Il Fauno e la Balena

Gaetano Pagano

Malgrado l’impurità del percorso intrapreso da PrinceProspero2 affinché l’esistenza dello youtuber Da’kObj continuasse a essere testimoniata, i suoi intenti non erano meno puri di quelli di un biografo.

L’ostinazione con cui portava avanti il suo piano, che una persona di buon senso avrebbe definito raccapricciante, proveniva sia dall’idea che nessun altro potesse compiere un’azione tanto coraggiosa, sia dalla convinzione della nobiltà di un gesto d’audacia indiscutibile, compiuto nell’ombra, dietro falso nome, senza premi né guadagni materiali. Una chiamata. Un che di semidivino. Il chiarirsi del caso e la sua metamorfosi in destino. Così PrinceProspero2 avrebbe descritto la sua missione se solo parlarne con qualcuno avesse avuto il minimo senso o se perlomeno non avesse comportato ripercussioni fatali sulla sua vita.

Ultimamente aveva riflettuto sulla genesi della missione, compiacendosi e insieme sbigottendosi dei suoi risultati sconvolgenti, e aveva decretato che in fondo c’erano stati segnali nel corso della sua esistenza che avrebbe potuto interpretare. Il terrore per i fondali marini, ad esempio. O la pipì nei pantaloni quando aveva dieci anni e proprio non aveva voluto saperne di avvicinarsi coi suoi amici alla caverna labirintica ai piedi della scogliera poco distante dal paesino di mare in cui passava le vacanze ai tempi dell’infanzia. Perché suo padre glielo aveva detto: mai nella caverna, c’è qualcosa che dorme e che, se si sveglia, mangia i bambini. C’era pure quell’intimo sospetto, quando suo padre leggeva la sua storia preferita, che non si potesse davvero sopravvivere all’interno della pancia di una Balena e che quindi tutto ciò che sembra morte è davvero solo morte e che le fiabe sono l’opposto dei padri, perché si preoccupano di raccontare come sconfiggere mostri e mai di come accettare che i mostri prima o poi ci mangeranno, e grazie tante.

Che tutto questo avesse condotto PrinceProspero2 alla scoperta di sistemi programmabili e alla possibilità di profanare il mondo e le sue depressioni dallo schermo di un computer era stata un’intuizione recente, successiva alla quotidiana visione notturna di pixel impazziti che si trasformavano in vermi e prendevano a divorare la plastica di un monitor, il che era per certi aspetti più coerente con le implicazioni della missione, vista la sua natura nefasta.

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Il legame che PrinceProspero2 sentiva di avere con lo youtuber Da’kObj era iniziato ben prima del Cuore. PrinceProspero2 aveva sempre pensato di avere una specie di potere. Era in grado di capire all’istante se una persona appena conosciuta avrebbe avuto prima o poi un ruolo più o meno importante nella sua vita. Sì, ma quando aveva visto Da’kObj nel suo primo video su YouTube intitolato «Ho comprato del SALE fatto con lacrime umane a Londra?», non è che si fossero proprio conosciuti. PrinceProspero2 aveva lasciato un like sotto il video di Da’kObj e aveva attivato l’iscrizione al suo canale, dopo aver guardato con inspiegabile interesse quel ragazzo magro, pieno di tatuaggi, i capelli neri, lunghi che gli solleticavano le spalle ma avevano un che di doloroso e pesante, tutto preso a mostrare in webcam un barattolo trasparente che conteneva dei grumi neri. TLAS EDAM MORF SRAET FO MODEROB stava scritto sull’etichetta, e PrinceProspero2 provò compassione per Da’kObj, che neppure si era preoccupato per l’effetto specchio della sua videocamera. Trovava anche curiosamente azzeccato il fatto che in quel video così grezzo le scritte fossero ribaltate come in una preghiera satanica. Ma Da’kObj non lo aveva fatto di proposito, su questo PrinceProspero2 non aveva dubbi. Non sapeva perché, ma dopo pochi secondi di video aveva avvertito una sensazione di compiacimento e insieme di fastidio, un senso di presunzione, di superiorità, perché di Da’kObj aveva capito almeno una cosa: era uno stupido. Non davvero uno stupido, non in quel senso. Da’kObj era un satiro. Uno spirito perverso ma innocente, di vitale malignità, puro e fanciullesco, di quelli a cui le persone si affezionano nel modo in cui ci si affeziona alla neonata capretta vista dietro il recinto di una fattoria, con gli occhi gialli semichiusi e le corna appena visibili.

