Le meduse da bar

Cosimo Monari

Le meduse sono creature il cui scopo all’interno dell’ecosistema è ancora in via di chiarimento poiché risulta complesso stabilire con precisione il senso di un sacchettino flaccido e semitrasparente che si lascia trasportare dalle correnti.

Malgrado le difficoltà di classificazione, però, gli scienziati sono concordi nel ritenerle animali involontariamente affascinanti. Le meduse non hanno muscoli, non hanno occhi, non hanno organi sessuali o volontà, non hanno passioni né prospettive sul futuro, non hanno gusto estetico, intelligenza sociale e neppure una coscienza politica. La loro caratteristica principale è l’essere costituite quasi al 100% di acqua ed essere totalmente e irrevocabilmente inerti. Ciò è dovuto al fatto che quello zerovirgolaniente del loro corpo che non è acqua è costituito da un enzima poco conosciuto che gli esperti chiamano indifferenzina o «proteina passiva»: una sostanza che permette loro di ignorare le proprie responsabilità in qualunque situazione e di fingere di non esistere. Questa capacità si rivela particolarmente utile quando le meduse infastidiscono un qualsiasi animale che gli passi accanto (con tentacoli urticanti, brevi scosse elettriche o occhiatacce fugaci). A nessuno potrebbe mai venire in mente che quel fastidio sia stato provocato da un sacchettino flaccido e semitrasparente che si lascia trasportare dalle correnti o, anche se fosse, di certo non può averlo fatto apposta, poverino, avrà sì e no la terza media; poi è senza spina dorsale, chissà che brutta infanzia che ha passato, dai, vabbè, per stavolta facciamo finta di niente.

Per sopravvivere in un ambiente tanto ostile quale è il mare, l’indifferenzina si è rivelata preziosa, anche se da sola non sarebbe certo bastata. Le meduse si sarebbero presto estinte se non avessero trovato un habitat sicuro e adatto ai loro bisogni: il bar.

Il bar continua ad essere fonte di meraviglia per tutti gli scienziati; gli esperimenti condotti per riprodurre cellule di bar in laboratorio hanno sempre dato esiti disastrosi, e gli studi sull’argomento sono ancora agli inizi. Si suppone che sia un essere vivente simbiotico che offre agli altri organismi riparo e alcol in cambio di compagnia. Molti moralisti hanno additato questo scambio come sconveniente e osceno, parlando di «avventori-meretrici» e altre assurdità del genere; in questa sede parliamo di Scienza e non possiamo permettere ad argomenti pseudoscientifici – se non del tutto fantasiosi  – di ostacolare una seria e attenta ricerca sul campo.

Non è mai stato chiaro quale sia l’attività delle meduse all’interno del bar. Escludendo passatempi arditi come la briscola o la conversazione, è probabile che passino intere giornate a fissare lo schermo della tivù guardando partite a ripetizione (infrasettimana vanno bene anche le repliche), lasciandosi andare di tanto in tanto ad atteggiamenti fastidiosi, come accarezzare il vicino con i tentacoli urticanti o dargli una scossa mentre si porta il vino alla bocca. L’altra attività prediletta è farsi versare generose quantità di alcolici dalla signora Carlotti, la titolare; corpulenta settantenne che ancora gioca a briscola e bocce come una ragazzina e che si dà sempre un gran daffare, che poveretta sognava un tempo di andare a vivere alle Maldive, ma poi la malattia del marito, il mutuo da pagare e alla fine passi i tuoi anni a versare birra e Vecchia Romagna in un bar.

Grazie all’attiva ricerca sul campo è stato scoperto in tempi recenti che l’alcol ha avuto un effetto imprevisto sulle meduse. Non avendo bocca, apparato digerente, sangue o dignità, come le meduse riuscissero ad assumerlo è stato per lungo tempo un mistero. Oggi sappiamo che entra nel loro corpo con un processo di sostituzione per il quale l’acqua presente nei loro piccoli e viscidi corpi evapora per lasciare posto all’alcol con uno scambio di 1:1. Questo ha causato un’imprevista mutazione dell’indifferenzina, facendola passare da «proteina passiva» a «proteina passivo-aggressiva» o proteina nonfaniente. Il funzionamento è simile a quello dell’indifferenzina: si attiva con una delle sopracitate azioni disturbanti, ma invece di lasciare la medusa inerte come un sacchetto di plastica in balia delle onde, le dona un’aria di offesa strafottenza che generalmente porta il bersaglio a convincersi di essere stato lui a farle un torto e a chiedere subito scusa. A questo punto la medusa glissa con un rapido “nonfaniente” che lascia intendere ben altro e che scatenerebbe risse sanguinose se fosse indirizzata ad animali un po’ meno lassisti.

