Cosa leggi questa estate? I consigli dall’universo «Altri Animali» 2018

Redazione

L’estate più politica di sempre in cui riecheggiano con inaspettata saggezza e sempreverde esigenza – e insieme paura – frasi come «Andate al mare», il mondo editoriale diviso fiero indignato ritrovato disimpegnato e guerrigliero si raduna sotto il grande ombrellone animalesco con la sua bella copia di Rolling Stone. Bisogna dire le cose come stanno: nessuno legge un libro da almeno tre anni. Lucia Borgonzoni ha colto nel segno. «Leggo poco, studio sempre cose per lavoro» o in versione Oviesse per i dannati dell’editoria: Lavoro poco, leggo sempre. Quindi dato che bisogna recuperare ecco una mareggiata di consigli di lettura, con un grazie personale dal logopedista di Di Maio e la certezza di un tweet salviniano contro queste liste stilate negli attici di New York da gente col Rolex. In alternativa a codesto listao meravigliao do cambiamiento si può anche vedere la replica dell’ultima assemblea del Pd che conta tante correnti quanti libri in questo pezzo enciclopedico. Insomma la mezzadria editoriale felice e puttana spara le ultime cartucce che alla prova costume di flat c’era solo la tax e tanto poi a settembre arriva il reddito di cittadinanza e si va una vita in vacanza.

  • Federica Antonacci


    8710-3Da quando ho iniziato a leggere Annie Ernaux, mi sono avvicinata alla non fiction narrativa, a quel modo di raccontare le storie personali e collettive che trovo mi aiuti a capire meglio cose mie e cose che mi circondano.

    Sto leggendo in questi giorni L’estate del ’78 di Roberto Alajmo (Sellerio editore). Ancora la storia di una madre e di una famiglia, la storia di un’estate. Alajmo nel ’78 ha diciott’anni e sta studiando per l’esame di maturità. In un raro momento di pausa percorre il vialetto che conduce da casa alla gelateria poco distante, e la vede, sua madre, seduta sul marciapiede, la mano a coprirsi il volto dal sole, quasi intimidita dall’affetto, dalla distanza, da quel figlio che esplode di energia e prospettive. Si scambiano poche parole, ma è una immagine potente quella da cui prende il via questo racconto di una separazione, di una distanza, della fine di un matrimonio e di una donna che non trova più un senso nei giorni che vive, e che si toglierà la vita tre mesi dopo quel giorno. «Cosa abbia fatto lei, nei tre mesi successivi, ancora oggi non lo so. È oggetto della presente indagine», scrive Alajmo. E ho pensato che è bellissima, la parola indagine, quando il campo di azione è niente altro che l’umano, la fragilità, le pieghe accartocciate dell’anima.

  • Giorgia Antonelli


    9788807880933_0_0_774_75Che riesca a leggerli tutti o no, per me partire per le vacanze senza portarmi dietro almeno una ventina di titoli (kindle escluso) è un po’ morire, così metterò nella valigia delle letture estive: l’opera omnia di Morante, Ginzburg e Stein, che sto studiando, Sotto il vulcano di Malcom Lowry nella nuova traduzione di Rossari, I Giardini di Kensington di Rodrigo Fresán, Autunno di Ali Smith, L’alfabeto di fuoco di Ben Marcus, Fantasie di stupro di Margaret Atwood, Il grido di Luciano Funetta, Voragine di Andrea Esposito, Sei stato felice, Giovanni di Giovanni Arpino, Una frase, un rigo appena di Puig, Il corsivo è mio di Nina Berberova e ci poserei anche Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo. 

    Forse pagherò l’eccedenza bagaglio: che faccio, lascio?

  • Martino Baldi


    41FzIfk7CIL._SX344_BO1,204,203,200_Parto tra due giorni per una settimana di montagna e mi porto dietro due romanzi d’esordio a cui mi sento legato. Uno è Guasti di Giorgia Tribuiani che è arrivata alla pubblicazione (Voland, 2018) proprio grazie agli incontri di scouting che ho organizzato a Pistoia in occasione del festival L’anno che verrà. Il secondo è La tua presenza è come una città (Corrimano, 2015), della georgiana – ma scrive in italiano – Ruska Jorjoliani, che con un progetto molto bello ha vinto il contest che abbiamo bandito con la rivista The FLR – The Florentine Literary Review per una residenza di scrittura a San Gimignano. Scommetto su entrambe ad occhi chiusi!

  • Maurizio Bartocci


    1363828_2411141La mia estate, che non vedrà ombrelloni né spiagge, la trascorro a Ulan Bator sotto lo sguardo vigile e perplesso delle statue di Marco Polo e Gengis Khan. Le mie letture sono inevitabilmente di lavoro, ma anche di grande piacere: La cittadella di Cronin, Ten North Frederick di John O’Hara, e La mia Australia (My Place) di Sally Morgan al quale sono particolarmente legato. Tradotto da me venti anni fa e pubblicato da Theoria prima e da Bompiani poi, appare in Australia alle soglie del Bicentenario dell’arrivo della Prima Flotta britannica a Botany Bay; è un’autobiografia collettiva che narra di Sally alla ricerca della propria identità a partire dai suoi quindici anni, quando scopre di essere aborigena e non indiana come le avevano fatto credere i parenti. Scrivendo la storia di sé e della propria famiglia, Morgan costringe l’Australia e il mondo a dare ascolto a una voce che si leva dai margini: margini non soltanto geografici, ma anche di etnia, di classe e di genere. Ricostruisce il passato negato della propria comunità e ne ristabilisce le linee portanti in un percorso narrativo ricco di momenti di svolta e colpi di scena. Un testo appassionante e commovente che tutti tutti tutti dovrebbero leggere.

  • Silvia Bellucci


    bosforo-copertina-adminQuando avevo una decina di anni, sotto casa mia a Porto Azzurro, aprì una libreria. Come gran parte delle attività dell’Isola era aperta da marzo a ottobre. Quello che ricordo oggi è soprattutto la calma con cui i lettori sceglievano cosa portarsi in spiaggia. Di libri accatastati in attesa di lettura ne ho un fottio, li accumulo nella libreria, in camera, in cucina e pure in bagno, ma forse è per questo ricordo che lego le letture estive all’andare in libreria e ai consigli dei librai. Ad agosto in valigia ci sarà L’hai detto tu di Connie Palmen (Iperborea), consigliatomi dalle libraie Chiara e Sara della Libreria Roma di Pontedera;  La casa sul Bosforo di Pinar Selek (Fandango) consigliatomi da Salvatore della Ubik di Foggia; Buongiorno mezzanotte, torno a casa di Lisa Ginzburg (ItaloSvevo) consigliatomi dalle sorelle Sciacca della libreria Il Vicolo Stretto di Catania; L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel (Atlantide) consigliatomi da Cristina della Libreria Il Mio Libro di Milano (va detto che mi era stato caldeggiato anche da Rosy, grandissima risorsa della libreria Il Vicolo Stretto di Catania); Le dodici vite di Samuel Hawley di Hannah Tinti (Nutrimenti) consigliatomi da Gaia Fabbri della libreria LIBeRI TUTTI di La Spezia. In più ci saranno cose che nell’ultimo giro in libreria e fumetteria mi sono rimaste incollate alle mani: Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso (Feltrinelli Comics), La crepa di Carlos Spottorno e Guillermo Abril (Add) e La ballata del vecchio marinaio di Coleridge (La Vita Felice). 

  • Angelo Biasella


    Funetta-il-grido-ridottoPer i pochi giorni che riuscirò a concedermi, ho già approntato una succosa prima edizione de Il grido di Luciano Funetta. Il romanzo, uscito per Chiarelettere nella collana curata da Michele Vaccari, mi stuzzica non poco per via del suo predecessore: quel Dalle rovine che tra 2015 e 2016 ha imperversato sulle bacheche di tutti i lettori indie e fatto sfaceli anche a livello di stampa nazionale.

    Ricordo che lo lessi in due notti come fossi in trance. Pagina dopo pagina si componeva il mosaico allucinato di un autore già maturo al suo esordio, e mi sfregavo le mani all’idea che una storia di serpenti e pornazzi fosse arrivata a diventare imprescindibile nel panorama letterario del nostro vetusto Paese. Le aspettative sono alte ma sono sicuro che non mi deluderà.

  • Giorgio Biferali


    iacopo-barisonIo non lo so mica se esistono davvero i libri da ombrellone, dei libri che si possono leggere solamente quando arriva l’estate. Io, quest’anno, consiglierei Le stelle cadranno tutte insieme di Iacopo Barison, pubblicato da Fandango, non solo perché è scritto bene, ma anche perché mi ha fatto pensare a Donnie Darko, perché parla di me, di te, di noi, di tutti, di com’è difficile conservare il tempo che passa per farlo diventare ricordo, e poi gioca con le nostre debolezze senza essere mai spietato. Poi andrei sui saggi narrativi di Franzen, Più lontano ancora (Einaudi), dove si parla d’amore, di autobiografie, di isole, di David Foster Wallace. E infine un romanzo che non ho ancora letto, pubblicato da Adelphi, La storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer, perché comincia così:

    «Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo».

  • Gianluigi Bodi


    9788845212178-itQuest’anno, per non dovermi ridurre all’ultimo momento ad esclamare «Ommioddio non ho nulla da leggere!» sono corso ai ripari. Ho stilato una lista di una decina di titoli che puntualmente disattenderò perché non riesco a leggere quando fa troppo caldo. Però, tra tutti i libri che ho scelto e che leggerei se il tempo e lo spazio non fossero un problema, ce n’è uno che mi chiama da anni. Credo sia giunto il momento di rispondergli. Si tratta di L’ombra dello scorpione di Stephen King. Dopo aver riletto la scorsa estate It mi sono imposto di leggere almeno un libro all’anno del maestro indiscusso della letteratura americana contemporanea. Di questo passo avrò materiale da leggere per tutte le mie prossime vacanze estive e, a naso, me ne avanzerà pure un bel po’. Se ne esco vivo poi mi finisco con Pastorale americana di Philip Roth. Perché è giusto soccombere con stile.

  • Andrea Cafarella


    9788883733314_0_0_0_75D’estate – o meglio: le due preziose settimane di ferie che chiamiamo estate – porto sempre con me più libri del dovuto, per essere libero di scegliere. Quest’anno porterò con me, da una parte: La caduta del cielo (nottetempo), un grosso volume che contiene vita e pensiero di Davi Kopenawa, uno degli ultimi grandi sciamani della zona amazzonica.

    Dall’altra: L’ambra del baltico (Feltrinelli) di Boris Biancheri. A questi vorrei accompagnare le Poesie mistiche (SE) di Rumi, da leggere molto lentamente, e qualche libro di pura narrativa: Lascia fare a me (Nuova Frontiera), Un bicchiere di rabbia (Sur edizioni) e La festa nera (Chiarelettere) e qualsiasi altra cosa mi venga in mente di infilare in valigia all’ultimo minuto.

  • Edoardo Caizzi


    93b16d2b-e7fe-45a0-9ab9-8df8e159f741_largeTempo di trasferire finalmente il comodino sotto l’ombrellone, mai così pieno da tanto tempo. Sarà un’estate all’insegna degli autori italiani, in particolare di quelli che indagano i territori infiniti della storia usando gli strumenti della letteratura: Gioacchino Criaco con La maligredi (Feltrinelli), il sogno infranto di un ‘68 calabrese; Davide Orecchio con i suoi rivoluzionari russi distopici e fantasiosi nella raccolta Mio padre, la rivoluzione (Minimum fax); Giorgio Falco che racconta la biografia della nazione attraverso la lente del lavoro e lancia la sua Ipotesi di una sconfitta (Einaudi). Imperdibile infine il postumo e incompiuto Dopodomani non ci sarà (Chiarelettere), del mai troppo rimpianto Luca Rastello.

  • Simone Caltabellota


    8ebed89e-b120-48f1-b1fe-31b522c9bc72Valentino Zeichen, Diario (Fazi)

    «Non basta mai il tempo per non far niente.» Pagine di riflessione e memoria e versi (quasi) giornalieri nel diario postumo, ma vivissimo e splendente di intelligenza, umanità, lirismo e arguzia del poeta italiano più grande e libero di questi ultimi decenni. Uno dei libri più belli dell’anno. 

    Wolfram Eilenberger, Il tempo degli stregoni (Feltrinelli). Più che un saggio di storia delle idee, un’avventura intellettuale coinvolgente e davvero ben scritta che intreccia la vita e le idee di alcuni dei maggiori pensatori degli anni Venti: Heidegger, Cassirer, Benjamin e Wittgenstein. Sorprendente.

  • Francesca Ceci


    9014-3Questa estate mi piacerebbe fare un doppio viaggio nella stessa direzione, poi fermarmi ad un bivio a scegliere se continuare nel presente o inabissarmi nel passato. Andrei verso il Cile a spiare dalle finestre di una casa in cui l’angoscia per una sparizione non impedisce di raccontare ad una bambina vite di alberi parlanti e di piccoli bonsai (Storie di alberi e bonsai di Alejandro Zambra – Sellerio). Subito dopo virerei verso il Messico degli anni ’20 e ’30 per vedere Frida che dipinge con orgoglio e sofferenza, incontrare la voce di Chavela Vargas, assistere agli scatti di Tina Modotti e ascoltare la storia vera e triste di Nahui Olin (Mujeres di Pino Cacucci e Stefano Delli Veneri – Feltrinelli comics).

