«I lombrichi filosofi» di Cosimo Monari

Cosimo Monari

Sarà capitato a tutti di paciugare con la terra – in un orto, in un prato, in un campo, in un giardino, al parco, o in qualsiasi altra occasione, magari dopo che aveva piovuto – e ritrovarsi tra le mani un lombrico. I lombrichi sono esseri estremamente teatrali: vanno in giro nudi, spesso mentre piove (perché credono che la pioggia metta in risalto i loro pettorali inesistenti), e indulgono volentieri in atteggiamenti vittimistici, dimenandosi e attorcigliandosi con fare struggente e con uno sguardo che vorrebbe essere penoso (ma, non avendo occhi, gli è assai difficile riuscirci). In realtà di lombrichi ne puoi trovare in qualunque occasione: alle feste, nei ristoranti, a passeggio per il centro, al parco, e in qualunque altro posto venga in mente. Per riconoscerli basterà guardarvi attorno: non appena vedete qualcuno che fa finta di tenersi nell’angolo più buio con aria mesta e afflitta, mentre sta solo aspettando che un malcapitato gli si avvicini abbastanza da permettergli di attorcigliarsi a lui e denudarsi, ecco, allora saprete di essere in presenza di un lombrico.

La loro predilezione a denudarsi può essere intesa sia in senso letterale che in senso metaforico: si sbottonano facilmente con chiunque e amano parlare dei propri sentimenti, generalmente per frasi fatte. Caratteristica fondamentale dei lombrichi è la perpetua e incrollabile immaturità intellettiva; per quel che riguarda la ricerca di significati, le domande sull’esistenza, la comprensione mentale del mondo che li circonda, i lombrichi sono fermi alla prima adolescenza. Questo è dovuto alla loro bassissima ricezione di stimoli (non hanno occhi, o mani, o orecchie, o sinapsi complesse) la quale, non potendo far loro percepire altri elementi, li porta a convincersi di essere gli animali più sensibili e profondi del creato. Il fatto che spesso si rintanino sotto terra è da considerarsi come una loro errata interpretazione del concetto di profondità. La morfologia del loro corpo è curiosa: esso, infatti, si presenta come un grosso tubo molliccio costituito quasi esclusivamente dall’apparato digerente. Questo fatto, unito alle poche sinapsi di cui si diceva sopra, viene ritenuto il motivo per il quale i lombrichi prendono qualunque cosa di pancia, senza riuscire a mantenere un minimo di distanza emotiva e/o analitica dalle cose; ogni fatto della loro vita viene così vissuto come accanimento del mondo contro la loro persona o come segno di provvidenza divina. Oltre alle altre sopraelencate qualità, i lombrichi sono ottimi per rendere fertile la terra. Un po’ come la merda.

Quando i lombrichi arrivarono sui social network, trovarono un terreno già molto fertile (la ragione è da ricercarsi nella fine del precedente paragrafo), soprattutto per la loro sbandierata sensibilità e il loro spirito adolescenziale. Tra le altre cose, furono molto incuriositi dalla cultura di massa del web; semplice, immediata, alla portata di tutti, li illudeva che la loro intelligenza si distinguesse da quella di tutti gli altri. Furono attratti soprattutto da frasi strappamutande sul senso della vita, cariche di speranza e ottimismo, come La vita è speranza, amore e cioccolato. (frase generata automaticamente infilando a caso le parole più usate dai lombrichi), o anche Se guardi il mondo con un sorriso, anche lui ti sorriderà!, Ho imparato che l’amore è bello e altre simili testimonianze di saggezza e profondità. D’altra parte, nei momenti bui, i lombrichi sentivano il bisogno di condividere compulsivamente massime su quanto il mondo fosse ingiusto, su quanto gli altri non li capissero e su quanto fosse inutile che il mondo fosse ingiusto e gli altri non li capissero. Così potevi vedere nel loro profilo Facebook una frase come Il mondo è ingiusto e gli altri non ti possono capire. Fidati solo del tuo cuore! – (queste ultime parole, insieme a fiore, sole, muore e poche altre) erano il loro cavallo di battaglia quando si trattava di esprimere sentimenti troppo alti attraverso una rima –, condivisa cinquecentoquaranta-quattromiladuecentoventidue volte in due minuti (la cifra riportata è una media approssimativa). Inutile dire che era una prova disumana per tutti gli utenti che dovevano subirla. Gli unici che riuscirono a sopportarli – almeno per un breve periodo – furono i ricci graficratici. Questo perché entrambe le specie avevano fatto della contemplazione del proprio ombelico la loro ragione di vita; ma, se i ricci lo facevano per scelta, i lombrichi ne erano obbligati, non potendo, coi mezzi a loro disposizione, contemplare altro. E, inoltre, erano entrambi esageratamente pigri.

Ormai drogati di quella saggezza da ottantenne al bar sport nel dopopartita, da frasi finto-filosofiche-orientaleggianti, ad aforismi inneggianti alla bellezza della vita (inspiegabilmente attribuiti a Kafka o a Schopenhauer), molti lombrichi si sentirono in diritto, ma soprattutto in dovere (non si è ancora capito bene verso chi), di elaborare a loro volta delle frasi pregnanti e profonde come quelle che condividevano di continuo. Elessero Facebook e Tumblr come piattaforme ideali. Si improvvisarono grafici usando maldestramente Photoshop per dare degli sfondi poetici (o supposti tali) alle loro frasi, e cominciarono a produrre senza freni. Fu così che nacquero i lombrichi filosofi.