Fu proprio quando le meduse finirono di attuare il processo di sostituzione acqua-alcol al 100% che qualcuno ebbe la brillante idea di inventare il web.

Non appena venne creato il web, le meduse rimasero al bar. Non perché non si fidassero, né per timore o perché al bar ci fosse il megaschermo con la partita; la loro apparente noncuranza era data dal fatto che le meduse non si muovono seguendo una volontà o un impulso emotivo, ma lasciandosi trasportare dalla corrente; e nel bar, a parte lo spinotto attaccato alla presa per far andare il megaschermo della partita, non c’era alcuna corrente.

Qualche sprovveduto un giorno entrò al bar e parlò a gran voce di una cosa chiamata internet e dello streaming: una corrente che fa vedere le partite. Le meduse furono richiamate sul web a frotte. Non fecero in tempo a rimanere deluse dalla scoperta che lo streaming non è una vera corrente, che già si trovarono sospinte in diverse direzioni dalla massa degli utenti che si spostavano nel mondo virtuale. Rapidamente, si trovarono a stazionare su Facebook, Youtube e Instagram, lasciandosi trasportare da link di fake news, video di gattini, articoli di giornali scritti in un italiano discutibile e consigli su come guadagnare 30.000 euro in meno di un mese con un lavoro da casa. Non avendo una loro volontà, interesse o senso d’esistere, le meduse seguivano le masse di altri utenti senza produrre contenuti; questo le rese facilmente influenzabili da animali sociali come gli Gnu Age e le Sogliole di Partito.

È possibile riconoscere una medusa sul web dalla mancanza di volontà. Scrolla incessantemente l’home di Facebook, salta tra i video consigliati più cliccati di Youtube, non scrive post ma si limita a condividere, legge (se sa effettivamente leggere) solo i titoli degli articoli senza interessarsi minimamente né del contenuto né del mondo reale, va spesso su Amazon a guardare gli articoli consigliati, si fida dei cookies, accetta i termini di utilizzo senza leggerli, se ne infischia della privacy, si ferma un attimo a guardare le figure su gazzetta.it, Panorama, o Chi; fa i test della personalità senza capirli, mette like ai post senza guardarli, non crede alla terra tonda, ai vaccini, al cambiamento climatico, non crede in niente, va su Pornhub giurando su dio e sulla patria che è l’ultima volta, legge l’oroscopo di nascosto ma lo sbeffeggia davanti a tutti e poi insulta, insulta, insulta. Non pensa. Si lascia solo trasportare dalla corrente. E questo è tutto ciò che puoi chiedere a una medusa.

Sono molte le prove indiziarie a favore della teoria secondo cui le migrazioni di utenti da una piattaforma all’altra non si debbano a dei miglioramenti effettivi delle nuove piattaforme, bensì a vani tentativi di fuga da habitat ormai invivibili per la fitta presenza di meduse.

L’invivibilità del web corrispose a un abbandono di molte specie e alla conseguente, mostruosa perdita di biodiversità del www. L’Intelligenza fuggì da qualche parte sull’appennino tosco-emiliano, l’Arte si prese una lunghissima vacanza, il Buonsenso decise che era giunto il momento di farla finita.

Un insperato aiuto venne dalla signora Carlotti. Una bella mattina di giugno decise che, oltre alla solita finestra di fianco alla porta d’ingresso, sarebbe stato il caso di aprire anche quella sul retro. “Così faccio un po’ di corrente”, pensò. E nel momento in cui l’aprì, facendo effettivamente corrente, si trovò il locale strapieno di meduse. Chiuse tutte le finestre per evitare che se ne andassero, e passò la notte a spillare birra e versare Vecchia Romagna.

Le meduse scomparvero dal web e tornarono all’alcol. Alcune andarono in coma etilico, molte di quelle che non credevano al cambiamento climatico si sciolsero per il caldo record, ma la maggior parte si ritrovò davanti allo schermo a guardare partite in differita. La signora Carlotti divenne ricca grazie all’impennata delle vendite e trascorse felicemente la sua vecchiaia alle Maldive.

Nel tempo ci fu qualche medusa che rinsavì. Fu il caso di una medusa che si mise a studiare e vinse un concorso per diventare il logo di un blog culturale; sarebbe stata forse schernita dalle compagne di banco – banco di meduse, non banco di scuola, sia chiaro – se non fosse che il simbolo sembrava un ufo in volo e in pochi la riconobbero (anche perché, ad oggi, non risulta che le meduse abbiano occhi).

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↔ In alto: Foto di Benjamin Catapane su Unsplash.