  • Federico Cenci


    37345066_2106693339604265_2674511461325209600_nTre libri per le mie letture estive di svago, di più sarebbe un pio desiderio. Il primo in due volumi: Mondi senza Fine (Mondadori, 2018) raccolta di racconti di fantascienza su Urania Millemondi nn. 80 e 81. Sono la traduzione dello Year’s Best SF per l’anno 2017: lettura di svago sì, ma mi piace anche tenermi aggiornato sul genere. Poi Uomini e Cani di Omar Di Monopoli (Adelphi 2018), perché Nella perfida terra di Dio (Adelphi 2017) è stata la mia novità preferita del 2017, quindi sono molto curioso. Infine La madre di Eva di Silvia Ferreri (Neo, 2017), perché lo Strega qualcosa di buono lo promuove ogni anno (e da queste parti si sa bene).

  • Carlotta Colarieti


     

    9788832960129_0_0_0_75Tutto quello che è un uomo (Edizioni Adelphi, 2017) di David Szalay è in cima alla lista, seguito dal chiacchierato Against everything Pantheon books, 2017), l’essay sulla cultura moderna di Mark Greif – uno dei fondatori della rivista culturale n+1.

    Per la volontà sotterranea di riuscire a colmare lacune imbarazzanti vorrei leggere Gli ultimi giorni di Pompeo di Andrea Pazienza (Fandango Libri) e proseguire con La mia cosa preferita sono i mostri di Emil Ferris. (BAO Publishing).

    Tra le nuove uscite la mia attenzione è puntata sull’Italia distopica e futuribile di La festa nera di Violetta Bellocchio (Chiarelettere, 2018) e la Dublino degli anni ’80 di Montpelier Parade di Karl Geary (Playground 2018). Infine sicuramente leggerò Visto si stampi di Gabriele Sabatini (Italo Svevo, 2018).

  • Alberto Cristofori


    41yz4cauufLSì, ma in un paese dove si pubblicano centinaia di titoli al giorno (al giorno, dico), chi può permettersi di consigliare uno, cinque, dieci libri da leggere durante l’estate, senza cadere nell’arbitrio più ridicolo?

    A mio rischio e pericolo, dirò dunque i libri che io ho intenzione di leggere (o rileggere, in un caso) nei prossimi due o tre mesi – non uno dopo l’altro, ma contemporaneamente, a due a due, a tre a tre, come ho sempre fatto:

    • un libro di poesia: Tutte le poesie di Giovanni Raboni (naturalmente questa è la rilettura)
    • un fumetto: il Texone 2018 di Boselli e Majo (e smettetela con quei nasi arricciati!!)
    • un classico: Viaggio intorno alla mia camera di Xavier de Maistre (sono stufo di far finta di averlo letto)
    • un saggio di attualità politica: Antropologia culturale del compianto Ugo Fabietti (“attualità politica?” chi vuole capire…)
    • una raccolta di racconti: La donna che scriveva racconti di Lucia Berlin (ce li ho lì da un po’, ne ho assaggiato qualcuno, adesso mi ci tuffo e voglio proprio capire come fa a essere tanto brava!)
    • un libro per ragazzi: Penny Berry e l’albero d’oro di Shgangri-La di Lluìs Prats (è una lettura di lavoro, perché dovrò tradurlo dopo l’estate, ma è anche un grande divertimento).
    • un romanzo: anzi due, tre, tutti quelli che trovo, di Annie Ernaux, perché di una che ha scritto Gli anni bisogna conoscere tutto.
      Vi saprò dire…
  • Pietro De Vivo


    71dfUrUr3NLViviamo in tempi bui in cui neanche d’estate si deve mollare la presa. Rilassarsi è doveroso ma è bene farlo accompagnati da letture che amplino l’orizzonte al nostro sguardo.

    I mondiali di calcio appena terminati hanno scatenato tristissimi dibattiti etnici che saranno spazzati via dalla lettura di Heartland di Anthony Cartwright (66thand2nd, 2013): una miscela esplosiva di calcio, working class, sobborghi di provincia e convivenze tra culture.

    Periferie multietniche e antirazzismo sono al centro anche della meravigliosa trilogia di Jean-Claude Izzo (Casino totale, Chourmo. Il cuore di Marsiglia, Solea, in Italia tutti editi da e/o), libri culto del noir mediterraneo per un Mediterraneo non nero ma multiculturale e solidale.

    Il pamphlet che raccoglie tre brevi reportage narrativi di Nicola Lagioia, Esquilino. Tre ricognizioni (Edizioni dell’Asino, 2017), è un piccolo ma potentissimo condensato di profondità critica, esempio di come leggere in maniera non banale le marginalità sociali.

    Infine un classico contemporaneo: Il figlio di Bakunìn di Sergio Atzeni (Sellerio, prima ed. 1991). Una vita ribelle che rifiuta di lasciarsi catturare è il negativo su cui si imprimono fotografie liriche e graffianti che parlano di internazionalismo, antifascismo, resistenza allo sfruttamento, e legami di solidarietà.

    Perché senza conflitto non vi è narrazione che possa andare avanti.

  • Giovanni Del Giudice


    _larcobaleno-della-gravita-1362024592Prova costume. La Dieta impone: completare la monumentale trilogia di Cartarescu, Abbacinante (Voland, 2015), di cui manco soltanto dell’ultimo volume. Visioni sempre imprevedibili, narrazione onirica, ispirazione totale. Per motivi simili, ma soprattutto per avere un fulgido esempio di costruzione corale di un’opera (pure troppo…) sto leggendo L’Arcobaleno della gravità di Pynchon. Ma visto che non si vive di soli classici massimalisti ho intenzione a breve di leggere Cometa (Neo Edizioni, 2018), di Gregorio Magini, già ideatore e coordinatore (assieme a Vanni Santoni) di In territorio nemico (Minimum fax, 2013), uno dei miei romanzi italiani preferiti degli ultimi anni. Ultimo: sempre sul tavolo Hevalen (Alegre, 2017), di Davide Grasso, per avere una testimonianza e una riflessione concreta su cosa sta succedendo a pochi chilometri da noi…

  • Nicola Erba


    chiamalo-sonnoEssendo un soggetto estremamente stanziale e abitudinario (non in fatto di letture però), ho avuto la fortuna di aver trascorso anni e anni di villeggiatura estiva fra l’aspra zona di frontiera mitteleuropea dal Carso a Trieste, il placido lago, il Lario, la mia Heimat, e le verdi abetaie di Valtellina. Sono località in grado di trasmettere pace, serenità e la necessaria concentrazione. Come si usa dire, «luoghi dell’anima».

    Ecco perchè, dopo anni di letture impegnative quanto goduriose per me fanatico di romanzi storici come Vita e destino di Vasilij Grossman, Le Benevole di Jonathan Littell, la Trilogia del Sol dell’Avvenire di Valerio Evangelisti, senza dimenticare Il Regno di Emmanuel Carrère, quest’estate, negli unici momenti di relax della mia logorante esistenza, mi sono ripromesso di leggere due opere che mi stanno attirando da qualche tempo.

    Grandi aspettative, dunque. Di solito soddisfatte. 

    Di solito non significa sempre.

    I due romanzi hanno almeno due trait d’union: le origini ebraiche di entrambi gli autori e l’ambientazione durante gli anni ’30 del Secolo Breve.

    Vorrei partire da Chiamalo sonno del rimosso Henry Roth. Roth, un cognome una garanzia, se si tratta di scrittori. 

    La traduzione è di Mario Materassi. La prima edizione uscì con Lerici edizioni nel 1964, ristampato questo febbraio da Garzanti. Chiamalo sonno è un denso romanzo di formazione d’ambientazione newyorkese, il Lower East Side a Manhattan, passando per Brooklyn, la dura lotta per la sopravvivenza di un ragazzo figlio di immigrati ebrei galiziani. La vita degli uomini sulla avara terra. Il Bene e il Male. La letteratura che amo. Gian Paolo Serino sostiene che andrebbe letto dopo aver rivisto per l’ennesima volta C’era una volta in America e io aggiungerei, riletto Mano armata di Harry Grey, lo pseudonimo del gangster Herschel Goldberg, e riletto e riletto più volte, come se fosse il Vangelo, come se non ci fosse un domani, Pieno giorno di John Joseph Moehringer (Piemme, 2012), o ancora We Only Kill Each Other; the Life and Bad times of Bugsy Siegel di Dean Jennings. E mi fermo qui perché continuerei ad oltranza sforando anzi sfondando le battute gentilmente messe a mia disposizione.

    Il secondo romanzo è La ragazza con la Leica di Helena Janeczek, edito da Guanda nel settembre 2017, candidato al premio Strega con serie probabilità di vincere. Tifo per Helena Janeczek. È la storia della giovane fotografa di guerra tedesca Gerda Taro, compagna di vita di Robert Capa. Morì a 27 anni nel 1937. Militante comunista, schierata coi repubblicani, fu schiacciata da un carro armato repubblicano sul fronte di Brunete, durante la guerra civile spagnola. Anche Robert Capa cadde su un fronte di guerra in cui stava lavorando, in Vietnam nel 1954. Destini comuni di due vite da leggenda. Le loro fotografie epiche e tragiche immortalano ancora oggi quelle vicende storiche. 

    Consiglierei di unire a questo romanzo altre letture, magari da leggere durante l’anno o nelle eventuali future vacanze. Una è uscita da poco per Adelphi: Un momento di guerra di Laurie Lee, e l’altro è un classico di Arthur Koestler, Dialogo con la morte.

    Se siete curiosi leggete!

    A voi la scelta. 

  • George F. Kaplan


    9788804521365_0_200_0_0Come ogni anno, in questa stagione, si ripropone l’annosa questione: cosa portarsi da leggere sotto l’ombrellone?

    Per vocazione e tradizione non meno di tre libri mi porto nel borsone. Dopo una sofferta e ponderata scelta (sorteggio tramite monetina tipo Facchetti nel 1968) i fortunati pronti a partire per la sospirata vacanza sono: Manuale di conversazione di Achille Campanile, Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle e Invisible Monsters di Chuck Palahniuk.

    Il primo può sempre essere utile in società, anche perché ormai rompere il ghiaccio con «E i Marò…» non è più di moda. Il secondo è un «premonitor» instant book scritto nel 1912. Il terzo è paradossale fin dal titolo, basta guardare i vicini d’ombrellone, non perché non siano mostri ma perché son ben visibili.

  • Giuseppe Favi


    9788820062903_0_0_0_75

    D’estate leggo libri grossi, un po’ perché per tutto il resto dell’anno non ho tempo e un po’ perché voglio combattere lo strapotere delle short-stories, rese ancora più odiose da biechi editori come Racconti, che inseguendo la loro tracotante hybris turbocapitalista hanno trascinato addirittura un loro autore allo Strega. Quest’estate leggerò It di Stephen King, che non ho mai letto prima, e l’estate è una riappropriazione del tempo (peccato che non funzioni).

    D’estate cerco di studiare, per i motivi di cui sopra (compreso l’odio per Racconti edizioni, ma cosa vogliono?). Quest’estate leggerò la Poetica di Aristotele. Il mio rimedio alla calura sarà il brivido dell’estetica, grazie al maestro del brivido e al maestro dell’estetica. Secondo me i due libri cominceranno a litigare su questioni come verità, tragedia, caso/fortuna, mimesis, destino ecc.

    D’estate leggo La Gazzetta dello Sport.

  • Martino Ferrario


    UnknownD’estate c’è sempre un obbligo, rileggere uno dei libri di Joe Lansdale e, se finisce in meno di 48 ore, anche due. Quest’anno non ho ancora scelto quale, ma se la stanno giocando Tramonto e Polvere e Il mambo degli orsi. Poi Beautiful Music di Zadoorian, Mapuche di Caryl Férey, Quello era l’anno – probabilmente l’unico libro over 600 pagine dell’anno – del mai abbastanza osannato Dennis Lehane, È il tuo giorno, Billy Linn di Ben Fountain e tutti gli articoli di calciomercato che mi capitano davanti agli occhi.

  • Stefano Friani


    9788806226367_0_0_0_75Da più o meno sei-otto mesi sono in ricognizione nei dintorni della Palestina storica e leggo romanzi e racconti di autori ebrei prima e israeliani poi, ricostruzioni del pensiero sionista e della sua evoluzione, storie del e dal conflitto israelo-palestinese, resoconti di spionaggio e guerre. Il tutto perché banalmente andrò in viaggio lì ad agosto. Ne sapevo poco e con la letteratura sono andato di pari passo alle letture di saggi storici: sono partito dagli shtetl con Aleichem (ma anche Safran Foer), ho letto delle prime aliyot con Agnon e Scholem, e infine ho raggiunto la generazione dei Tammuz, Yehoshua, Oz e Grossman. Ora che il viaggio si approssima, le letture che spero di fare sono ancora troppe: Gerusalemme di Vincent Lemire, una storia della città santa a tre religioni, La vittoria maledetta di Ahron Bregman, che analizza la Guerra dei sei giorni e il suo lascito, e sempre dello stesso autore La spia che cadde sulla terra, centrato sulle vicende rocambolesche di Ashraf Marwan, il miliardario egiziano spia del Mossad e maritato a una delle figlie di Nasser, che nel 2007 a Londra morì cadendo dal balcone del suo appartamento al quinto piano. Nel mio immarcescibile ottimismo prima del fatidico check-in conto anche di riuscire a infilare Per alleviare insopportabili impulsi e Una cena al centro della terra di Nathan Englander, Un’altra occupazione di Joshua Cohen, Il poeta di Gaza di Yishai Sarid e Prove d’amore di Savyon Liebrecht. In viaggio mi porterò il solito libro di racconti dell’amato Keret, un coin toss tra Abram Kadabram o La notte in cui morirono gli autobus.

