Nella Bloomsbury di Mary Butts, la fallibilità della Lost Generation

Andrea Sirna

Il tempo cancella, sfuma, dissolve i contorni di ogni ricordo. Contro la nostra volontà ci spinge a dimenticare, soprattutto le parole dal passato. Mary Butts, una delle protagoniste del modernismo inglese, lo avrebbe saputo bene essendo caduta lei stessa nell’oblio.

Con A Bloomsbury e altri racconti – una selezione di storie proposta da Safarà – arriva per la prima volta in Italia (tradotta da Giulia Betti e Cristina Pascotto) una scrittrice chiave, la cui voce è stata spesso paragonata a quelle di Katherine Mansfield, Evelyn Waugh e D.H. Lawrence, e che riuscì a infastidire persino Virginia Woolf.

Mary era la pronipote di Thomas Butts, il mecenate di un certo William Blake, e morì prematuramente a 47 anni. Si distinse per le sue doti letterarie innovatrici, ma soprattutto per una biografia che la rese (e l’ha resa fino a oggi) una donna scomoda, pericolosa, decisamente fuori dalle righe per le convenzioni del secolo breve. Esoterismo, occultismo, bisessualità, omosessualità e ecofemminismo sono solo alcune delle etichette da dover usare con le dovute precauzioni, contestualizzando e ricostruendo un profilo che risulta oggi moderno e accattivante.

Parliamo quindi di una precorritrice, che usò – come pochi – la letteratura per sperimentare un sogno illuminato. Bastano questi sei racconti per entrare nella narrazione volutamente complessa della Lost Generation europea del Novecento, di cui la Butts fu una delle massime cantrici.

A colpire è subito la scrittura: dopo un iniziale spaesamento, si fa presto a godere dei dialoghi ombrosi, taglienti e delle descrizioni potentissime (su tutte quella di Parigi in Dall’altare al soprammobile del camino). Se non fosse per la generazione perduta che racconta, questo stile così pregno potrebbe essere il vero protagonista del libro, ma c’è un qualcosa di ancora più riuscito che la Butts mette in scena nel suo palcoscenico narrativo: il racconto crudo di una realtà invisibile e famelica.

Sogno e realtà si fondono e qualunque sia l’arte del sogno segreto, la vita risulterà essere «un’altra cosa: di solito una cosa di gran lunga più sgradevole». Con questa certezza lottano uomini e donne in continuo equilibrio sul filo della crisi profonda. Non basteranno il sapere e la preparazione nei confronti del mondo perché sarà sempre la paura a vincere, così come vinse durante il primo conflitto mondiale e si presentò a tutti colori che vi parteciparono direttamente o indirettamente.

«Esiste solo la falsità, si deve creare una realtà o diventare una menzogna.»

I personaggi della Butts decidono di vivere nella menzogna, solo così possono sentirsi sicuri, possono trovare certezze e abbattere ogni tipo di tabù. A Bloomsbury e A Bayswater sono esempi di un racconto generazionale preciso, fatto di illusioni, di tabù familiari, di relazioni complesse. Che siano quindi i lontani parenti dalle sembianze animali o gli amici più stretti pronti ad aprire relazioni scomode, saranno tutti capri espiatori, coloro sui quali cadrà il fardello di una società capace di nascondersi dietro le apparenze.

Storie come Con e senza bottoni e Brightness falls saranno invece i momenti in cui il lettore si perderà nella rappresentazione delle due realtà: quella ordinaria e quella dell’occultismo. La stessa Butts mette in guardia i suoi personaggi consigliando loro di non dire mai due cose opposte contemporaneamente, come se nelle storie della raccolta ci invitasse sorniona a non continuare ad alimentare l’incrociarsi tra differenti dimensioni. Mai sguazzare nel grande gioco degli opposti: dall’ectoplasma modernista, fatto da quell’unione di realtà e magia, si crea però una visione nuova, quella di persone fameliche e al tempo stesso fragili. Come se l’intersezione tra le due realtà di questi racconti creasse la luce giusta per poter vedere la verità del mondo, i contorni grotteschi dei sentimenti.

«Ormai lei non si può più nutrire di cose naturali. Lei non le ha mai apprezzate: ora si nutre di quello che le piace.»

Non c’è infine la paura di prendersi quello che si desidera, a qualunque costo e con la giusta sfrontatezza. La stessa di una generazione che aspira a essere Dio e si trova di fronte alla sua fallibilità.

Il tempo cancella, sfuma. La Butts ci ricorda che la fallibilità sopravvive anche a questo e che forse non riguarda solo quelli che si sentono perduti.