«L’ospite» di Carla Fronteddu

Carla Fronteddu

«Finalmente.»

«Sei stanca?» 

«No, ma ne avevo abbastanza.»

«Procedi in direzione sud ovest.» 

«Perché accendi il navigatore? Lo sai che tra poco perderà il segnale.»

«Svolta leggermente a destra.»

«Vabbè, mi fa compagnia.» 

«Tu? Stato bene?»

«Normale. Forse se avessimo avuto più confidenza…»

«Può darsi. Ho accettato solo per educazione.»

«Tra duecento metri svolta a destra.»

«È stata gentile a invitarci però.»

«Uhm. Ne avrei fatto volentieri a meno.»

«Come mai hanno una casa in città e una qui? Non ho avuto il coraggio di chiederglielo.»

«Da quanto ho capito era la casa di famiglia di uno dei due. Quando sono morti i genitori lui l’ha ristrutturata da cima a fondo.» 

«Al posto loro l’avrei data via. Che se ne fanno di due case a 20 km di distanza?» 

«Non so, magari l’hanno tenuta per affetto.»

«Bello spreco di soldi.»

«Non hanno di questi problemi, loro

«…»

«Rielaborazione del percorso in corso.»

«Certo, io mi farò troppi problemi, ma quando vedo queste scene…  voglio dire, ti sembrava una situazione normale?»

«Uhm?» 

«I bambini svegli fino a quest’ora, cos’è, mezzanotte?»

«Rielaborazione del percorso in corso.»

«Cazzo.»

«Che c’è?»

«Abbiamo sbagliato strada.»

«Hai sbagliato strada.»

«Grazie per la collaborazione.»

«Dovevi solo fare la stessa strada dell’andata.»

«Sì, brava, ma se non si vede un accidente.»

«Torna indietro.»

«…»

«Torna indietro, no?!»

«Se mi dai il tempo di trovare una piazzola…»

«Comunque, al di là dell’ora, non mi sembrava proprio il contesto adatto a dei bambini.»

«Dove cazzo vivono questi…»

«E tra tutti i loro amici nessuno che abbia moderato un po’ il linguaggio.»

«Non è che abbiamo passato il bivio un’altra volta?»

«…»

«Svolta a sinistra in strada Comunale 24.»

«Eccolo!»

«Tra un po’ lo userai anche in casa.»

«…»

«Prosegui su strada Comunale 24.»

«A un certo punto mi voleva pure passare una canna…»

«Chi?»

«Lei.»

«Tra seicento metri svolta a sinistra verso strada provinciale 408.»

«Fumava uno spinello?» 

«Spinello? Quanti anni hai?»

«…»

«Davvero, a volte parli come un vecchio.»

«E quando te l’ha passata, questa canna

«Di’ un po’, hai parlato col suo compagno?»

«… Giusto due parole, lì, al tavolo degli affettati.»

«Prosegui su strada provinciale 408.»

«Deve essere un uomo interessante, lui. Che impressione ti ha fatto?»

«T’ho chiesto una cosa comunque.»

«Quando l’ho accompagnata in cantina, che importanza ha? Insomma? Che impressione ti ha fatto?»

«Non lo so. Te l’ho detto, c’ho scambiato giusto due parole.»

«Credo che sia abbastanza richiesto come architetto. La casa che hanno in città è particolarissima… Quando ci siamo incontrate da lei mi aveva messo un po’ in soggezione, sembra una di quelle case che si vedono sulle riviste. Capisci cosa intendo?»

«Uhm.» 

«Certo, per finire sul serio su una rivista dovrebbe far sparire il macello che c’è dentro. Ti ricordi che ti avevo detto dei piatti nel lavandino?»

«Sei sicura che fosse proprio uno…, una canna?»

«E comunque non puoi capire.» 

«Eppure, io non ho sentito odore d’erba…»

«Davvero, non abbiamo vissuto neanche un giorno con la casa in quelle condizioni.»

«…»

«Mi stai ascoltando?»

«Magari neppure da loro è sempre così.»