  • Luciano Funetta


    9788807902918_quarta.jpg.444x698_q100_upscaleAbbandonandomi al massimo ottimismo possibile – dato che l’estate è una palude in cui i buoni propositi languono strafatti di chinino – spero di riuscire a leggere tutti i romanzi di Jean Genet, alcuni anni fa raccolti dal Saggiatore nel volume Opere narrative, a cura di Dario Gibelli e Massimo Fumagalli. Inoltre non credo di poter rimandare oltre il godimento che mi aspetto dalla nuova traduzione di Luca Salvatore dello Scannatoio di Zola. Per essere chiari: Salvatore è colui che già ci ha consegnato, tra le altre, la splendida versione degli Amori gialli di Corbière. A margine di tutto questo stanno le decine di libri lasciati a metà negli ultimi mesi. I loro fantasmi reclamano vendetta. Cullati dalle loro voci, sulle rive di questo Congo di infamia e sensi di colpa per tutto quello che non leggeremo, guarderemo l’estate passare.

  • Otto Gabos


    mortidisonnocoverD’estate mi piace leggere romanzi lunghi che ti rapiscono isolandoti da tutto. Piuttosto che dire cosa leggerò, perché non ho ancora deciso, cito chi mi ha fatto compagnia in questi ultimi anni sullo sdraio in terrazza con vista mare.

    Clive Barker è un appuntamento fisso, perverso e fastidioso ha dato il meglio con Il canyon delle ombre su una Hollywood decadente con una splendida traduzione del compianto Antonio Caronia.

    Philip Roth non deva mancare mai e allora Complotto contro l’America tra l’altro di nuovo di grande attualità. E ancora James Ellroy, gigionissimo, sopravvalutato e quant’altro ma memorabile con American Tabloid. In questi giorni sto rileggendo L’ombra del vento di Zafon e sul comodino mi attendono Il cardellino di Donna Tartt e il titanico Atlas Shruggled (in inglese) della controversa Ayn Rand ispiratrice di tutto il pensiero neocon della presidenza Bush Jr. Chiudo con due graphic novel: Morti di sonno di Davide Reviati e Luna del mattino di Francesco Cattani, imperdibili.

  • Roberto Galofaro


    Città-distrutte-350x486Estate di recuperi. Leggerò i racconti-biografia di Davide Orecchio (Città distrutte, Il Saggiatore), come tutti. Leggerò i racconti-mondo di Pastoralia di George Saunders (minimum fax). Leggerò i racconti-bocciolo di Cesare Pavese (Racconti, Einaudi). Leggerò il romanzo-corpo di Marco Rossari Nel cuore della notte (Einaudi, di nuovo). Leggerò la lucida distopia di Veronica Raimo (Miden, Mondadori). Leggerò Franzosini, che è un genere letterario incarnato (Rimbaud e la vedova, Skira). A fine estate sostituirò l’indicativo futuro con il condizionale passato.

  • Roberta Garavaglia


    71nJsLAC12LHo già messo in valigia:

    un libro da finire: La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta di Andrea Camilleri, per le sue scelte linguistiche sorprendenti e divertenti, come i racconti del resto; un libro ancora da iniziare: La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell, perché mi aspetto di trovarci stupore e ironia; un libro da rileggere: Le voci della sera di Natalia Ginzburg, perché la sua, di voce, non ci si stanca mai di leggerla.

  • Federica Gavioli


    NZOQuest’estate leggerò sicuramente il mio ultimo acquisto: L’estraneo e il noto di Teju Cole (Contrasto, trad. di Gioia Guerzoni). Il libro contiene a sua volta consigli di lettura e infiniti modi di leggere e vedere il mondo. Ci sono Baldwin e Walcott, Berger e Ghirri, fotografie, incontri, entusiasmi. Per ora l’ho solo sfogliato e ho letto l’ultimo articolo, La nerità della pantera, perché non ho saputo resistere al neologismo (e promette benissimo!).

    Vorrei leggere anche Appunti per un naufragio di Davide Enia (Sellerio), un libro a metà tra racconto autobiografico e reportage su Lampedusa che credo abbia indirettamente un legame con quello che diceva qualche giorno fa proprio Teju Cole a una presentazione di L’estraneo e il noto, una cosa che mi è sembrata un ottimo antidoto per il presente, e cioè che ciò che conta, in fondo, è schierarsi dalla parte degli esseri umani. E poi chissà, i propositi sono sempre provvisori, soprattutto d’estate.

  • Alessandro Gazoia


    978880468742HIG-312x480La mia lista è breve. In cima stanno due romanzi italiani: La ragazza con la Leica di Helena Janeczek e Le vite potenziali di Francesco Targhetta. Quest’estate avrò il tempo per leggerli con la giusta attenzione, e godermeli in pace. Poi finirò il saggio La letteratura circostante: Narrativa e poesia nell’Italia contemporanea di Gianluigi Simonetti. Finirò di studiare, armato di matita e righello. Ancora un titolo, l’ultimo. All Gates Open: The Story of Can di Rob Young e Irmin Schimdt, scelto per amore del gruppo e dei libroni musicali editi da Faber & Faber.

  • Emanuele Giammarco


    0x300Gli ultimi tempi sono stati caratterizzati dalla sconfitta dell’occidente e dalla pubblicazione di ottimi autori italiani, esordienti o semitali, giovani o similtali. Ci rimangono sostanzialmente due opzioni: abbandonarci all’isteria di massa o leggerne qualche d’uno. Mi è capitato di farne incetta: Soscia, Trevisani, Funetta, Magini, Tosco, Esposito. Vorrei terminare la mia piccola carrellata con Sara Gamberini e il suo Maestoso è l’abbandono pubblicato da Hacca; peccato che il titolo mi farà da sprone per la via della pazzia. Decisomi quindi per la prima opzione mi butterò sull’importantissimo La gente di Leonardo Bianchi (fondamentale leggerlo prima che venga assunto da Mentana). Una volta comprese le illogicità del cyber-fascismo grilloide potrò allora finalmente insultare Antonio Vena su facebook, ma ne ricaverò solo altri consigli letterari: Tabù di Tedoldi e un libro a caso del Saggiatore (Cosmos e Kronos di Gombrowitz, spero io). È a questo punto che mi scopro hegelianamente un radical chic autocosciente.

  • Francesco Giubilei


    978880468188HIG-319x480Al netto della vulgata secondo cui l’estate è il periodo dell’anno in cui dedicarsi alla lettura di romanzi leggeri o opere non impegnate, tendo a prediligere testi di saggistica che richiedono una riflessione e un’attenzione non sempre possibile durante le settimane lavorativamente più impegnative.  Quest’estate mi porterò in vacanza La piazza e la torre di Niall Ferguson, un testo utile per comprendere l’importanza del concetto di rete nella storia. Per superare il caldo estivo non c’è nulla di meglio di un libro sull’inverno e la letteratura come Viaggiatori nel freddo. Come sopravvivere all’inverno russo con la letteratura edito da Exorma. Non può infine mancare un libro sull’editoria come Memoirs of a dissident publisher di Henry Regnery.

  • Anna Giurickovic Dato


    five-corners-llosaNon è che andare in vacanza mi annoi, è che ogni occasione è buona per sentirmi dire i «brava» che non mi hanno detto quando ero bambina. «Approvazione» è la parola chiave della mia estate. Mentre voi, sotto al sole, vi imbrunite, giocate a racchettoni, passeggiate con i piedi a mollo o lungo la riva di un ruscello di montagna, pescando i gamberi d’acqua dolce a mani nude, io mi chiudo dentro l’Università di Granada, accresco le mie competenze, il mio curriculum, le mie pubblicazioni giuridiche e moltiplico le occasioni per sentirmi dire «brava». Seneca, in De brevitate vitae non sarebbe d’accordo con questo mio atteggiamento ed è per questo che l’ho lasciato sotto l’ombrellone di qualcun altro, a Capalbio, quando l’estate stentava ad arrivare. Imparerò lo spagnolo. Bodas de sangre di García Lorca mi apre la strada e non capisco nulla: fino all’ultimo immagino un bel paio di stivali insanguinati, poi scopro che, per quanto «bodas» e «botas» si somiglino, in questo caso è di matrimoni che si parla. Allarmata (non ce la farò mai, non sono portata per le lingue, sono una scema), affianco un dizionario alle mie letture e procedo con Vargas Llosa: Cinco esquinas mi trattiene a lungo tra le sue pagine orgiastiche, lo pago moltissimo in una Feltrinelli romana che gonfia il prezzo di quasi il doppio. Arrivata a Granada, però, incontro un vecchietto che mi mostra la sua bottega dell’usato: compro La ciudad y los perros, La casa verde, La tía Julia y el escribidor e Conversación en La Catedral, il tutto per nove euro e novanta (me ne vorranno i librai). Leggo, divoro, «sapere, imparare, essere la migliore di tutti», nel mio «despacho» fresco di aria condizionata. Chissà se ce la farò, ce la farò.

    Quando ci ritroveremo, in autunno, voi con i corpi ancora scuri, io con la faccia sempre più stanca, mi direte «brava! Ma che brava, ora parli lo spagnolo!» e in quel momento le vostre parole avranno fatto la mia vacanza.

  • Gioia Guerzoni


    9788804382577-collezione-di-sabbia_copertina_piatta_foQuest’estate vorrei macinare una tonnellata di libri, ma più verosimilmente ne finirò due o tre che ho già iniziato. Prima di tutto Teju Cole, i saggi che ho tradotto, appena usciti da Contrasto. Li voglio rileggere con calma senza l’ansia della consegna o della performance :) Certo, si può prendere anche in inglese, (il bello di non avere royalties) ma bisogna leggerlo. È un libro forte, intelligente, che fa pensare. Parla di passioni – fotografia, poesia, politica, letteratura – e spiega l’importanza del dubbio, della luce, delle tonalità, di metodi di resistenza, del concetto di nerità e di parecchie altre cose necessarie, soprattutto in questo momento.

    Poi voglio finire questo gioiello di Calvino che ho trovato in una vecchia edizione Garzanti su una bancarella. Anche qui dentro ci sono cultura, storia, poesia, con i resoconti di varie visite ai musei parigini e poi anche storie e aneddoti dei suoi viaggi in Giappone, Messico e Iran. È un libro sulla memoria e sull’appartenenza, sui granelli di sabbia catalogati e i francobolli di città inesistenti. Una meraviglia.

    Poi mi aspettano le trecento e passa pagine di un libro che ho iniziato, un miscuglio di frammenti di poesie e riflessioni sul tempo e sul silenzio e sulle parole, che si può leggere così, a frammenti, ed è strano e affascinante. Direi quasi misterioso. Ovviamente è di un poeta, Dan Beachy-Quick, e me l’ha consigliato Sarah Manguso, che ovviamente amo.

  • Nicola H. Cosentino


    81j4lG4hk8LNei brevi ma frequenti periodi che, negli anni, ho trascorso a Londra, le passeggiate lungo Southbank mi hanno suggerito che non c’è tanto da fidarsi delle previsioni. Quelle del tempo, intendo. Figurarsi se le previsioni te le fai da solo, e riguardano i libri. Non ho assolutamente idea di cosa vorrò leggere di qui a sette settimane, ma posso dire che ho già una valigia con dei libri dentro, da più di due mesi, e per varie ragioni questa valigia mi accompagnerà per tutta l’estate isterica da pendolare europeo che mi sono scelto, Londra-Milano-Calabria-Sicilia-Londra, con puntate a Monaco di Baviera e Napoli. Quindi prevedere mi viene facile. Mi concederò un po’ di sano straniamento cognitivo alternando Le visionarie, l’antologia a cura di Ann e Jeff VanderMeer in italiano edita da Nero, e Viaggi nel tempo di James Gleick, pubblicato a marzo da Codice. Cercherò poi di capire com’è The water cure di Sophie Mackintosh (Hamish Hamilton), ancora non tradotto in italiano ma di cui si dice un gran bene. Ma l’unica certezza, al momento, e a proposito di viaggi, è Less di Andrew Sean Greer (La nave di Teseo), appena cominciato e già splendido. Nelle prime pagine Greer cita il Pulitzer, che poi effettivamente ha vinto, motivo per cui concluderò citando il Turista per sempre, che adesso scendo a giocarmi.

  • Martin Hofer


    arton38604-25d9aNelle prossime settimane recupererò alcuni titoli acquistati in libreria o in fiere che non ho ancora avuto occasione di affrontare: La ballata di Iza di Magda Szabó (Einaudi), Voragine di Andrea Esposito (Il Saggiatore), Cuori cicatrizzati di Max Blecher (Keller Editore), il primo numero di Freeman’s (Edizioni Black Coffee).

    Tra le letture ormai in archivio, invece, mi sento di consigliare: Clemens Meyer Eravamo dei grandissimi (Keller Editore), Elisa Ruotolo Ovunque, proteggici (Nottetempo), Marcel Aymé Martin il romanziere (L’Orma Editore), Tutto quello che è un uomo di David Szalay (Adelphi), Dei nostri fratelli feriti di Joseph Andras (Fazi editore).

  • Riccardo Ielmini


    boll_foto1L’estate sarà pur sempre l’estate, cioè vacanza riposo sabbia che scotta cornetti algida e two gusti is megl che one ecceterà, però non è che si possa buttarla via a leggersi cose indecenti. Quindi concentrati, mon ami, su Foto di gruppo con signora di Heinrich Böll, e su Lo scrittore fantasma e Nemesi di Philip Roth, e ancora su Il dono di Humboldt di Saul Bellow. Non saranno storie piene di colpi di scena e trucchetti vari da bandelle gialle in libreria vista mare, però almeno, mon ami, avrai capito com’è che si fa la letteratura. Sayonara e protezione 50!