Rivolte nella loro direzione originale, le parole sull’etichetta diventavano intellegibili. Si trattava di un barattolo pieno di sale nero, sale mescolato col carbone, che il negoziante di una bizzarra attività londinese aveva preferito definire: «Sale fatto con lacrime di noia», precisando poi nel sottotitolo: «Raccolte esclusivamente nei martedì piovosi di febbraio». Quella roba era di gran moda nel mercato alimentare: le persone si stancavano di tutto, ma la consapevolezza e la frustrazione di non poter inventare nulla di nuovo le aveva portate alla soddisfazione tutta moderna di mescolare sapori noti come quello del limone e dello yogurt e di chiamare il risultato «Gusto caccole d’orco». E mangiavano felici pensando che in fin dei conti, mescolando tutto e autoproclamandosi Adamo, qualcosa si poteva ancora inventare. Tanto meglio se con un nome rivoltante. Cose commestibili con nomi rivoltanti.

L’impaccio con cui Da’kObj aveva avviato il suo canale YouTube gli era valso un immediato chiacchiericcio sui social e un cospicuo numero di seguaci. A tale risonanza PrinceProspero2 aveva reagito inizialmente con indifferenza. Col passare dei giorni, però, il mormorio su Da’kObj era diventato un tormento; con le settimane, un’ossessione. Forse perché nel frattempo Da’kObj non aveva dato segnali di vita. Neppure aveva risposto ai commenti. L’assenza prolungata dopo il suo primo video lo aveva rivestito di un’aura di mistero che, sfidando ogni logica dell’algoritmo, aveva contribuito a portare le visualizzazioni alle stelle. Dopo circa un mese, i suoi fan (i fan di quell’unico video) avevano creato una pagina facebook in cui di giorno in giorno venivano creati meme e vignette su di lui, e la gente si sbizzarriva con probabili avvistamenti, aneddoti di presunti ex compagni di banco (a sentir loro, Da’kObj doveva aver condiviso il banco di scuola con almeno cinquanta persone) e grossolani collage che immortalavano amicizie mai esistite.
Quello di cui nessuno sembrava essersi reso conto era che Da’kObj non era proprio sparito. Nessuno aveva dato peso a quel Cuore, perché a nessuno, forse, interessava davvero il commento di PrinceProspero2. Lo aveva lasciato sotto il video del sale senza aspettarsi risposte da parte di Da’kObj, e anzi temendo che quel commento non sarebbe neppure stato letto dallo youtuber e che probabilmente scrivendo quella precisazione linguistica avrebbe solo avviato l’ennesimo litigio sul web con qualche analfabeta. Ma il fastidio che PrinceProspero2 aveva sempre provato quando sentiva qualcuno sbagliare la pronuncia delle parole aveva avuto la meglio.
«La pronuncia del suo nome» aveva scritto in quel commento PrinceProspero2, «non è /daˈkobi/ come dite tutti in giro sui social, ma /ˌdɑːrkˈɒbdʒ/, in linea coi contenuti del canale (dark objects – oggetti oscuri)».
«Da’kObj apprezza il tuo commento» aveva detto YouTube con una notifica. Sembrò la conferma che quella connessione che PrinceProspero2 aveva sentito di avere con Da’kObj, grazie al suo presunto potere di vedere i legami prima che si stringessero, era reale. Fissò quel Cuore appeso al suo commento, con la foto minuscola di Da’kObj vicino, per diversi minuti. Per diversi minuti al giorno. Come se volesse accertarsi che non sparisse da lì.
Che importava, si ripeteva PrinceProspero2, che nessun altro lo avesse notato? Che importava, che importava. Eppure si ritrovò ad ammettere che quella cosa che provava nel pensare che gli altri seguaci di Da’kObj non si accorgessero del Cuore somigliava assurdamente a una sensazione che aveva provato anni prima, quando aveva trovato il coraggio di raggiungere la caverna nella scogliera col mostro assopito. Nessuno aveva la prova che PrinceProspero2 avesse davvero preso coraggio e avesse intrapreso il sentiero buio che conduceva alla caverna. Nessuno, infatti, aveva creduto che fosse davvero successo, non importava che PrinceProspero2 avesse preso dall’interno quello che i bambini avrebbero chiamato un dente del mostro, una delle pietre appuntite sepolte in quel buco senza luce.
Erano la stessa cosa, il Cuore e la caverna. Quel che PrinceProspero2 provava per la negazione della sua conquista della pietra era una sensazione per cui nessuno aveva ancora inventato un nome. Certe cose non hanno un nome specifico, forse sono troppo complesse. PrinceProspero2 l’avrebbe definita la sorella della gelosia. Quella che ti si presenta quando ti accorgi che non esistono testimoni disposti a sancire il tuo legame con un fatto.

