CASA DI FOGLIE – Intervista a Leonardo Taiuti, uno dei traduttori del libro di Mark Z. Danielewski

Marco De Laurentis

Abbiamo intervistato Leonardo Taiuti,  traduttore insieme a Sara Reggiani di «Casa di foglie», in uscita il prossimo 7 novembre in libreria per 66thand2nd. Buona lettura!

Cerchiamo di inquadrare l’opera in questione. Casa di Foglie è considerato un libro manifesto del new-weird e della letteratura ergodica. Ci puoi descrivere questo particolare ramo della letteratura?

In sincerità non mi era mai capitato di avere a che fare con opere di questo genere, ho avuto il primo assaggio quando ho cominciato a lavorare su Casa di foglie. Riassumendo in maniera estremamente sintetica, i libri «ergodici» sono quelli che ti costringono a manipolarli per seguire il filo della storia – devi ruotarli, capovolgerli, leggerli allo specchio, tornare indietro e saltare avanti di cinquecento pagine, cose così. Casa di foglie è un perfetto esempio di questo filone, come lo sono The Raw Shark Texts di Steven Hall e Rayuela di Cortázar.

Si danno molte definizioni di questo libro: horror, crossmediale, postmoderno, grottesco, onirico, surreale… Su Wikipedia troviamo anche che “Casa di Foglie può essere anche definito come una satira nei confronti della critica accademica”. Cosa ne pensi al riguardo? Qual è la tua personale definizione di Casa di Foglie?

Tutto quello che si è detto di questo romanzo è giusto, anche perché sostanzialmente non è possibile inquadrarlo in nessun modo. Aggiungerei a tutti gli aggettivi che gli sono stati attribuiti anche «cervellotico», questo è poco ma sicuro, e «spiazzante». Di certo un lettore che prende in mano Casa di foglie deve necessariamente essere consapevole di quello che andrà a leggere, altrimenti si rischiano brutti effetti collaterali. Vi ricordate «La casa che rende folli» nel film Le dodici fatiche di Asterix? Asterix e Obelix vengono rimbalzati da un ufficio all’altro e sono costretti a fare su e giù per mille gradini, districandosi a fatica alla ricerca di innumerevoli formulari che probabilmente neanche esistono? Ecco, il libro di Danielewski è praticamente la stessa cosa. Per fortuna, su carta.

Cosa ha reso questo libro un cult book? Sia in Italia che all’estero?

Molto probabilmente il fatto che niente di tutto quello che compare nel libro è dimostrabile in maniera univoca. Mi spiego meglio: corre voce che all’interno del romanzo non vi siano refusi o errori di stampa e che quelli che ci sono siano intenzionali; si dice che una lettera cancellata in un brano che compare alla fine del libro sia in realtà quella che va a completare un gioco di parole presente chissà dove, oppure si fanno innumerevoli ipotesi per spiegare il segno di spunta che compare a pagina 105. Ecco, tutto questo non è dimostrabile, possiamo soltanto avanzare delle ipotesi – anche perché Danielewski, come abbiamo imparato a nostre spese quando abbiamo tentato di fargli delle domande, è piuttosto elusivo. Credo quindi che nel sottobosco degli amanti di Casa di Foglie si sia diffuso il mito dell’indimostrabile, e che alla fama del libro abbia contribuito anche la voglia di ogni singolo lettore di essere il primo a chiarire senza ombra di dubbio la veridicità o meno di una certa teoria.

Il libro è stato oggetto di lunghe vicissitudini riguardo la traduzione del libro. Tante case editrici nel corso del tempo hanno provato invano a comprare i diritti dell’opera ma spesso non si è trovato l’accordo con l’autore americano. Come hai gestito questa traduzione che, per forza di cose, immagino non sarà stata come gli altri libri. Come avete impostato il lavoro insieme a Sara Reggiani?

