Come nasce «YAWP: giornale di letterature e filosofie»


L’esperienza letteraria di YAWP nasce nel 2010 a Philadelphia in seguito all’approvazione della sovvenzione statale da parte dell’Istituto Anglo-americano di Umanistica, nell’ambito di un progetto di diffusione della cultura letteraria americana in Italia.

Da allora continua orgogliosamente la propria opera di diffusione e pubblicazione, vantando numerosi risultati raggiunti nel corso degli anni, tra cui il Burroughs Award nella categoria giovani e una menzione d’onore del vice presidente della commissione cultura al Senato degli Stati Uniti d’America Susan Collins.

Come dei barbari maleducati, abbiamo poi deciso di prendere d’assalto il mondo dei cocktails party letterari: le nostre collaborazioni sono così aumentate, i nostri lettori diminuiti. Sappiamo di non essere per nulla simpatici, ma il mondo del marketing è complesso: le mura fatte di pietra sono già crollate.

Il vicinato a questo punto non poteva più ignorarci: dopo una breve riunione ha deciso allora di essere il nostro agente letterario. Grazie a loro, siamo riusciti a pubblicare una prima raccolta di poesie: L’urlo barbarico (Le Mezzelane, 2017). 

Per contattarci o proporci i vostri testi, inviateci una e-mail a yawp@outlook.it corredata anche da una breve presentazione. Accettiamo testi editi solo in alcune condizioni speciali: generalmente, preferiamo la novità. Come oggetto della e-mail ricordatevi di inserire il titolo del vostro elaborato e la sezione alla quale vorreste partecipare:

YAWP (racconti & poesie);

Ri-scritture (traduzione e nota critica intorno alla poesia minore straniera) 
Critica letteraria;

Simposio (cioè articoli culturali… o insomma, voci fuori dal coro);


Interviste & recensioni;

Galleria (o arti figurative: foto, dipinti, etc.).

Copertina_L'urlo Barbarico

Che cos’è L’urlo barbarico? 

Quella che (presto) terrete tra le mani, è la storia di un fallimento: vale a dire che l’obiettivo dell’opera si esaurisce nello stesso tentativo di esistere. Credo anzi, che questa sia la condizione comune per ognuno di noi: se potessimo ricordare cosa provavamo quando eravamo meno che feti, la sensazione principale sarebbe quella del fallimento. La triste storia dell’io ci aspetta, da qualche parte e con essa, il desiderio di affermazione contro l’altro: un nemico mortale.

L’urlo barbarico è un’antologia poetica, ma sarebbe meglio definirla come una raccolta di raccolte: otto autori tutti provenienti (o scoperti) da YAWP, otto collezioni, una strada uguale mano nella mano. E non a caso parliamo di una strada e di un urlo – siamo stati costretti a rivolgerci all’America, a una particolare forma di eredità culturale. Sentivamo che bisognasse tornare indietro dall’ultima grande avanguardia del continente, così indietro fino a ricongiungerci con la poesia degli albori: «Io urlo il mio barbarico YAWP / che risuona sopra i tetti del mondo» disse molti, molti anni prima Walt Whitman. 

E tuttavia, o forse proprio per questo sentore di universalità, abbiamo cercato di spersonalizzarci, di liberarci dall’idea malsana della figura dell’autore. La prima raccolta si apre con un nome, Iuri Lombardi, poeta fiorentino di una generazione precedente la nostra che ci lascia una staffetta importante – tocca a voi, pareva dirci. Ecco quindi una carrellata di falsi-nomi che nascondono l’identità di ciascuno di noi: pseudonimi, uno dopo l’altro. Ma alla fine, quando a tutti sembrava di avercela fatta (e con noi, il lettore), l’ultima raccolta si apre di nuovo con un nome reale: Alfonso Canale.

Ci eravamo illusi, avevamo sbagliato tutto: tornavamo a esistere. Ma forse, era giusto così – ogni costruzione necessita prima di una pars detruens: avevamo la sciocca idea di essere come i barbari che mettevano fine all’impero romano.

Dove siamo? Sito web, Instagram, 

e-mail redazionale.