  • Orazio Labbate


    io-sono-burroughs-350x486Ché ogni estate rappresenta per me opportunità di intrapresa della visione più acuta e delirante, mi sono rivolto sempre alle opere del vecchio Old Bull Lee (così chiamato da Kerouac in Sulla strada) alias William S. Burroughs. Ci sono stati, in Sicilia, mentre lo scirocco ossidrico mi accompagnava aggressivo anche nelle notti, tutti i suoi lavori; come: Nova Express, Pasto nudo, La scimmia sulla schiena, Il biglietto che esplose, e così via.

    Ad accompagnarmi stavolta sarà la biografia di Barry Miles, ovvero Io sono Burroughs (Il Saggiatore). È mia intenzione perciò sprofondare nella vita selvaggia, acida, corrosiva, di colui che è l’autentico demone della Beat.

  • Roberto Lapia


    54262c53e9bf6a52273e2459421e3227_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyCredo fosse l’estate del 2013. Ricordo che un amico mi disse che era la prima volta che gli Adelphi arrivavano sotto l’ombrellone. Questo strano fenomeno era da additarsi al successo di Limonov di Emmanuel Carrère. Inconsciamente ci rimasi male: è brutto sentirsi di colpo uno fra i tanti. Da allora, per quattro estati di seguito, ho evitato accuratamente gli Adelphi: sarà stato lo spirito di contraddizione. A questo giro, estate 2018, porrò fine al digiuno adelphiano: per la prima volta non andrò al mare. Come il commendatore De Magistris ritornerò al luogo più sicuro, dopo tante infruttuose esplorazioni, e seguendo l’esempio di Mussorgsky, tenterò di combinare un’esistenza orizzontale perfetta, con a portata di mano l’unico oggetto realmente necessario: l’Achille innamorato di Alberto Savinio. Sopra di me il cielo sarà grigio e leggero, un cielo di città, che non conosce «le vertigini e i grandi naufragi dell’azzurro», mentre in sottofondo echeggerà il grido sinistro dell’uomo tacchino. Se tutto ciò non dovesse bastare, cercherò una fuga nella domestica selva creata ad hoc dal dottor Eleuterio Mikalis, il primo nudista in ordine di tempo; mi perderò in quell’appartamento in viale del Pireo nel quale le piante crescono spontaneamente, «perché la qualità stessa dei pavimenti è favorevole allo sviluppo degli alberi più robusti, dei giganti della foresta». E forse lì incontrerò il luogo in cui le anime si confondono come nuvole nel cielo, sopra «il mare dell’immensa città», dove viveva e poetava Guglielmo Apollinario di Kostrowizki, lamentandosi del puritanesimo che aveva infettato i tipografi. Il suo fantasma mi verrà incontro, in una piazza soleggiata, o nella camera, di notte, dove consumerò la mia felice e solitaria veglia. Il Poeta assassinato traccerà una quartina, sul margine del foglio: Le cul / D’Omphale / Vaincu / S’affale. Nelle lontane spiagge, nel frattempo, continueranno ad illudersi dentro apocrifi romanzi russi. 

  • Marco Lazzarotto


    9788820062903_0_0_0_75Non so come spiegarmelo. Ma nel 2000 ho letto On Writing di Stephen King ed è stato un testo fondamentale per me: interi passaggi mi si sono conficcati nel cervello sedimentando e accompagnandomi in silenzio in quasi vent’anni di scrittura, e il problema è che prima non avevo mai letto niente, di Stephen King, e dopo, nonostante l’importanza del suo saggio-manuale-autobiografia, non m’è mai presa la fregola di leggere TUTTO, di Stephen King, come ogni tanto mi succede quando scopro un autore che mi appassiona. Non so come spiegarmelo, ripeto. Poi, l’anno scorso, si è celebrato il trentennale di It. Su Facebook ho potuto assistere a una vera e propria celebrazione da parte di numerosi scrittori miei coetanei, che mi hanno fatto capire che si tratta di un’opera monumentale, fondamentale, imperdibile, uno di quei libri sui quali si ritorna, che va letto in stagioni diverse della propria vita. Mi hanno fatto venire il rimpianto di non averlo letto prima, rimpianto che si va ad aggiungere ai tanti chissà-cosa-sarebbe-successo-se che si accumulano quando si ripensa alla propria adolescenza. Vabbè, quest’anno cerco di rimediare, e ho deciso che gli dedicherò l’intera estate. Del resto, sono milleduecento pagine. E così, il 21 giugno ho tolto tutti i libri che negli ultimi mesi si erano accumulati sul mio comodino, ho fatto tabula rasa e ci ho piazzato sopra It.

  • Gianluca Liguori


    41vks4kyB-L._SX350_BO1,204,203,200_Quest’estate porterò al mare con me innanzitutto un po’ di amici, che non sono pochi. Sono infatti pronti per il trolley Il grido di Luciano Funetta (Chiarelettere) e Il canaro di Luca Moretti (Red Star), anche perché TerraNullius, di cui i due autori fanno parte, è per me un pezzo di cuore e di vita. Poi ci sono altri tre romanzi di cui ho avuto il piacere e l’onore di leggere le bozze, ovvero Quando sarai nel vento di Gianfranco Di Fiore (66th2nd), Cometa di Gregorio Magini (Neo) e Un’altra cena di Simone Lisi (Effequ). Gli ultimi tre libri sono di autori che conosciuti di persona pochissimo o tantissimo tempo fa, cioè A misura d’uomo di Roberto Camurri (NN), Il libro dei fulmini di Matteo Trevisani (Atlantide) e Le stanze dell’addio di Yari Selvetella (Bompiani), perché Roberto l’ho conosciuto allo scorso Book Pride mentre Matteo e Yari nei lontani tempi di Scrittori precari. E poi ancora sono curioso di leggere un romanzo che era nel pacco regalo che Vanni Santoni ha spedito per il mio matrimonio con la Bellucci (Silvia, i cui suggerimenti di lettura che avete letto sopra saranno, per forza di cose, sotto lo stesso ombrellone, dunque a portata di mano): si tratta de L’ultima erranza di Giuseppe Occhiato (Iride). Questo per quanto riguarda la letteratura italiana, ma temo di aver già sforato per poter dire altri sette-otto libri che avrò con me: qualche Adelphi (un Nabokov, un Andrić, uno Jünger, un Flaiano), un Broch, un Volodine, un Krasznahorkai e infine il romanzo d’esordio di Francisco Ovando, Tutta la luce del campo aperto, tradotto da mia sorella Giorgia Esposito per i tipi di Edicola. Detto ciò, non escludo qualche sostituzione dell’ultima ora, o dei sacrifici per ragioni di spazio o peso, tanto si sa che le vacanze finiscono sempre troppo presto, ma non per questo si smetterà di leggere.

  • Francesca Manfredi


    8d53fb0ee20bb01367557bcae83b08d5_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyQualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio. Il memoir di Nadja Spiegelmann, Dovrei proteggerti da tutto questo, tradotto qualche mese fa da Clichy, e Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson, uscito per la prima volta nel 1962. Due libri che parlano di rapporti famigliari – madri, figlie, sorelle -, di spazi condivisi, di responsabilità e confidenze: mi aiutano per la storia che sto scrivendo. Trattasi entrambi di romanzi: mi sento in colpa, e mi permetto di consigliare due tra le raccolte di racconti più belle uscite quest’anno, pure se le ho già lette (ma mi piace rileggere). Sono Invito a cena di Joshua Ferris e Nostalgia di un altro mondo di Ottessa Moshfegh.

  • Marco Marrucci


    arton143388-ca293I malpensanti e i veterani della politica ci hanno insegnato che dichiarare in anticipo il proprio candidato alla vigilia di un’investitura importante (la Presidenza della Repubblica, per dirne una) significa bruciarlo: è la logica dell’epurazione interna, dell’avvelenamento dei pozzi, dell’autocecchinaggio. Per i libri affacciati sul bordo delle vacanze estive sarà lo stesso? Li nominerò perché in realtà non voglio leggerli? Perché nella mia pigrizia agostana bramo soltanto le riviste di Sandro Mayer e i cruciverba inespugnabili? Qualora fosse così, ripiego sulla cinquina dei libri che non ho alcuna intenzione di leggere questa estate: La città e i cani di Vargas Llosa, Il grande Gatsby di Fitzgerald, La peste di Camus, Camere separate di Tondelli e Gli amori difficili di Calvino. La sfortuna mi perseguiti se ne sfoglio anche solo una pagina. 

  • Emanuele Martino


    9788831912006_0_0_0_75

    Ritengo gli aperitivi al mare una forma retrograda di socialità.
    Per non parlare dei racchettoni da ceto medio riflessivo.
    Sarà mia premura, quindi, intrattenere gli amici con storie di mercantili che naufragano e di stati nazione impotenti di fronte alla ferocia anarchica dell’oceano, tratte da Terrore dal mare di William Langewiesche. Una volta rimasto solo, mi dirigerò a Capocotta per convincere il bagnino che esiste davvero un collegamento tra estrema destra e fondamentalismo islamico, per cui farebbe bene a leggersi La Rabbia di Julia Ebner. Trasformatomi infine in hikikomori, deciderò per Tokyo Soundtrack di Hideo Furukawa; così, tanto per farmi coccolare da quella leggera e piacevole brezza, tipica di una megalopoli sull’orlo del collasso urbano e climatico. 

  • Lucia Massacesi


    9780803269736Arcipelago estate: un libro un’isola, tutti assieme nuove mappature. Diffidente verso la fiction, ho cominciato nel volo Kiev-Cagliari con L’altrui mestiere di Primo Levi. In clima mondiali mi sono poi divertita con i reportage vintage in The Lost Journalism of Ring Lardner. Presto mi attendono Isaac Babel coi Racconti di Odessa o Svetlana Alexievich con Chernobyl Prayer: A Chronicle of the Future – isola disabitata questa. Oppure Julio Cortázar, Un certo Lucas. Giorgio Falco Ipotesi di una sconfitta per i giorni milanesi, poi per l’estate nella mia Senigallia so già che nostalgica tornerò alla Sardegna di Sergio Atzeni, questa volta con Il quinto passo è l’addio e Passavamo sulla terra leggeri. Poi tanti racconti di Cheever.

  • Claudia Mencaroni


    9788870189094_0_0_1739_75Le mie vacanze-non-vacanze sono iniziate da un pezzo, quando ho lasciato il caos di Roma per migrare a sud, in Salento, dove i miei bambini risucchiano le energie ai nonni e io posso lavorare, in compagnia delle cicale e con la salsedine portata dal frequente maestrale.

    Con il mio proverbiale ottimismo ho riempito un’intera sacca di libri, seguendo principalmente due filoni: quello di puro diletto (fra gli altri Il libro dell’estate di Tove Jansson e 7-7-2007 di Antonio Manzini) e quello, ben più nutrito, di studio per approfondire il tema della narrazione orale, delle fiabe e degli archetipi. Alcune sono riletture, come Donne che corrono coi lupi in una sbrindellata copia che mi accompagna dal 2001, altri invece sono titoli che negli ultimi mesi, mentre leggevo i fratelli Grimm, Andersen, Perrault e Calvino, ho messo via in attesa di tempi migliori: per citarne alcuni Le radici storiche dei racconti di fate (Vladimir Propp, Bollati Boringhieri 2012), L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani (Jonathan Gottschall, Bollati Boringhieri 2014) e La fiaba, la Natura, la Matria. Pensare la decrescita con i Grimm (Laura Marchetti, Il nuovo Melangolo 2015).

  • Antonio Merola


    In che luce cadranno_copertinaL’arrivo dell’estate è sempre associato alla libertà di leggere, finalmente, ciò che ci pare… siete ormai pronti a spolverare Infinite Jest, quando vi rendete conto che il tempo a vostra disposizione non è poi così tanto come credevate. È, questa, una delle tragedie della nostra epoca: non sappiamo più rapportarci con il tempo. Gabriele Galloni, nella minuta ma studiata raccolta In che luce cadranno (RPlibri, 2018), cerca addirittura di fare i conti con l’eternità: e da queste poesie, attraverso il respiro leggero di una risata, sembra che nemmeno i morti abbiano ancora trovato una soluzione di fronte al problema del tempo. 

  • Matteo Miavaldi


    phpThumb_generated_thumbnailjpg-1Un mese fa ho chiesto a due tra i miei spacciatori di libri «ditemi cosa dovrei leggere» e loro se ne sono usciti con un elenco da cui ho estratto: Lo stupore della notte di Piergiorgio Pulixi, The Year of Magical Thinking di Joan Didion e Fear And Loathing in Las Vegas di Hunter S. Thompson. Motivazioni: ogni estate ho bisogno di almeno un giallo / noir da bermi nel giro dei primi due giorni, per prendere il ritmo e poi provare a passare a letture più «da studio stilistico» in inglese.

    Al terzetto titolare con ogni probabilità si aggiungerà un jolly pescato tra i libri dei miei compagni di vacanza – so che uno di loro si porterà Comma 22 di Joseph Heller – e uno tra L’Avversario di Emmanuelle Carrère e L’Età della Rabbia di Pankaj Mishra. Il tutto si svilupperà in spiaggia, ché la montagna la lasciamo con gioia agli stambecchi.