«No, te lo assicuro, non è un disordine che si fa così, in quattro e quattr’otto. È una confusione stratificata quella.»

«Uhm.»

«Anche questa casa è bella, no? Si capisce che lui ha un gran gusto. Deve essere un tipo in gamba, peccato che tu non ci abbia fatto amicizia.»

«E lei cosa fa?»

«In che senso?»

«Di cosa si occupa?»

«Di nulla, è questo il bello! A quanto pare faceva un dottorato quando è rimasta incinta del primo figlio.»

«Dottorato in cosa?»

«È importante?»

«Era così, per chiedere…»

«Non mi ricordo… archeologia, antropologia… credo che non l’abbia neppure finito.»

«Non deve essere facile con un bambino piccolo.»

«Secondo me invece ha pensato Chi me lo fa fare adesso che ho trovato chi mi mantiene?. Si è sistemata proprio bene, dammi retta.»

«…»

«Ma la cosa veramente assurda sai qual è? Che fa sempre quella affannata! Ora, se ti affanni per così poco, non sei proprio messa bene.» 

«Alla rotonda prendere la terza uscita e prendere viale Toselli.»

«E spegnilo un po’ ‘sto coso!»

«…»

«Hai visto come veste i bambini?»

«Non c’ho fatto caso.»

«Ma se li hai avuti tutta la sera sotto gli occhi.»

«E non sono stato a guardare cosa avevano addosso.»

«Dice che non vale la pena stirargli i vestiti, tanto li deve cambiare almeno due volte al giorno.» 

«Non mi sembra un ragionamento così assurdo.»

«Ah, no? Quindi, fammi capire, siccome dovrai cambiargli maglietta nel pomeriggio li fai stare in disordine tutto il giorno? Ma che logica è? Se io mi potessi permettere il lusso di non lavorare…»  

«…»

«Ma sai cosa ha avuto il coraggio di dirmi?»

«Ti prego… chi se ne frega di come veste i suoi figli.»

«Certo, perché queste cose non ti riguardano, vero?» 

«…»

«Tanto c’è chi ci pensa al posto tuo.»

«Non cominciare dai…»

«Non cominciare?!»

«Era andato tutto bene finora…»

«Sì, uno spasso.»

«Perché non mi aiuti a trovare parcheggio? Guarda dal tuo lato.»

«…»

«Dai, sentiamo. Cosa ha avuto il coraggio di dirti?»

«… insomma, la stavo aiutando con le coppette del gelato e lei, al solito, si lamentava di com’è dura con tre bambini.»

«Uhm.»

«E io “sì, certo ti capisco”, tanto a una così cosa le vuoi dire? Quando a un certo punto mi fa “poi, sai, ultimamente ci si mette anche Checco…”. Tra parentesi, ma a quarant’anni puoi chiamare ancora tuo marito Checco?!»

«E come lo deve chiamare?»

«Checco? Come un ragazzino?»

«Ma pure lui si presenta come Checco.»

«Che c’entra! Comunque, ha buttato là questa cosa e io non ho fatto domande. Voglio dire, mica siamo amiche io e lei?» 

«Non c’è neanche un buco stasera.»

«Vabbè, se non te ne frega niente…»

«Ma no…Ti stava dicendo qualcosa su suo marito, vai avanti.» 

«Non sono sposati.»

«Vabbè, e che ti ha detto?»

«Testuali parole: “la sera non faccio in tempo a entrare nel letto che mi trovo la sua mano tra le cosce”.»

«Ah, siete andate al sodo.»

«Fosse per me, me lo sarei risparmiato.»

«E insomma? Che ti ha raccontato?»

«Ma nulla, anche quello era un pretesto per lamentarsi.»

«Perché? Lui non riesce a …?»

«Macché!»

«E allora?»

«A quanto pare ci teneva a dirmi che quando gli risponde che è stanca – sa lei di cosa – lui si offende.»

«Uhm.»

«Continuava a guardarmi col cucchiaio in mano e a ripetermi “questa cosa mi fa stare davvero male”. E perché lo vieni a dire a me, le avrei voluto chiedere?»

