La salma di James Purdy

Stefano Friani

Precedenza assoluta alla notizia di servizio: mercoledì 13 marzo 2019, nel decimo anniversario della sua scomparsa, la salma di James Purdy sarà traslata dagli Stati Uniti a Weedon Bois nel Northamptonshire, al cimitero accanto alla chiesa di St Mary, per riposare vicino alla tomba della sua benefattrice, la poeta inglese Dame Edith Sitwell, secondo le ultime volontà dello scrittore americano.

Può esserci una storia più purdiana di questa?

Per celebrare questo pleonastico rito di passaggio è stato organizzato un simposio con qualche intervento e lettura destinato a tutti gli zelanti adoratori di Purdy – noi di Racconti inclusi – e ci sarà gente che arriverà in Inghilterra dai quattro angoli del globo. Se volete, consideratevi invitati.

Autore idiosincratico e dallo status semicultuale, James Purdy oggi sta vivendo una ennesima e sempre tardiva riscoperta partita in Italia dalla pubblicazione delle sue short stories nelle nostre edizioni, ed estesasi prima a Londra dove va in scena il suo Paradise Circus e poi anche nella madrepatria, da sempre a ricasco dei lettori europei per apprezzare «uno degli scrittori più violenti della storia della letteratura», come l’ha definito Giordano Tedoldi, uno dei suoi massimi estimatori che, oltre alla ricca postfazione di A casa quando è buio  di prossima uscita nelle patrie librerie, ha introdotto anche la nuova edizione americana di Narrow Rooms per Valancourt Books.

L’esistenza in vita e postmortem di Purdy lo ha visto riscoperto e dimenticato innumerevoli volte, fin quando uno tra i suoi molti ammiratori-scrittori – fila nelle quali annoveriamo Dorothy Parker, Paul Bowles, Susan Sontag, Gore Vidal, Ben Marcus e David Means per dirne qualcuno; una lista che ne fa il writer’s writer per eccellenza –, tale Jonathan Franzen, non ha insignito nel 2005 il suo Rose e cenere della prestigiosa Clifton Fadiman Medal per l’eccellenza nel campo della narrativa, in una cerimonia commovente raccontata su Lambda Literary da Donald Weise, uno dei tanti che per anni lo ha rifocillato, facendogli di tanto in tanto la spesa e portandogliela sulla soglia del suo appartamento di Brooklyn zeppo di foto in bianco e nero di vecchi pugili e edizioni di classici greci e latini.

La baronessa Dame Edith Sitwell, la sua prossima vicina di tomba, aveva ricevuto i racconti di Purdy presso la residenza al castello di Montegufoni, vicino Firenze, e si era convinta leggendo Tempo di sera di aver scovato un nuovo e promettente autore nero. Non sarà la sola a prendere quest’abbaglio; d’altronde l’immaginario purdiano è quasi completamente estraneo a quello dei suoi conterranei bianchi e come avrà a dire lui stesso, ciò che gli interessava stava «sotto la pelle». Come essere umano riteneva con Terenzio che in quanto uomo humani nihil a me alienum puto. Purdy si è abbeverato ai classici antichi, al teatro giacomiano e alla Bibbia di re Giacomo. La sua anglofilia non passerà certo inosservata a Dame Edith Sitwell. È il 1956, e la raccolta che ha in mano la baronessa-poeta è Non chiamarmi col mio nome (Racconti, 2018). A pubblicare quelle short stories che Purdy aveva stampato privatamente saranno prima gli italiani, con Einaudi, e poi gli inglesi; solo successivamente arriveranno negli States. Una lettrice d’eccezione sarà Katherine Anne Porter, una delle grandi voci del Southern Gothic – genere a cui verrà accostato con suo sommo fastidio da Edmund White proprio il midwesterner Purdy. Per Katherine Anne Porter, la prosa di Purdy aveva «uno stile naturale e fluido come quello di un uomo che pensa per sé al buio, sempre misurato, coerente e con un innato senso della forma e una concentrazione davvero potente. Tutte le storie sono molto corte, ma l’impressione è quella di leggerne una piuttosto lunga. Purdy ha il dono impagabile della compassione».

In Italia invece Calvino scriverà in una lettera a Giulio Einaudi, a proposito di Come in una tomba, una filastrocca che forse già preconizzava l’abbandono della casa editrice torinese, che negli anni ’70 smetterà di pubblicarlo, e giocava sul suo cognome ugonotto:

Dice un vecchio proverbio:

Se con Purdy non ci perdi

è imprudente che lo perdi.

Ma c’è anche un altro proverbio che dice:

Se ti prude leggere Purdy

prendi i Purdy ancora verdi.

Poco perdi se ritardi

e ti perdi i Purdy tardi.

Dame Edith Sitwell scoprirà di avere a che fare con un bianco solo quando lo incontrerà a New York, negli anni ’60. Noi, invece, scopriremo che per tutta la vita aveva mentito sulla sua età, dandosi dieci anni di meno, solo alla sua morte. Il 13 marzo, in molti da ogni angolo del pianeta, si riuniranno per commemorare uno tra gli autori più spigolosi di sempre, uno che ha anticipato punk, grunge e molto altro a detta di David Means. Uno scrittore capace di smascherare la verginità americana. James Purdy, che aveva cominciato scrivendo lettere minatorie ad amici, parenti e vicini di casa e aveva proseguito indirizzandole agli editori, ai critici e agli agenti, è tornato.