  • Rossella Milone


    9788899729189_0_0_0_75Finalmente quest’estate potrò dedicarmi a un libro che mi aspetta da settimane. Si tratta di Viaggio di una sconosciuta, di Livia De Stefani, pubblicato da Cliquot. È un libro articolato, composto da racconti brevi, una novella e una raccolta poetica; a compattare il tutto una scrittura che mi aspetto esaltante, che ricorda i tratti poetici, incisivi e onirici di Anna Maria Ortese. Come la Ortese, anche la De Stefani è un’autrice da riscoprire e far conoscere, per lo sguardo acuminato e la scrittura articolata, che a volte, stupidamente, spaventa.  Poi leggerò anche Apri bene gli occhi, di Ramadier e Bourgeau, per Babalibri. È una storia che ci insegna a guardare, e lo leggerò con mia figlia, che a guardare mi sta insegnando di nuovo.

  • Alessandra Minervini


    8436775_3025133Le letture estive sono quelle più importanti, le agogno per un anno intero in attesa di attenuare le letture professionali e concentrami solo su quelle che desidero. I desiderata di questa estate sono (e saranno) alcune recenti uscite: Parlarne tra amici di Sally Rooney; Come un giovane uomo di Carlo Carabba; Cosa faremo di questo amore di Gabriele Di Fronzo. I recuperi letterari adorati: Corpo Celeste, L’iguana e Le piccole persone di Anna Maria Ortese; Inseparabile di Lalla Romano; La storia di un matrimonio di A. S. Greer. Una graphic novel: Limoni di Emanuele Rosso. E infine un saggio: L’amore rende liberi di Dan Savage. Se non affogo mi riprometto anche di rileggere Corporale di Volponi. 

  • Cosimo Monari


    772805b2938f204065ee7c289fd6bb07_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyCosa leggere d’estate? Già avere voglia di leggere è dura. Si fa altro per svagarsi o riposarsi; Netflix, cinema, una dormita, videogiochi, una birra. E allora perché leggere?

    Ho trovato da poco la traduzione del Qohelet di Guido Ceronetti (Einaudi, 1970). C’è qualcosa che ti fa rimanere impigliato in quelle pagine scritte duemilatrecento anni fa. Senti che sono una parte di te, radicata, insidiosa, dubbiosa, atavica. Sono il Nulla che pervade il nostro pensiero, il vento affamato che ci sussurra che siamo sempre gli stessi. Nulla di nuovo sotto il sole. Nulla di sensato; solo polvere e domande.

    E se una lettura superficiale può trovare aberrante o consolatoria la risposta definitiva di Qohelet ad ogni domanda, guardando più a fondo si può trovare qualcosa di più. Le sue parole spogliano. Abbattono quei bei palazzi che abbiamo costruito per sentirci più protetti, ci denudano dall’inessenziale struttura del nostro pensiero, tutto, tutto viene giù. E rimaniamo solo noi, nudi.

    Perché leggere? Per scoprire chi siamo sempre stati.

  • Gianni Montieri


    SURns20_Bolaño_ICaniRomantici_coverIl libro che tutti dovreste portare in spiaggia, o dove vi pare, è I cani romantici di Roberto Bolaño (Sur 2018, trad. Ilide Carmignani). Il primo motivo è molto semplice: si tratta di un gioiello, fatto di meravigliose poesie; e cosa c’è di più bello di fare avanti e indietro tra i versi di uno dei massimi scrittori contemporanei? Il secondo motivo è che le poesie di Bolaño sono un ottimo codice d’accesso alla sua opera, che è una geografia mai conclusa, un solo territorio selvaggio e incantato. «Sono qui, dissi, con i cani romantici e qui resterò.» Restate vivi, leggete Bolaño.

  • Paola Moretti


     

    7617183_2254741Ho voglia di leggere donne e ho voglia di leggere il sud. Perché sono intensi e sono cupi.

    Quindi leggerò tutto quello che trovo di Donatella Di Pietrantonio, che con L’Arminuta mi ha spezzata in due. Mia madre è un fiume, romanzo d’esordio che indaga il rapporto madre-figlia in un’Italia contadina dagli anni della guerra fino ad oggi. E Bella Mia, in cui si racconta di Caterina, che in seguito al terremoto de L’Aquila in cui ha perso la sorella, prende con sé il nipote adolescente. Leggerò Il Cardillo Addolorato di Anna Maria Ortese, la quale mi ha affascinato con l’oscurità e il mistero dei suoi racconti in Il mare non bagna Napoli. Ne Il Cardillo, sembra che le due caratteristiche siano portate all’estremo in una trama dapprima fiabesca, dove tre giovani dal nord arrivano a Napoli e si innamorano delle figlie del guantaio, ma che evolvendosi si trasforma in una storia dove dubbio, ambiguità e misticismo sembrano prendere il sopravvento sull’idillio. Infine sono molto curiosa di leggere la raccolta di poesie di Mariagiorgia Ulbar, Lighea, le cui tematiche principali sono il divario tra realtà e pensiero magico, il limite del linguaggio nell’esprimere ciò che con l’immaginazione trascende, il tutto rievocando la mitologia delle sirene.

  • Federico Musardo


    9788870911398_0_200_0_0Essendo entrato in un loop mortifero di libri tristi, questa estate ho pensato di contraddirmi leggendo i divertentissimi Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna. Naturalmente non leggo il finlandese e quindi mi consola il fatto che Iannella e Rainò, i traduttori, scrivano molto bene. Quando ci attanaglia quel dolore esistenziale ormai amico e compagno di infiniti viaggi, non dovremmo fare altro che conoscere e vivere con bambinesca leggerezza, leggendo queste pagine, la storia curiosa e quasi grottesca di una delle più brave penne della letteratura scandinava.

  • Leonardo Neri


    51qbnyfsN1L._SX331_BO1,204,203,200_Dopo essere rimasto folgorato da Limonov di Emmanuel Carrère – romanzo pubblicato da Adelphi –, leggerò direttamente le pagine scritte dal protagonista dell’opera dell’autore francese, e cioè Diario di un fallito, oppure un quaderno segreto uscito per Odradek e firmato proprio da Eduard Limonov. Un’infarinata di Russia vecchia e nuova in due libri meglio di un ciclo di dieci conferenze di geopolitica. (Spero un giorno di riuscire a procurarmi anche Il poeta russo preferisce i grandi negri). Sempre in tema rossobrunismi e intrighi a corte devo recuperare assolutamente La scuola cattolica di Albinati. Uno spazio anche per le ultime uscite intriganti, Maestoso è l’abbandono di Sara Gamberini (Hacca) e Cereali al neon. Cronaca di una mutazione di Sergio Oricci (Effequ).

  • Philip Ó Ceallaigh


    B-12-Copertina-distesa-cuori-blecherLeggerò Light, Air e Openness, lo studio di Paul Overy sull’architettura moderna nel periodo tra le due guerre e sull’idea che gli spazi abitabili dovessero essere pratici e belli. Piuttosto adatto visto che mi sono appena trasferito in un appartamento di un palazzo di Bucarest costruito negli anni ’30. Ciò che un tempo era di un modernismo radicale adesso è vecchio, eccentrico e ha bisogno di una ristrutturazione; inoltre è stato anche soppiantato dal conformismo brutalista dei palazzi in calcestruzzo comunisti, che finora erano stati la mia unica esperienza abitativa qui a Bucarest. Sono felice di poter stare in una casa disegnata quando gli architetti erano artisti e ogni costruzione era unica. Parlando di modernismo, dovessi avere il tempo dopo tutta quest’esperienza di vivere in un cantiere, potrei leggere il romanzo del 1938 Cuori cicatrizzati dello scrittore romeno Max Blecher.

  • Debora Omassi


    Cop Margaret AtwoodDalle caserme alle spiagge, quest’anno mi terrò alla larga dalle prime e volerò a Malta…cosa metterò in valigia?  La selezione sarà durissima, la Rayanair impone dei limiti di grandezza e peso…per cui penso ci infilerò soltanto un paio di infradito, il costume, e lascerò il restante spazio ai libri. 

    Con me, dunque, voleranno Mi chiamo Irma Voth di Miriam Toews, (Marcos y Marcos), L’urlo e il furore di Faulkner (Einaudi), classicone che mi sono sempre ripromessa di leggere,  ma che ho sempre lasciato per dopo, Piccoli naufragi di Mavis Gallant (Bur Rizzoli), scoperta recentemente grazie al preziosissimo libro Non scrivere di me di Livia Manera Sambuy (Feltrinelli) e Fantasie di stupro di Margaret Atwood (Racconti Edizioni).  Se poi resterà del tempo, tra un bagno, una gitarella in barca e un tour delle caratteristiche cittadine maltesi, mi tufferò con piacere in Lune di miele di Chuck Kinder (Fazi), e in Hotel New Hampshire di John Irving (Bompiani). Che dire? Buona vacanza a me! 

  • Sergio Oricci


    Funetta-il-grido-ridottoDurante questa estate che vivo in una sorta di accelerazione continua, i romanzi che mi stanno accompagnando sono comunque diversi. Ho da poco terminato Il reattivo, di Masande Ntshanga, portato in Italia da Pidgin edizioni, una casa editrice che avevo già avuto modo di apprezzare grazie al bellissimo Mira Corpora, di Jeff Jackson.

    Adesso mi sto dividendo tra L’arte di collezionare mosche, di Fredrik Sjöberg (Iperborea) e LSD, il mio bambino difficile, di Albert Hofmann (Feltrinelli). Non mi capita quasi mai di leggere due libri contemporaneamente, anche questo dev’essere un effetto collaterale della velocità.

    Più avanti mi dedicherò a Il grido, di Luciano Funetta (Chiarelettere). Funetta è un autore di cui si parla tanto e di cui ancora non ho letto niente, sono curioso di scoprirlo.

  • Michele Orti Manara


    NZOLa mia frequentazione di Stephen King è iniziata in un pomeriggio di settembre del 1990 (e se lo so dire con esattezza è perché quel pomeriggio, insieme a Pet Sematary, comprai anche un fumetto appena uscito; si intitolava Horror Paradise e il protagonista era un fascinoso indagatore dell’incubo). Insomma, sono quasi ventotto anni (e più di cinquanta libri e non saprei quante migliaia di pagine) che io e lo zio Steve ci facciamo compagnia. Ultimamente però l’ho trascurato un po’, ed ecco il motivo per cui la prima cosa che leggerò in queste vacanze sarà 22/11/’63

    A Sort of Homecoming, come cantavano quelli.

    Poi porterò con me anche Il grido di Luciano Funetta e La festa nera di Violetta Bellocchio. Sono le prime (e finora uniche) due uscite della serie Altrove di Chiarelettere, diretta da Michele Vaccari, e leggerle una in fila all’altra mi sembra un bel modo per celebrare la nascita di quella strana idra che è una collana.

    Non sarà un’estate spensierata, temo; ma del resto è da un pomeriggio di settembre del 1990 che le letture spensierate mi interessano meno di quelle perturbanti.

  • Luca Pantarotto


    9788806229740_0_0_0_75È buffo ritrovarsi a rispondere a una domanda come «Cosa leggerai sotto l’ombrellone?», perché in effetti io odio gli ombrelloni. E odio anche le creme solari. E la spiaggia, il mare, il sole, la temperatura dell’aria quando sale sopra i 4°, insomma: io, come Bruno Martino, odio l’estate. Però amo i mattonazzi. Per me l’estate è sempre stata la stagione in cui quella particolare categoria di libri appropriatamente ricompresi sotto l’etichetta di «mattonazzi», preclusi nel resto dell’anno a noi pendolari per evidenti motivi di peso, dimensioni e trasportabilità, si prendono la rivincita e catalizzano finalmente tutto il mio tempo. Il mattonazzo di quest’anno lo tengo da parte da Natale: l’avevo chiesto in regalo a mia moglie, ma in quel periodo lo stavano leggendo tutti e a me, che sono fatto male, è passata la voglia. Sto parlando di Lonesome Dove di Larry McMurtry l’epopepa western dei due ranger Augustus McCrae e Woodrow Call tradotta da Margherita Emo per Einaudi. Eroi, pionieri, indiani, mandrie, pianure, gioco d’azzardo, sparatorie, cowboy e prostitute. Perfetto per l’estate: soprattutto perché, con le sue 952 pagine, è decisamente un mattonazzo.

  • Sara Panzavolta


    9788845927867_0_0_792_75

    • E. Carreré, L’Avversario, Adelphi: lettura estiva per raggiungere picchi altissimi di fanatismo e ritrovarsi a setacciare articoli di cronaca nera francese degli anni Novanta. Perché un paio di Carreré all’anno fanno bene a tutti e anche quando si parla di un omicida psicotico sembra di vedere la terra di Galilea descritta in Il Regno. Per chi dopo venti pagine di Lolita ha cominciato a parteggiare per Humbert Humbert. Per chi continua a ragionare in termini di giustoe sbagliato.
    • Ursula K. Le Guin, I doni: fantasy sui generis intimistico e quasi privo di azione: nelle Terre Basse vivono gli uomini, mentre nelle Terre Alte di montagna abitano coloro che possiedono “i doni” – niente raggi laser e invisibilità, qui si hanno il potere del fare e del disfare, quello del confondere e quello del chiamare. Protagonisti due ragazzini che rifiutano la loro condizione e provano a riscrivere ciò che sembra già destinato a essere. Per chi ama i mondi lontani ma non troppo, per chi ha deciso di leggere l’intera bibliografia della Le Guin nei mesi estivi e per chi vorrebbe ridurre a mucchietti gelatinosi qualsiasi cosa solo con uno sguardo (e qui può imparare come).
    • E. O’Brien, Oggetto d’amore, Einaudi: raccolta di racconti con dedica a Philip Roth dall’autrice di Ragazze di campagna. Irlanda, puritanesimo e donne che di nascosto intrattengono relazioni nel bosco o vanno in vacanza in hotel di lusso per ritrovarsi poi a invidiare la vita placida degli astici in un acquario. E poi ancora Irlanda, verde e schiva. «Pensai che la nostra è proprio una terra vergognosa, una terra assassina e una terra di strane donne sacrificali.»
  • Claudia Papaleo


    17004d9f6b814e553b93d4348f06bad1_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyIl libro che ho con me, come ogni estate, e per quando cala il sole, è Il ragazzo morto e le comete, il romanzo con cui Goffredo Parise esordì, giovanissimo, nel 1951, raccontando la storia di un ragazzino di quindici anni morto soltanto a metà e del suo migliore amico, Fiore, che lo rincorre scansando fantasmi di cose e fantasmi di persone. Lo consiglio, e lo rileggo, perché qui respirano personaggi stanchi e disordinati che volano in mongolfiera, che perdono parrucche, che si baciano l’anima e sognano pappagalli, perché leggendolo si sentono l’umidità dell’aria, lo spessore del cielo e il profumo dell’acqua che bagna città dormienti e indolenzite. Lo consiglio perché è una fiaba per sonnambuli dove tutto è svelato e dove tutto è mistero. 