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Dopo due mesi di assenza e di attesa, Da’kObj aveva fatto il suo grande ritorno con il secondo video. Stavolta aveva deciso di provarsi canottiere nere e magliette con piume di corvo penzolanti, spogliandosi e rivestendosi in maniera così naturale da rendersi ancora più silvestre agli occhi di PrinceProspero2. Nel vedere Da’kObj così, mezzo nudo davanti alla telecamera, si rese conto di provare rabbia. Certo, non poteva biasimarlo. Era capace di capire che un Cuore conta fino a un certo punto. Che non t’impedisce, ad esempio, di spogliarti davanti ad altri. E più lo guardava, più la rabbia si trasformava in tenerezza, e la gelosia diventava comprensione. I movimenti di Da’kObj, il suo modo di gesticolare, il fatto stesso di mettersi in mostra su YouTube: tutto tradiva una richiesta di attenzioni verso il suo corpo. Era così magro. Così pieno di incrinature e ombre che sembravano  nascondere a loro volta chissà quali storie. I veri contenuti dei suoi video erano i dettagli del suo corpo. Forse stare lì a filmarsi gli serviva a far sì che quelle storie non sparissero per davvero, mangiate dal tempo. Il suo era terrore di non esserci abbastanza. Era istinto di conservazione. Non che avesse davvero consapevolezza di tutto questo. Magari lui si compiaceva solo del fatto che, trovando un modo per occupare il suo tempo, regalava agli altri un modo per occupare il loro. E che c’era di male. Per quello che lui ne capiva, era solo un sistema per reagire alla noia. Un passatempo. Un modo per essere felice nel deliquio dei suoi pomeriggi.

Su Instagram, le ragazze si dicevano matte per lui. Non solo dichiaravano pubblicamente sui social la loro cotta per Da’kObj, ma avevano pure cominciato in segreto – PrinceProspero2 lo avrebbe scoperto molto tempo dopo, grazie ai suoi talenti, a missione avviata – a mandare le tette in chat a Da’kObj, che aveva sempre risposto divertito, mai sgarbato, ma neppure compiacente. Era questo il suo vero talento: non cedeva mai ai giochi degli altri, ma sapeva farli restare a tette all’aria, senza farli vergognare, in perenne attesa. Da’kObj era il santo del coraggio. La conferma che l’attività di Da’kObj avesse a che fare col suo corpo – più di quanto chiunque altro potesse intuire – arrivò anni dopo, in un pomeriggio di fine marzo. Uno dei tanti che PrinceProspero2 aveva passato a riguardare ogni singolo video di Da’kObj, che nel frattempo era diventato uno dei content creators più affermati. Aveva avviato collaborazioni con numerose agenzie tramite le quali documentava viaggi da brivido in luoghi leggendari, esoterici, infestati, e vendeva collane eccentriche, maledette da streghe del quindicesimo secolo. Aveva cominciato a indossare dei paraorecchi ridicoli, che PrinceProspero2 trovava stranamente attraenti. Ogni volta che YouTube avvisava di una nuova pubblicazione, PrinceProspero2 si affrettava a cliccare sulla notifica. A volte accadeva mentre PrinceProspero2 si toccava tra le gambe con una saponetta alla lavanda con cui amava fare la schiuma, facendo sussultare il suo cuore per la vergogna, come se in qualche modo il fauno potesse guardare i suoi patetici riti privati.

Quel giorno Da’kObj, col suo fare sempre energico e vitale, aveva detto alla telecamera che una malattia mostruosa si era impadronita del suo corpo. Una malattia che gli stava facendo spuntare due piccole corna sopra le orecchie. Precisò che era per questo che negli ultimi video indossava dei paraorecchi e che quella rara malattia lo avrebbe portato, di lì a poco, alla morte. Ma aveva deciso di non vergognarsi, di prendere quelle corna come una cosa curiosa che stava succedendo al suo corpo e, quindi, al suo spirito. E aveva chiuso sorridendo, togliendo il paraorecchi e mostrando i piccoli coni ricurvi, color grigio asparago, rivoltanti, che spuntavano tra le orecchie e le tempie. Aveva detto, ridendo, con quella cosa che faceva la sua voce quando rideva: «Per queste nessun codice sconto in descrizione. Non sono in vendita!».

PrinceProspero2 avrebbe passato diversi minuti a riguardare gli ultimi secondi di quel video. Sentiva nella faccia, da qualche parte intorno agli occhi, qualcosa di organico che inceneriva. La prima cosa a cui la sua rabbia riuscì ad aggrapparsi fu quel viso sorridente. Perché rideva? Perché? Poi cominciò a sentire dentro una strana urgenza, la sensazione di dover fare qualcosa. No, non di dover fare: di dover dire. Che idiozia. Sentirsi legati a una persona, guardare ore e ore dei suoi video, e in realtà non conoscerla abbastanza bene da sentire di avere il permesso di scriverle un messaggio, di chiederle informazioni sulla malattia, di provare a descriverla scientificamente, senza aggettivi, se possibile, senza considerarla come una cosa che poteva fare male, male per sempre. Senza parlare di morte. E poi ubriacarsi al bar, fingere insieme che nella pancia delle balene si può accendere un piccolo fuoco per scaldarsi e sentirsi assurdamente come nella pancia di una nuova madre, in un liquido amniotico nuovo, che dopo la gravidanza si rinascerà, stavolta sotto forma di una splendida, enorme, invincibile balena. Non poteva dire che avrebbe programmato un videogioco dedicato a lui, in cui c’era un fauno che suonava il flauto attorno a un fuoco, chiuso nella pancia di una balena e che la missione era farlo uscire da lì, che non era facile, che servivano strategie, cheat code, trainer, che quella dei giochi e delle balene è una faccenda complicata ma è così che stanno le cose e si può solo cercare di uscirne fuori.