Io e Sara lavoriamo insieme da più di dieci anni ormai, siamo ben rodati e conosciamo i punti di forza l’uno dell’altra. Sara ha lavorato principalmente sui brani di Zampanò, dove ha potuto prestare più attenzione al testo canonico senza confondersi con i trabocchetti disseminati da Danielewski. Io ho gestito le parti che definisco «da libro-game», quindi mi sono occupato principalmente delle note (della voce di Johnny Truant) e delle appendici. Chiaramente in un libro così lungo ci siamo aiutati a vicenda anche sovrapponendoci, ma in generale la cosa importante è stata il continuo confronto, perché capita spesso che un’espressione buttata lì all’inizio del romanzo si ripresenti identica seicento pagine dopo, ed è fondamentale mantenere l’uniformità fra i termini, soprattutto in questo libro dove nulla è lasciato al caso (basta dare un’occhiata all’indice per rendersene conto).

Come dicevamo prima, Casa di foglie è anche famoso per i suoi tricks rivolti al lettore. Come ti sei mosso all’interno di questo labirinto all’interno del testo?

Per me è stata una goduria. Non mi viene in mente altra parola. Barzellette, giochi di parole, sottrazione di lettere, anagrammi, acrostici. Casa di foglie ne è pieno, e io mi sono divertito come un bambino. A volte ho passato una settimana su una riga per poi scoprire che le parole, apparentemente casuali e fuori contesto, se lette in un certo modo formavano un’altra frase, oppure mi bloccavo di fronte a un «refuso» per poi scoprire che era intenzionale.

Veniamo all’autore. Di Mark Z. Danielewski si sa poco della sua biografia. Quel che è certo è che nasce da una famiglia di artisti. Il padre di Mark, Tad Danielewski, era un regista polacco sperimentale. Sua sorella è l’artista musicale Poe, che a Casa di foglie ha dedicato anche un album intitolato Haunted. Cosa ci puoi dire della sua biografia? Hai avuto modo di parlarci?

Purtroppo no, o meglio, 66thand2nd ha inoltrato a Danielewski le nostre domande, i nostri dubbi sulla traduzione, ma a parte questo non ho avuto modo di averci a che fare. Visto come ha risposto, comunque, immagino che sia un bel tipo!

Danielewski sembra essere uno scrittore di culto adorato dai propri fans ma anche inviso dalle case editrici. Dopo il caso Casa di Foglie, Danielewski si è dedicato sempre in progetti ambiziosi come The familiar e Only revolutions*. Hai avuto modo di leggerli? Qual è l’intento dell’autore con libri di questo genere? Come analizzeresti la sua bibliografia? Possiamo trovare una traccia comune nei suoi scritti?

«Inviso dalle case editrici», lo posso capire, se dopo Casa di foglie quello che propone è un libro suddiviso in 27 volumi con uscita a cadenza trimestrale. Purtroppo non ho letto altro che non sia Casa di foglie, credo che per un po’ mi terrò alla larga da MZD, anche se devo ammettere di essere intrigato da tutta la sua produzione. Trovo molto interessante anche questo «intreccio» tra lui e la sorella Poe, che citano le rispettive opere nei libri e nei dischi. L’unica cosa che so è che anche negli altri suoi libri Danielewski riprende temi comparsi in Casa di foglie. Sarebbe molto stimolante seguire il filo conduttore che lega i vari romanzi…

 

*[The familiar, una saga che sarebbe dovuta uscire in ventisette volumi a distanza di tre mesi uno dall’altro, opera poi interrotta dopo il quinto volume nonostante l’interesse del pubblico. La sua storia intrecciava nove narrazioni diverse da tutto il mondo che continuavano a svilupparsi nei volumi successivi. Nel 2006 è uscito Only revolutions, finalista al National Book Award for Fiction, che racconta due storie in parallelo, quella dei due adolescenti Sam and Hailey, ognuna delle quali segue un verso di stampa].