  • Marco Patrone


    9788899006068_0_0_0_75Posto che molto spesso le letture, anche quelle estive, seguono percorsi spontanei, ecco otto libri che vorrei leggere tra luglio e agosto, e in particolare in vacanza, con quelle sperabili maggiori disponibilità di tempo e concentrazione.

    Due italiani indipendenti e promettenti sono la giovane scrittrice italo-georgiana Ruska Jorjoliani con La tua presenza è come una città (Corrimano), storia corale e molto russa che si è conquistata lodi critiche importanti e la commedia pop Il caso letterario dell’anno del bolognese Marco Visinoni (Arkadia).

    Passiamo agli americani, visto che è una delle mie letterature preferite: appassionatomi a James Purdy attraverso i racconti di Non chiamarmi col mio nome, recupererò il romanzo Rose e cenere (Dalai). E poi finalmente vorrei leggere Revolutionary Road di Richard Yates (Minimum Fax), finire la trilogia di Grouse County con Pacifico di Tom Drury (NN), guardare dentro al fascinoso e distopico Shadowbahn di Steve Erickson (Il Saggiatore) e per ultimo terminare Coppie (Einaudi) del grandissimo e stilosissimo John Updike.

    Non può mancare un classico di quelli che-mi-sento-in-colpa-di-non-aver-ancora-letto e allora ecco I Demóni di Dostoevskij (Feltrinelli), ma neanche un thriller, orfano di Harry Hole, affronterò un fuori-serie del suo creatore Jo Nesbø, ovvero Headhunter (Einaudi).

    Un ultimo sguardo alla saggistica, un mio tipico appuntamento estivo è il punto sull’editoria italiana grazie alla serie di Tirature (in questo caso 2018), collana preziosa e gratuita curata da Vittorio Spinazzola, edita in e-book dal Saggiatore. Sarà, credo, un’estate molto intensa. 

  • Francesco Pecoraro


    worksSo che non mi darete retta, ma tra le non numerose novità che ho letto negli ultimi due anni, spiccano due titoli, uno di autore italiano, l’altro di autore americano. Sono entrambi notevoli per qualità di scrittura e molto corposi, sia come tematiche che come numero di pagine. Il primo è Works, di Massimiliano Trevisan, magistrale romanzo auto-biografico, che ci dice del vivere e lavorare nel Nord-Est italiano degli ultimi tre decenni. Il secondo è Lonesome Dove di Larry McMurtry, fiction famosa negli States, incredibilmente ben scritta e ben costruita, ambientata nell’Ovest americano della seconda metà dell’800, che vinse il Pulitzer nell’85. Entrambi ammirevoli, appassionanti, non banali. Entrambi editi da Einaudi Stile Libero.

  • Simone Pieranni


    81yx0lQ37zLLo Stato di Israele è stato distrutto dagli arabi nel 1948, ma per la sua popolazione c’è un rifugio offerto dagli Stati Uniti: l’Alaska, che dal 1941 accoglie chi è scappato dall’Olocausto e dal 1948 chi è fuggito dallo Stato di Israele in fiamme. Michael Chabon con Il sindacato dei poliziotti yiddish (Rizzoli, 2007, premio Hugo nel 2008) impasta un hard boiled ucronico – si ride anche parecchio – che ha per protagonista un investigatore alle prese con la stramba morte di un giocatore di scacchi, proprio mentre la «concessione» in Alaska sta per scadere, rischiando di mandare all’aria i piani dei rabbini ortodossi, solerti custodi di imperi criminali. 

  • Gianmario Pilo


    Citta-sola-350x485Le vacanze estive, per chi lavora tutto l’anno con i libri, sono uno dei pochi momenti dove si può leggere ciò che non si riesce mai a prendere neanche in mano durante l’anno lavorativo. Per quanto mi riguarda mi impongo quasi sempre la lettura di un classico, quest’anno tocca a Memorie del sottosuolo di Dostoevskij, se riuscirò vorrei leggere La conversazione necessaria di Turkle, un libro che approfondisce l’importanza del dialogo nell’era digitale. Non vedo l’ora di leggere Crawl Space di Jacobs e Sospeso di Salati e Barducci. Non è proprio un romanzo ma Città sola della Laing è sul mio comodino da quando è uscito e sarà la mia prima lettura in vacanza (ne ho lette una quarantina di pagine e non vedo l’ora di andare avanti). Questo è quanto farò in vacanza ad agosto. Buoni libri a tutti, ne escono troppi ma ce ne sono di bellissimi, cercateli.

     

  • Stefano Pirone


    8075281Il caso vuole che una delle mie letture da ombrellone di quest’anno rappresenti a modo suo la mia figura su una spiaggia. Carnagione pallida e insalubre ed evidente disagio tra orde di gente semi-nuda: potrei benissimo essere uno dei vampiri-tossicodipendenti-senzatetto sullo sfondo di The Orange Eats Creeps, romanzo d’esordio di Grace Krilanovich, dove la protagonista – dotata di leggeri poteri psichici indotti dall’uso di droghe – parte alla ricerca della sorella adottiva scomparsa, mentre viene inseguita da uno stalker che rimanda vagamente a Bob di Twin Peaks. Non si tratta certamente di una storia-di-vampiri-alla-Twilight, ma di un breve romanzo underground ambientato nel Nord-ovest Pacifico degli Stati Uniti degli anni Novanta tra gioventù bruciata e concerti hardcore negli scantinati. Non ho idea di cosa mi aspetti, ma una cosa è certa: «Still a better love story than Twilight» (cit. meme).

  • Donato Porcarelli


    9788836811441_0_0_300_75Estate, tempo di classici, o almeno io l’ho sempre vissuta cos, tuttavia quest’anno ho deciso di fare come la maggioranza dell’italico popolo lettore e dedicarmi (anche) al mistero, l’ignoto, l’indagine: il giallo insomma. Lo faccio però a modo mio portando sotto l’ombrellone un paio di libri che avevo in riserbo di leggere da qualche tempo. Il primo, Sei problemi per Don Isidro Parodi (preso nell’edizione Adelphi), è scritto a quattro mani da due geni assoluti del ‘900 che non hanno bisogno di presentazioni: Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares. Come da bandella mi preparo a “enigmi labirintici e inestricabili, di fronte ai quali qualsiasi altro investigatore avrebbe l’accortezza di battere in ritirata”. Col secondo resto in Argentina in compagnia di un altro gigante: Ricardo Piglia. Soldi Bruciati (Guanda, 2000) racconta la storia di una banda di criminali immersa in un vortice di rapine, omicidi, droga e fughe dalla polizia. Non vedo l’ora di assaporare la sapiente e magistrale scrittura di Piglia unita agli elementi tipici del thriller più brutale. Finita la razione di gialli, porto con me, come bonus, i regali di due amici. Di questi libri non dico nulla, solo leggeteli e fidatevi, che c’ho amici importanti io! Uno è La pioggia gialla di Julio Llamazares (Passigli Editori 2009) l’altro Insaziabilità di Witkiewicz nell’edizione tascabile Garzanti del ’73. Ciao belli!

    PS non credete a quello che ho scritto, in realtà non leggerò nulla, miro a fare il sottosegretario alla cultura!


  • Alessandro Ripane


    estatescorsa0Tra pochi giorni andrò a (ri)vedere Nick Cave, per l’occasione la mia fidanzata mi ha regalato (oltre che il biglietto del concerto) Mercy on me di Reinhard Kleist, edito da BAO, non ho idea di cosa aspettarmi (dal libro, Nicola Caverna invece so bene che non mi deluderà), vi farò sapere. Poi è da diversi anni che vorrei leggere Safari Honeymoon di Jesse Jacobs e In the Pines (sempre per restare in tema «murder ballads», quindi Nick Cave) di Erik Krieg (entrambi Eris Edizioni), quest’anno spero di riuscirci, al massimo aspetto che esca il film (vi giuro che non dirò «eh ma era meglio il libro!»)! Menzione speciale: non ho mai letto L’estate scorsa di Paolo Cattaneo (2015, Canicola Edizioni). Ora, con Paolo siamo anche amici, ma non gli ho mai detto che non ho letto il suo libro, ma vorrei tanto farlo, lui disegna tutte ste cose di periferia che a me fanno impazzire. Se mai leggerà questo spero che si arrabbi, così possiamo dissarci come i veri rapper.

  • Dario Rossi


    9788868525422_0_0_1793_75L’estate è un territorio ambizioso, per i lettori pigri. Ogni anno, arriviamo a giugno con una statistica di anobii impietosa, e con un mucchio di belle speranze su quella distesa di caldo e sabbia che, sicuro, rimedierà. Ho conosciuto ferie fruttuose, certo, però erano quelle parcheggiate in spiaggia, senza altro impegno che gli aperitivi. Invece quest’anno, se tutto va bene, mi aspetta un viaggio in macchina nei Balcani. La parte razionale di me sa che in viaggio non avrò altro dio che la Lonely Planet, ma il senso di colpa da lettore pigro ha già stilato una lista: per il colore locale Il derviscio e la morte di Meša Selimovic (senti là che profumo di Balcani) e Il ponte sulla Drina di Ivo Andrić (la sobrietà del classico); per l’attualità hipster La gente di Leonardo Bianchi e Realismo capitalista di Mark Fisher; come svago da spiaggia letterario La festa nera di Violetta Bellocchio e un Patricia Highsmith a caso che va sempre bene, direi Sconosciuti in treno. Probabilmente tutti questi libri languiranno nel portabagagli, e andranno a gonfiare la lista dei libri da recuperare a settembre. Poco male: l’estate da sempre decide da sola le sue priorità.

  • Silvia Quaglierini


    la-schiuma-dei-giorniQuest’estate leggerò tutte le opere che riuscirò a recuperare di un autore rispolverato da Marcos y Marcos, ovvero Boris Vian. Scrittore, drammaturgo, poeta e in ultimo, ma non per importanza, grande esperto di jazz. A lui si devono anche tutte le traduzioni in francese del buon Raymond Chandler (quello del Grande sonno tanto per capirci). Vian fu membro, con tanto di diplomino, del Collége de ‘Phataphysique, convinto sostenitore di Alfred Jarry e della sua patafisica ne enunciò uno dei suoi principi fondamentali: «È forse quello che spiega il rifiuto che manifestiamo di ciò che è serio, di ciò che non lo è, in quanto per noi è esattamente la stessa cosa». Spero di capirne di più tra una costosa granita ligure e un’altra.

    Inizierò dal suo primo romanzo La schiuma dei giorni, solo perché Queneau lo definì «la più struggente storia d’amore moderna mai scritta», ma anche perché tra i personaggi compare un certo Jean-Sol Partre, autore di un libro di successo, Il vomito. Pare che il vero Sartre non se la sia presa, e i due scrittori rimasero in buoni rapporti, almeno fino a quando la moglie di Vian non si fece l’altro come amante. 

    Malato di cuore da anni muore non ancora quarantenne. Leggenda vuole che fu stroncato dalla bruttezza del film tratto dal suo romanzo Sputerò sulle vostre tombe, libro che fu per altro vietato negli Stati Uniti per offesa alla pubblica morale. Concluderò così la mia estate, guarderò pure il film, almeno per capire se era il caso di prendersela così tanto. 

  • Liliana Rampello


    90b6b4430bb2c2323c8f81c4147baff0_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyPrima di tutto voglio garbatamente ma profondamente sorridere, quindi avendo adorato quel genio di Maggie Smith nel film omonimo, comincerò con Alan Bennett e La signora nel furgone (Adelphi), prima che finisca censita dall’orrido Salvini. Per mania incardinata sui dizionari non mi farò sfuggire (sempre Adelphi) Il professore e il pazzo, di Simon Winchester, che spero godibile. Per l’altra mia mania, che gira intorno a Virginia Woolf, avrò tra le mani di sicuro di Nino Strachey, Stanze tutte per sé, titolo francamente poco originale (speriamo nel resto, edizioni Ippocampo). Per non tralasciare il bel paese, vinca o no lo Strega, avendo già letto la grande Corsara della Petrignani, leggerò la Gerda della Janeczek (La ragazza con la Leica, Guanda). Ma poi, alla faccia dell’ombrellone, avendo finalmente tempo, viva i saggi, ne ho un bel po’ ecco solo qualche titolo: Franco Moretti, Il borghese (Einaudi), Il borghese fa il mondo, a cura di De Cristofaro e Viscardi (Donzelli), e Peter Brooks, Lo sguardo realista (Carocci). Tra Stromboli e la montagna francese.