Dopo la confessione di Da’kObj, in rete si erano generate reazioni diverse. C’era chi riteneva che la scelta dello youtuber fosse la prova della depravazione di una generazione allo sbando, di scalmanati folli ed egocentrici, che in nome della libertà si sentivano legittimati a dare sfogo al proprio egocentrismo, piazzandosi di fronte a una telecamera solo per il gusto di esistere costantemente, di non morire mai per nessuno e neppure per un attimo. C’era chi invece aveva eletto Da’kObj a eroe nazionale, emblema del coraggio e della speranza. Tra questi, molti decidevano di sostenerlo con donazioni, sbandierando assegni destinati a società che si occupavano della prevenzione e della cura delle malattie rare. Ma la maggior parte aveva optato per un silenzio incerto. PrinceProspero2 sentiva di nuovo l’impellenza di dimostrare la sua comprensione delle cose, della cosa, dell’unica azione sensata da compiere.

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Lo youtuber Da’kObj non ha smesso di infondere felicità e curiosità ai suoi fedeli iscritti, anche quando la malattia lo stava divorando. Una scelta coraggiosa e per certi aspetti bizzarra, quella di continuare a filmare il decorso della sua malattia, il cambiamento del proprio corpo. Il messaggio che i suoi follower sembrano aver recepito è che per quanto il corpo possa gradualmente disfarsi, il potere che abbiamo di mantenere intatto il nostro spirito non cambia. Su questo la morte non ha nessun potere. Forse è stato proprio questo il senso dei numerosi video macabri e dei viaggi del terrore di Da’kObj: una grande, epica presa in giro della morte. Grazie Da’kObj.
Quello di Da’kObj è peraltro il primo caso di morte di uno youtuber. 

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Si addentrò nell’oscurità del cimitero. Per quanto avesse passato ore, mesi, anni della sua vita a guardare persone che caricavano contenuti video su internet come se fosse la cosa più normale del mondo, e per quanto si nutrisse della tecnologia e delle sue possibilità, tanto da essere riuscita a radunare nel silenzio una cerchia di adepti disposti ad assistere al compimento della sua missione, PrinceProspero2 avvertì una sensazione di straniamento e d’imbarazzo a tenere il cellulare in mano. Era paradossale essere in completa solitudine, morti e ossa a parte, e insieme avere centinaia di persone in attesa dai propri cellulari, in diretta. Pensò, camminando, procedendo verso la sua meta sulla terra erbosa e umida, che chi stava a guardare al di là dello schermo somigliava alle foto dei morti che guardavano dalle lapidi rettangolari. Anche il loro silenzio (275 spettatori) somigliava al silenzio dei morti, un silenzio che sai essere un’attesa.
PrinceProspero2 aveva sempre indugiato dietro le quinte. Aveva studiato e, ora che agiva, sentiva dentro una forza inebriante, perfida, come quando aveva deciso di entrare nella caverna. Giunse davanti alla pietra dietro cui si nascondeva Da’kObj. «Donatello Colombi, 21.09.1991- 26.10.2015».

Si sciolse i capelli. Si tolse il reggiseno. Rise. La sua risata echeggiò tra le tombe circostanti, assumendo ampiezze e tonalità diverse, come se decine di morti dimenticati si stessero chiamando tra loro per l’inizio dello spettacolo, facendosi posto qua e là tra le lapidi come sirene trasparenti sugli scogli del Lete, per assistere alle nuove possibilità della memoria. PrinceProspero2 picconò la pietra. Il cellulare tra i denti, il mento sollevato per riuscire a riprendere. Scostò le due metà di marmo ansimando. Il bel cornuto aveva una specie di sorriso putrefatto sul volto, e PrinceProspero2 era sicura che volesse dire grazie. E ripercorrendo la sua vita, vedeva lacci che legavano le cose alle cose, e vedeva che la corda procedeva dai vermi al piscio nei pantaloni, su un fondale marino, che la corda portava alla caverna sotto la scogliera, e che tutto, guardando indietro, non poteva essere altrimenti.

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↔ In alto: foto © Allie Smith su Unsplash