«Succede spesso?»

«Cosa?»

«Glielo dice spesso?»

«Ma che ne so?! Secondo te gliel’ho chiesto? Mi è sembrato già inopportuno che me ne parlasse.»

«Anche noi non facciamo quasi mai l’amore.»

«Lì, c’è un posto dietro al furgoncino blu.»

«No?»

«Cosa?»

«Quello che ho detto: non facciamo quasi mai l’amore.»

«Attento al marciapiede.»

«…»

«Beh, se lo vuoi proprio sapere, io qualche motivo per essere realmente stanca, a differenza sua, ce l’avrei.»

«Che fai?»

«Mi accendo una sigaretta, che faccio…»

«Siamo arrivati, non puoi aspettare di scendere?»

«Quanto rompi.»

«Sei incazzata?»

«Ti sembro incazzata?»

«Fai sempre così.»

«Così come?»

«Ti irrigidisci.»

«…»

«Aspetta dai, resta seduta e affrontiamo il discorso per una volta.»

«Mi dici perché dobbiamo sempre finire a parlare di sesso? Non credevo di aver sposato un erotomane.»

«Ma se sei stata tu a dire che anche loro non scopano! Pensavo…»

«Scopano? Da quando parli così?»

«Voglio dire, da come ne parlavi mi sembrava che capissi più le ragioni del marito che…»

«Non è suo marito, quante volte te lo devo ripetere che non sono sposati?»

«Sbaglio o la stavi criticando perché non si concede al compagno? Così va meglio?»

«No, la stavo criticando perché ha tutto e riesce comunque a lamentarsene.»

«Una cosa in comune però ce l’avete, no?»

«Insisti?»

«Non capisco perché vuoi negarlo.»

«Te l’ho detto, perché a differenza sua io mi faccio il culo tutto il giorno.»

«Se non fossi stanca invece…»

«Guarda che io non ti devo proprio nulla!»

«Come lei non deve nulla a suo marito suppongo.»

«Oh, ma ti ci sei proprio fissato!»

«Io mi ci sono fissato?!»

«…»

«Vabbè, lasciamo perdere.»

«…»

«…»

«E comunque non è che siamo tutti uguali.»

«Che vuol dire?»

«Che bisogna tenere conto di quel che si prende. O di quel che si offre.»

«Che intendi?»

«Che intendo, intendo quello che ho detto, che non siamo tutti uguali, non abbiamo lo stesso diritto di lamentarci. Mi sembra chiaro no?»

«No, per niente.»

«Figuriamoci.»

«…»

«Allora? Scendiamo?»

«Comodo cavarsela così.»

«Sarebbe a dire?»

«Spiegami quello che hai appena detto.»

«…»

«Intendevi che non può lamentarsi del fatto che suo marito insiste quando lei non ha voglia, perché dal tuo punto di vista lei ha tutto

«Sei diventato il suo avvocato?»

«Non provarci.»

«A fare cosa?»

«Non cambiare argomento. Allora, è così?» 

«…»

«Mentre tu sì, tu puoi lamentarti perché non hai le stesse cose.»

«…»

«Giusto?»

«Falla finita.»

«Dimmi perché tu puoi lamentarti e lei no.»

«Stavo parlando di lei, non di me.»

«Ma pure tu non vuoi parlare del fatto che non scopiamo.»

«Sì, infatti non ne posso più.»

«Allora spiegami cosa significa che non siamo tutti uguali e la finiamo qua.»

«…»

«Allora? Se tu facessi la sua vita sarebbe diverso?»

«…»

«E da chi dipende se non è così?»

«…»

«Dipende da me?»

«Smettila.»

«Rispondi.»

«Non capisco dove vuoi andare a parare.»

«Lo capisci benissimo invece.»

«…»

«Allora?»

«Allora che?! Smettila di torturarmi.»

«Di torturarmi?»

«Sì, hai capito bene.»

«Dovresti stare più attenta a quello che ti fai uscire di bocca.»

«…»

«E adesso scendiamo.»