  • Alessandro Raveggi


    BIGSUR29_Smith_Autunno_coverQuest’estate per metà messicana e per metà italiana è dedicata a letture e riletture a bordo campo, durante la stesura del romanzo. Dalla lista metodica, pesco: Il Quartetto d’Alessandria di Lawrence Durrell – be’, l’usato assieme alle due recenti riedizioni Einaudi permettono di completarlo, il quartetto – per la sensualità estrema della prosa-contenuto; Microfictions di Regis Jauffreut – purtroppo io ho la versione uscita per Folio nel 2008, ma siamo alla versione 2018 – libro-progetto-monstre, per la capacità di fare esplodere ritratti spietati in una pagina. Non può mancare Malinconia della resistenza (Bompiani) del mio amato Krasznahorkai, per l’imparabile tenuta dei periodi-piani sequenza – e perché secondo me è uno dei romanzi più attuali in materia di populismo… assieme, guarda caso, ad Autunno (Sur) di Ali Smith – eccellente anche per la prosa anti-utilitaristica della Smith, che è un piacere farsi scorrere addosso. In terra nostrana, direi che per molti potrebbe essere anche l’estate della Ortese, Il Porto di Toledo (Adelphi) o L’iguana, uno dei pochi romanzi «esotici» italiani. C’è poi, dopo Lanark, da menzionare Con un piede nella fossa, i racconti semiautobiografici di Alasdair Gray, anche per fare i complimenti all’audace casa editrice Safarà, che tiene sempre l’asticella molto in alto. Qui in Messico tra i tanti ho pescato I racconti di Alfonso Reyes (Oceano), che Borges (!) considerò il miglior prosatore della sua epoca (nel racconto La cena del 1912 si abbeverarono i realisti magici) e uno dei pensatori più importanti del mondo iberoamericano (in Italia conosciuto zero). Tra altri latinoamericani, sono «di parte» ma assolutamente in rilettura è I giardini di Kensington (Mondadori) di Rodrigo Fresán, mirabile anti-biografia sulle tracce di Barrie e del suo Peter Pan – il modo più ingegnoso per non fare biografia, facendola. E per finire, per un’estate di scrittura, non può che mancare la poesia, magari letta ad alta voce, su di uno scoglio: Tiziano Scarpa, Le nuvole e i soldi (Einaudi) e Le notti chiare erano tutte un’alba, la potente antologia dei poeti italiani della Prima Guerra Mondiale curata da Andrea Cortellessa (Bompiani). 

  • Sara Reggiani


    copertina-Elizondo-01-def-01-570x905-378x600Quest’estate mi dedico a quella preziosa grammatica per traduttori che porta la firma della cara Mariarosa Bricchi, La lingua è un’orchestra, e una volta tanto voglio leggere solo per piacere. In lista ho: The Largesse of the Sea Maiden di Denis Johnson, uno dei miei scrittori preferiti in assoluto; Farabeuf di Salvador Elizondo, perché mi fido dei gusti dell’amica e collega Giorgia Antonelli di LiberAria, e perché di questo delirante libro si è detto un gran bene; infine Sputerò sulle vostre tombe, Boris Vian, che durante Una Marina di Libri mi è stato caldamente consigliato da Livia Del Pino di Marcos y Marcos. Ma come al solito, fallirò miseramente nell’intento e da estive queste letture diventeranno autunnali. 

  • Luca Ricci


    51aGX6K2DvL._SX353_BO1,204,203,200_Alla maniera dei grandi moralisti francesi, Giacomo Sartori anziché fare i pistolotti dimostra di avere una coscienza. Questa esibizione, non disgiunta da un certo narcisismo indispensabile all’atto letterario, è ora un libro intitolato Autismi, già celebre perché pubblicato a puntate nel corso di svariati anni sul lit-blog Nazione indiana. Anche se la sua collocazione naturale sarebbe la Piccola Biblioteca Adelphi, ad occuparsene stavolta sono i tipi di Miraggi Edizioni. Come in Montaigne o in La Rochefoucauld, Sartori compone uno zibaldone di pensieri e piccole storielle, procedendo per balzi e strappi, ribadendo nei titoli dei pezzetti l’uso del pronome possessivo mio: Il mio lavoro, Il mio primo infarto, Il mio attuale editore… L’io di Sartori, micragnoso nell’arte dello storyteling (per fortuna), non lesina spietatezze e illuminazioni. Si occupa di quello di cui si può occupare una coscienza, cioè di tutto, dalla patria alla cacca.  

  • Marco Rossari


    41JCk3A33IL._SX311_BO1,204,203,200_Cosa leggerò quest’estate? Già, come dirlo, come saperlo? D’altra parte è quel periodo in cui hai dieci giorni di vacanza e dici che finirai tutto Mann, i diari di Kafka, due Bolaño, Zadie Smith, quattro gialletti e il capolavoro di tuo cugino rimasto chissà come nel suo cassetto e finito sai benissimo come sulla tua scrivania. E poi quale estate? Dove sarò? Arrivi a settembre e non hai nemmeno capito che cosa è successo. Comunque adesso sto leggendo un bel libro di racconti di Ottessa Mashfegh, Nostalgia di un altro mondo (Feltrinelli) ma ne ho finiti solo quattro e chissà se lo continuerò ad agosto (chissà dov’è finito, tra l’altro), poi ho ripescato un vecchio McEwan, Fra le lenzuola, che non avevo mai letto, inoltre mi piacerebbe smaltire qualcosa di quello che ho sul comodino, tipo romanzi che non so nemmeno più di avere, che ho lasciato sotto le pile, che spuntano e semplicemente non credevo nemmeno vivessero sotto il mio tetto (una volta ho dormito tre o quattro giorni con un libro sotto le lenzuola che avevo lasciato a metà ed era stato nascosto dal letto). Ho lì tra gli altri Io e Mabel di Helen Macdonald (Einaudi), Il professore e il pazzo di Simon Winchester (Adelphi), L’alfabeto di fuoco di Ben Marcus (Black Coffee) ed eternamente Il male oscuro di Berto, che non ho mai aperto. Però mi piacerebbe anche affrontare qualche mastodonte, tipo che so Paradiso di Lima, rifatto da Sur, oppure un classicone come Il mulino sulla Floss, di George Eliot (Garzanti). Leggerò di sicuro Le nuvole e i soldi di Tiziano Scarpa (Einaudi), perché è uno scrittore di cui leggo tutto, che spunta sempre da un punto imprevedibile e perché la sua poesia ha qualcosa di gioioso per nulla paludato. Però è anche possibile che ad agosto rilegga Viaggio al termine della notte. Ci rimugino su da un po’, forse l’ho letto che ero troppo giovane (avevo due anni). Ah, poi devo finire una rilettura di Moby Dick per una cosa di lavoro: è la seconda volta che me lo arpiono e non è sano, ma chi è sano in quel libro? Oppure mi leggo solo qualche poesiola di Emily Dickinson: se ci stai dentro abbastanza a lungo, ci trovi l’universo in una sillaba, in un singulto, inoltre di recente ho parlato di lei in pubblico e la serata mi è stata così cara da lasciarmi la voglia di rileggere e magari ritradurre per piacere qualcosa (ma per piacere!). Oppure, sai cosa, mi leggo le istruzioni del cellulare: così entro in sintonia con la pancia del paese e magari imparo anche a usare quel cazzo di navigatore.


  • Federica Sabelli


    cover__id917_w800_t1465131705.jpg&Apro la mia estate romana già satura di sudate in bici e agenti immobiliari leggendo Ferdydurke di Gombrowicz per ricordarmi che poi, in prospettiva, tornare a scuola sarebbe comunque meno tragico del cercare casa a Roma.

    Dopodiché mi butterò su Mosca-Petuškì. Poema ferroviario di Venedikt Erofeev perché, si sa, dopo aver trovato casa (o dopo non averla trovata) si beve. E quando la sbronza sarà finita mi riprenderò con Riso nero di Sherwood Anderson con qualche scappatella a I detective selvaggi (era pure ora, eh).

    I buoni propositi continuano con Il viaggiatore del secolo di Andrés Neuman, L’incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon, Il primo Dio di Emanuel Carnevali, Nostalgia di Mircea Cărtărescu e Il luogo senza confini di José Donoso. Tutto pur di non pensare alla casa.

  • Stefano Scanu


    UnknownPer uno che come me fa il libraio, scegliere quale sarà la prossima storia da leggere è un esercizio quotidiano: punto un libro sullo scaffale o nella scatola delle novità e comincio a rimuginarci finché non lo compro. Così è successo con Battaglie e trionfi. Quarant’anni di ricordi di P.T. Barnum. Pregusto il momento in cui quest’estate mi farò intrattenere dal leggendario imprenditore circense ma soprattutto dalla donna barbuta, dalla sirena delle Figi, dall’uomo aragosta e da tutti gli altri freaks dello show. Consigliato a chi ancora pensa che la realtà superi la fantasia o semplicemente a chi vuole leggere una storia autentica senza crederci veramente.

  • Luca Serafini


    9788831710626La storia della sinistra è costellata di analisi delle sconfitte, ma mai come quest’estate si imporranno riflessioni improcrastinabili sugli errori commessi e su come provare a tornare a galla, usando sempre metafora balneare. Un’utile guida in questo senso è l’agile saggio di Mark Lilla L’identità non è di sinistra (Marsilio). Da democratico che ha visto la sinistra americana impotente di fronte all’avanzata di Trump, questo professore della Columbia University individua nel cedimento alla politica identitaria dei movimenti sociali la principale causa di disconnessione tra la sinistra politica e il paese reale. Per Lilla la sinistra ha un futuro solo se il movimentismo guarda oltre il proprio ombelico ed è in grado di riconnettersi a valori in cui tutti possono identificarsi, come quello di cittadinanza. Una riflessione quanto mai attuale, alla luce di quanto va proponendo il probabile futuro segretario del Pd Nicola Zingaretti.

  • Danilo Soscia


    5decc9577383d42ad9458d549abe8ce8_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyIl piano delle letture stagionali è per me sempre teso tra verità e menzogna. Un piccolo corpus dall’aspetto straniero, le cui membra sono desideri, curiosità, bestialità, civetterie studiate all’occorrenza. Uno specchio distorto fatto di quei libri che attendono il lutto agostano per essere letti. Le Ombre giapponesi di Lafcadio Hearn, appena ripubblicate da Adelphi, sono in tal senso il primo mattone di questo corredo. Seguono, in crescendo, le tragedie apocrife di Ghiannis Ritsos raccolte in Quarta dimensione (Crocetti), e un quaderno di memorie trascritto da Ibn Fadlàn, di cui Luni Editrice ha pubblicato Un viaggiatore arabo nelle oscure terre del lontano Nord. Infine, due amori di gioventù. Il Libro dei sogni di Artemidoro di Daldi (ancora Adelphi), inventore di una tassonomia onirica i cui mostri esprimono una sinistra appartenenza contemporanea, e l’Iliade nella nuova, miracolosa traduzione di Franco Ferrari (Mondadori): la sua «ira sciagurata» riferita ad Achille Pelide è già proverbiale.

  • Antonio Sunseri


    carneSotto il sole, tra una birra e un calippo ho deciso di ripescare quattro libri dall’ordalia di acquisti invernali, per affrontare gli inferni quotidiani e pensare al domani.

    Inizierò con Hurricane di James S. Hirsch (66thand2nd) che racconta la vicenda umana prima che giudiziaria di Rubin Carter, pugile nero 29enne, un viaggio nell’anima più oscura americana quella delle tensioni razziali.

    Subito dopo vorrei leggere La carne esordio di Emma Glass  (Il Saggiatore) la fiaba-incubo in cui una ragazza vegetariana viene stuprata dall’uomo-salsiccia.

    Per concludere con la doppietta Mio padre la rivoluzione e la scrittura enigmatica di Davide Orecchio (Minimum Fax) e Inventare il futuro di Nick Srnicek e Alex Williams (Nero), una lettura obbligatoria per affrontare il futuro e il futuro dell’Estate: Settembre.

  • Leonardo Taiuti



    COP_Packer.inddIn questi mesi ho intenzione di dedicarmi a libri che lascio sugli scaffali ormai da troppo tempo. Grazie ad alcuni graditi suggerimenti ho potuto godere delle opere di Albrecht Goes e Miriam Toews (Notte inquieta e Un complicato atto d’amore, Marcos y Marcos), mentre adesso sto leggendo lo splendido libro dell’amico Rosario Esposito La Rossa, Fiori d’agave, che mi sta piacendo tanto. Dal mese prossimo, sebbene non sia abituato a programmare in anticipo ANCHE le letture, ho in lista la novità degli amici di CasaSirio, Lamentation di Joe Clifford (mi devo documentare su Joe, corre voce che debba venire in Italia a breve). E poi, dato che si trova sempre il tempo di essere fastidiosi senza motivo, mi dedicherò Bere caffè da un’altra parte di ZZ Packer, di cui voglio anticipare la lettura per poter stuzzicare il Giammarco sulla traduzione.

