uomo che, distruggendo quello che ha trovato sulla Terra, è portatore di dolori e sofferenze atroci. «Per l’Uomo la sola cosa indistruttibile è la propria libertà di infrangere tutte le leggi che ha trovato e la cui umiltà e grandezza gli hanno consentito di divenire così forte» si legge in Le Piccole persone, ideale continuazione di Corpo Celeste.

Il 9 marzo 2018 saranno vent’anni dalla sua scomparsa. Non ho idea se il Comune di Rapallo stia preparando delle celebrazioni, ma avanzo una proposta. Lo storico dell’arte, collezionista e coordinatore scientifico del Master in Economia della Business School del Sole 24 Ore, Giuseppe Garrera, conserva decine di fotografie inedite della Ortese in compagnia di Ungaretti, Gadda, Bontempelli e altri grandi scrittori del Novecento. Un modo per renderle omaggio potrebbe essere quello di esporre questi scatti, mai visti prima, organizzando una mostra, magari nell’antico castello che quest’estate ha fatto registrare un notevole afflusso di presenze. Potrebbe essere l’occasione giusta per far riscoprire ai residenti e ai tanti turisti che affollano la riviera ligure una delle voci più intense e profonde della letteratura italiana.