Rielaborarono con arguzia tutte quelle massime di cui si erano innamorati, sintetizzandole e arrivando a soluzioni sempre più originali. Così, partendo da una frase come La vita è speranza, amore e cioccolato, arrivavano a massime come La vita è speranza, cioccolato e amore oppure La vita è cioccolato, amore e speranza o anche Il cioccolato è amore, speranza e vita. Quando sembrò che avessero finito le possibilità, i più saggi arrivarono a un nuovo livello di profondità, con frasi come Il cioccolato è cioccolato, cioccolato e cioccolato, per poi giungere a vette di raffinatezza come Il cioccolato è cioccolato, cioccolato o cioccolato.

Dalle diverse linee di pensiero nacquero molte incomprensioni. Quando qualcuno provò a pubblicare la frase Il cioccolato è cioccolato, cioccolato e cioccolato spacciando la mancanza del punto alla fine della frase come variante che stava a significare l’incompletezza della vita, volarono accuse di plagio, si minacciarono cause, qualcuno chiuse i propri profili Facebook e Tumblr come segno d’indignazione. Gli scontri si spostarono presto al di fuori dei social. Per protesta, alcuni giornalisti aggiunsero punti dopo ogni parola dei loro articoli; per ripicca l’Accademia della Crusca dichiarò illegale il punto e lo fece togliere da tutte le tastiere; sconvolti, i fanatici dei tre puntini di sospensione indissero una sospensione della virgola, un noto gattino delle suonerie disoccupato e ormai dedito solo ad alcolismo e tossicodipendenza si suicidò, gli animalisti bloccarono i treni e, infine tutto il personale dei trasporti pubblici decise per protesta di rispettare gli orari di lavoro…

Nel frattempo, sul web la fortuna dei lombrichi filosofi cresceva. La loro visione semplificata del mondo attraeva le copiosa specie di internet con una scarsa intelligenza. Di tanto in tanto, però, nelle discussioni veniva fuori inevitabilmente la loro ignoranza. Così, sotto una frase attribuita a Gandhi, riveduta, corretta e condivisa da un lombrico filosofo, a un commento di un utente che chiedeva se quella frase non fosse appunto di Gandhi, la risposta del lombrico fu «Non lo so. Io i Gandhi non li ascolto. Solo Blasco e Liga 4ever! <3 <3 <3» (seguono commenti indignati di tifosi di Liga e Blasco che come si permette certa gente di metterli sullo stesso livello). Non era raro inoltre, vederli esprimersi in ponderate sentenze che scivolavano in gaffe riguardo a temi sensibili, come razzismo, omosessualità, politica. Non capisco queste cattiverie contro froci e negri. Sono diversi? Sono contro natura? Chi se ne importa! L’importante è che ci amiamo| <3 <3, Se i governi dessero soldi a tutti, saremmo tutti più felici e non ci sarebbero più poveri. La guerra è brutta. Non odiatevi! (questo ultimo messaggio è stato doverosamente incluso non perché contenente gaffe, ma perché impregnato della massima profondità di cui i lombrichi filosofi erano capaci).

Passò un po’ di tempo, e la maggior parte del web ne ebbe le palle piene dei lombrichi filosofi. Non era tanto un fastidio per la pretesa filosoficità delle frasi, per la loro teatrale nudità o per il loro vittimismo. Per carità, dopo un post affetto da fabiovolismo che recitava L’amore è bello e cioccolatoso (variante della massima sopracitata) attribuito di volta in volta a: Freud, Napoleone, Giulio Cesare, Kafka, Nietzsche, Leopardi, Hitler, Kim Jong-un, gli utenti del web erano abituati a tutto. Il problema era un altro, e di ordine più pratico. Ormai tutti i lombrichi (e tutta la merda) erano migrati su internet, lasciando i campi aridi e la terra poco fertile. Inoltre molti pescatori della domenica si erano da tempo ritrovati senza esche, e nei loro ritrovi serpeggiava un forte malumore. Fu in un bel giorno di primavera che un riccio graficratico escogitò un piano per liberarsi dei lombrichi per sempre (malelingue affermano che la causa dell’astio fosse una D eufonica usata a sproposito, ma le trame della Storia sono spesso oscure). Con astuzia, dopo aver studiato le tecniche dei lombrichi per mesi, il riccio creò un post su Tumblr e Facebook che recitava: «Solo chi ha un grande cuore può cogliere la profondità e la poesia di farsi un selfie nei campi o sui moli – Sauron di Mordor». La scritta in oro glitterato, su un fondale di campi photoshoppati al tramonto, con le onde dell’oceano che lambivano le fattorie.

Leggendo la frase, ogni lombrico pensò: Io non ho forse un grande cuore? Non sono forse la persona più profonda che ho mai visto? (il fatto che i lombrichi non abbiano occhi e che tendano ad assimilare qualunque parte anatomica con il lungo tubo digerente di cui sono costituiti, rese prevedibile la risposta a queste domande). Tutti i lombrichi decisero quindi di fare una passeggiata sui moli o nei campi per dimostrare la propria indiscutibile profondità. Nessun lombrico sapeva chi fosse Sauron di Mordor ma, avendolo sentito nominare spesso, capirono che doveva essere uno dei massimi filosofi mondiali.

Lì, trovarono pronti contadini e pescatori, che li presero e li riportarono ai posti che la natura aveva assegnato loro. A parte forse per quelli che si erano ritrovati a fare da esche, tutto si concluse per il meglio.

Dispiacque un po’ per il gattino Virgola. Ma neanche poi tanto.