  • Giuseppe Zucco


    la-famiglia-aubrey-673x1024Non è aprile il più crudele dei mesi, ma agosto – di tutti i libri che vorrei leggere, e consultare, o quanto meno tenere vicini come un amuleto durante le vacanze, lo spazio esiguo di una valigia ne restringerà implacabilmente il numero, spezzandomi il cuore. Per ora, so già che porterò con me Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij (Oscar Mondadori) e La famiglia Aubrey di Rebecca West (Fazi). Vediamo se riuscirò a impilare un altro titolo. Ci vorrà organizzazione e fortuna. Ma se potessi attentare allo spazio delle valigie altrui, e promuovere su larga scala quella leggerissima scoliosi che affetta i corpi dei più temerari – coloro che leggendo in sperdute stazioni ferroviarie, o in minuscole camere d’albergo, o in spiagge senza un alito d’ombra, ridono e tremano e delirano, viaggiando e colmando certi lunghissimi e caldissimi pomeriggi con i libri comprati e portati negli zaini a prescindere dal peso e dal volume e a scapito di qualsiasi altra provvista, essendo poco o per nulla coscienti che quella fatica verrà ricompensata, poiché frutterà nei gloriosi tempi a venire amore, amore vero, amore imprevisto e sincero per ogni creatura del cosmo infinito, e di conseguenza la possibilità di essere essi stessi ammessi nel cosmo, e a loro volta amati e compresi – non ci metterei un attimo a consigliare alcuni dei migliori libri usciti negli ultimi mesi: La vita delle ragazze e delle donne, di Alice Munro (Einaudi); Ogni giorno è un dio, di Annie Dillard (Bompiani); Satana a Goraj, di Isaac Bashevis Singer (Adelphi); La vita delle piante, di Emanuele Coccia (il Mulino). 

  • Elisa Talentino


    Unknown-2L’estate di solito la dedico a godermi i libri impegnativi comprati durante l’anno durante slanci di ottimismo e lasciati a decantare in libreria in attesa di tempi più dilatati e di relax.

    Le ferie sono in arrivo e mi dedicherò alla lettura di 4 3 2 1 di Paul Auster, che richiede concentrazione e clima vacanziero e Tibetan peach pie di Tom Robbins, autore amore della mia adolescenza che torna con la storia della sua incredibile vita. 

    Mi attendono poi due graphic novel molto diversi tra loro ma che promettono molto bene per ragioni differenti: Io sono Una di Una, un racconto intimo che denuncia la violenza di genere e poi Megahex di Simon Hanselmann, la psichedelica storia di una giovane strega depressa e del suo gatto parlante.

  • Giordano Tedoldi


    phpThumb_generated_thumbnailjpgSto leggendo Bach di Piero Buscaroli (Mondadori). Bach non è il mio compositore preferito, il mio compositore preferito è Anton Bruckner, però subito dopo c’è Bach. Non è solo la biografia di un grande musicista, ma anche una storia della civiltà tedesca dell’epoca. Da qualche tempo la morfologia delle civiltà mi interessa particolarmente, e infatti sto leggendo anche Il tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler (Longanesi) e L’unico e la sua proprietà di Max Stirner (Adelphi). La lettura del Bach è resa particolarmente piacevole dal fatto che mi fa scoprire gemme come la «nuda voce di contralto che grida solitaria, sul rauco singhiozzare di due oboi da caccia» nell’aria in sol minore Vergib o Vater, unsre Schuld, della Cantata 87.

  • Nadia Terranova


    4107129-9788817099455Mi porto in valigia L’amore capovolto di Corrado Fortuna e Fancy Red di Caterina Bonvicini, fra gli autori italiani, e L’educazione di Tara Westover fra gli stranieri: sono, fra le ultime uscite, quelli che più mi incuriosiscono. E il libro su Cesare Garboli di Rosetta Loy. Poi ho voglia di rileggere I Buddenbrook dopo tanto tempo. All’ultimo infilerò dentro anche qualcuno dei Philip Roth che mi mancano.

  • Mauro Tetti


    maestosolabbandono_low-3Letture dall’universo fa pensare a una cosa che viene da molto lontano. Ma stavolta le mie, di letture, sono legate agli eventi letterari della città in cui vivo, che è Cagliari ed è solo un puntino sulla mappa ma delle volte in quel puntino succede il mondo. Il Festival Marina Cafè Noir, appena concluso, in gemellaggio con I Boreali Festival mi muove verso la letteratura nord europea, leggerò il nuovo progetto Iperborea The passenger: Islanda,  e il romanzo d’esordio della scrittrice danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen intitolato Isola. Proprio davanti a un mare inquieto un caro amico mi ha consigliato la lettura di Dove lei non è di Roland Barthes (Einaudi). Uno sguardo, ma più di uno sguardo, alla nuova collana Altrove, Chiarelettere curata da Michele Vaccari; alle nuove uscite NN e al romanzo di Sara Gamberini, Maestoso è l’abbandono, Hacca edizioni. 

  • Altaf Tyrewala


    820667c7-d4d4-4553-831a-b33aee599820La mia estate quest’anno sarà dedicata a L’anno dei fuggiaschi di Sunjeev Sahota (Chiarelettere). Il suo ritratto dell’esperienza dei migranti irregolari in Uk ne fa un aspirante candidato allo status di capolavoro. Ma Sahota, nato nel Regno Unito, si spinge perfino oltre, rappresentando con precisione morale e letteraria le condizioni in India che forzano a catapultarsi in una terra straniera e inospitale i suoi indimenticabili personaggi. Sotto molti aspetti, non cambierà nulla per loro: arrivano da un’economia neocapitalista senza lavoro a un’economia postcapitalista senza lavoro. Eppure, per molti versi, la vita in Uk inverte tutte i loro precedenti privilegi o punti deboli: l’intoccabile è corteggiato dalle caste superiori angloindiane mentre chi veniva dalle caste superiori si ritrova immerso fino alle ginocchia nelle fogne londinesi a sciogliere fatbergISono iceberg di grasso che intasano le fogne. Il tono narrativo quasi borderline con l’autismo riflette e amplifica l’aridità di questi eroi senza nazione, senza storia e senza fede.

  • Giovanni Turi


    2774639_710516Come ogni estate, mi ripropongo di leggere quel centinaio di libri che si sono accumulati negli ultimi mesi, ma se andrà bene, ne sottrarrò dal mucchio una dozzina; tra questi sicuramente La gioia di scrivere di Wisława Szymborska, perché mi sono riaccostato da poco alla poesia e questa raccolta mi è stata donata da una persona speciale, e Le consapevolezze ultime di Aldo Busi, che è uno dei migliori scrittori italiani e anche quando vola basso è ben al di sopra della media.

  • Sara Valente


    Unknown-1Esistono letture adatte a ogni stagione? Non lo so, e a dire il vero non ne sono nemmeno così sicura. Però se dovessi pensare a un libro da leggere per il periodo afoso che verrà (o che forse è già arrivato), credo che si tratterà dell’indiscutibile Un uomo che dorme di Georges Perec (Quodlibet, collana Compagnia Extra) perché, proprio come il protagonista di questo romanzo, mi sono resa conto che, sotto sotto, va bene (e fa bene) desiderare di dimenticarsi per un po’.

  • Chiara Vatteroni


    NZO-1Sappiatelo: non amo più i libri, quelli di carta; non amo più le pile disordinate sui comodini (quello di mio marito, per intendersi); non amo più le file dei dorsi sui ripiani degli scaffali e che bisogna leggere con la testa inclinata da una parte per trovare quello che si è messo proprio lì ma adesso non c’è.

    La mia vita di lettrice ruota tutto intorno ai tablet, agli e-reader e alle app Kindle e Tolino sullo smartphone.

    Dai miei libri immateriali (polvere-free, disordine-free, ingombro-free) pesco un paio di titoli meno conosciuti di Joyce Carol Oates: Scomparsa e Zombie. Il primo ha un’apparente trama di indagini, ma la parte più consistente è data dallo studio psicologico. Il secondo promette di essere quasi «sperimentale», il racconto in prima persona di una personalità disturbata.

    Nella mia estate non mancheranno sicuramente uno o due titoli di Eugenio Borgna: in segno di rispetto, le sue opere le compro ancora in cartaceo: il più recente è La nostalgia ferita, un libriccino breve, che sicuramente integrerò con titoli più vecchi e più corposi, come Le parole che ci salvano e Di armonia risuona e di follia

    E poi sicuramente, non potrò fare a meno di indulgere nel mio vizio nascosto: Jo Nesbø. Adoro il modo in cui mi tiene avvinta, la violenza gratuita e perversa dei suoi assassini, che mi nausea (ogni volta mi propongo di smetterla di comprarlo)  e mi intriga perché  come diavolo ha fatto a pensarci? L’ultima uscita, il «remake» di Macbeth, ha un fascino irresistibile, peccato solo che non c’è Harry Hole.

  • Michela Volante


    8184989_2995214Leggendo e scrivendo per mestiere tutto l’anno, ci sono delle estati in cui mi presento in spiaggia il primo giorno brandendo una pila di riviste femminili comprate all’ultima edicola disponibile ripetendo a me stessa e a tutti gli altri che non ne posso più, non sono in grado di leggere nemmeno una riga che appartenga a un organismo dotato di trama o personaggi. Per mezza giornata provo a tuffarmi nella lettura disimpegnata, cercando di non vedere né l’indicazione del minutaggio di lettura previsto (mi infastidisce moltissimo) né la mia quasi totale ignoranza dei vip che occhieggiano dalle pagine. Non funziona, non ce la faccio, bramo un libro tra le mani, una storia nuova o già nota che mi porti via fra un bagno e un altro, fra un caffè freddo e un giro in canoa. Già nel pomeriggio sono un’anima in pena che guarda con invidia tutti quelli con il naso dentro a un libro. Finisce che torno all’edicola e compro quel che trovo basta che sia un libro e, perciò, imparata la lezione, quest’anno partirò con un po’ di libri e comincerò dal romanzo di Matteo Fontana, Il veleno dei ricordi, Feltrinelli, titolo un po’ fuorviante per un romanzo denso e originale che, per quanto ho finora letto, ha il passo lungo e complesso della grande narrativa novecentesca. Ruota intorno al disastro di Cernobyl, ha una scrittura alta e misurata, personaggi torniti e struttura letteraria: non ha dunque nulla della lettura disimpegnata, che è proprio quello che alla fin fine voglio.

  • Isabella Zani


    stangnethQuest’estate sono talmente indietro con tutte le scadenze di lavoro che non solo non mi si vedrà granché sotto alcun ombrellone o figuriamoci per passeggiate montane, ma nell’unica mezz’ora libera e cosciente della giornata (cioè quella che va dall’assunzione delle gocce per dormire al loro effetto paralizzante e tramortente) ho iniziato – e spero solo di terminare senza accusare disturbi più gravi dell’insonnia – una biografia di Adolf Eichmann (Bettina Stangneth, La verità del male. Eichmann prima di Gerusalemme, traduzione di Antonella Salzano, Luiss University Press), non precisamente la lettura più vacanziera che si possa immaginare.

  • Paolo Zardi


    81N-IuIIyRLContinua, anche quest’estate, il mio lungo periodo di letture disordinate e non sistematiche: la curiosità prevale sul rigore. Per quanto riguarda la narrativa, inizierò a breve Non sarò mai la brava moglie di nessuno di Nadia Busato (SEM), un romanzo su Evelyn McHale, l’impiegata che si gettò da un grattacielo di New York nel 1947 e che fu fotografata dopo l’impatto. In parallelo, non appena avrò concluso di leggere la biografia su Hitler di Ian Kershaw (Bompiani), partirò con La cospirazione contro la razza umana di Thomas Ligotti (Il Saggiatore). E per finire, immersione nelle Myricae di Giovanni Pascoli.

  • Giulia Zavagna


    Cop_ALFABETO-714x1030In vacanza, soprattutto d’estate, mi piace dedicarmi a letture lontane da quelle a cui sono abituata e con cui passo la maggior parte dell’anno, per lavoro e per piacere. Vorrei quindi abbandonare i lidi sudamericani per un po’ – con la sola eccezione del libro che sto traducendo e che mi farà compagnia per qualche ora ogni giorno –, e portare al mare pochi libri ma giusti, che siano davvero lontani, che siano davvero vacanza. Il programma è di fare un salto in Giappone con Tokyo Soundtrack di Furukawa Hideo, pubblicato da Sellerio qualche mese fa (trad. Gianluca Coci), per poi tornare in Europa e tuffarmi nel 1947 di Elisabeth Åsbrink, autrice svedese portata qui da noi da Iperborea (trad. Alessandro Borini).

    Se fossi realista mi fermerei qui, ma senz’altro in valigia infilerò il Kindle e qualche altro quintale di carta (L’alfabeto di fuoco di Ben Marcus, per esempio, Edizioni Black Coffee; e un Pavese d’annata, immagino), che non si sa mai.

    La mia vita di lettrice ruota tutto intorno ai tablet, agli e-reader e alle app Kindle e Tolino sullo smartphone.

    Dai miei libri immateriali (polvere-free, disordine-free, ingombro-free) pesco un paio di titoli meno conosciuti di Joyce Carol Oates: Scomparsa e Zombie. Il primo ha un’apparente trama di indagini, ma la parte più consistente è data dallo studio psicologico. Il secondo promette di essere quasi «sperimentale», il racconto in prima persona di una personalità disturbata.

    Nella mia estate non mancheranno sicuramente uno o due titoli di Eugenio Borgna: in segno di rispetto, le sue opere le compro ancora in cartaceo: il più recente è La nostalgia ferita, un libriccino breve, che sicuramente integrerò con titoli più vecchi e più corposi, come Le parole che ci salvano e Di armonia risuona e di follia

    E poi sicuramente, non potrò fare a meno di indulgere nel mio vizio nascosto: Jo Nesbø. Adoro il modo in cui mi tiene avvinta, la violenza gratuita e perversa dei suoi assassini, che mi nausea (ogni volta mi propongo di smetterla di comprarlo)  e mi intriga perché  come diavolo ha fatto a pensarci? L’ultima uscita, il «remake» di Macbeth, ha un fascino irresistibile, peccato solo che non c’è Harry Hole.

Note   [ + ]

I. Sono iceberg di grasso che intasano le fogne