La capra

Andreea Simionel

Eleanor si infila l’unghia dell’indice in bocca e la mastica con foga mentre la voce dell’annunciatore meteo dice:
«Vi invitiamo a seguire con attenzione i prossimi aggiornamenti».
«Potresti non mangiarti le unghie?» chiede sua madre.
«Vi invitiamo a seguire con attenzione i prossimi aggiornamenti».
«Hai sentito quello che ho detto?».
«Vi invitiamo a seguire con attenzione i prossimi aggiornamenti».
«Mi stai ascoltando?».
El si avvicina alla televisione rialzata sulla parete, si guarda riflessa dentro la cravatta e la camicia dell’annunciatore. Ha i capelli sparati all’insù per via di tutte le volte che li ha spinti dietro le orecchie. L’immagine è ferma e la tv si fa attraversare da righe orizzontali e righe verticali e si sblocca solo per riavvolgersi. Torna a circa sei secondi prima, sulla frase dell’annunciatore, le sue mani che si aprono di fronte alla pancia, i palmi rivolti l’uno contro l’altro e le dita divaricate. El pensa che nel rombo formato dalle punte idealmente unite dei polpastrelli dell’annunciatore le piacerebbe infilare un calcio, la pianta del piede piazzata in modo da centrargli i bottoni della camicia e spingerlo contro lo schermo alle sue spalle con le mappe, le nuvole, la geografia e le previsioni e farlo smettere di parlare.
«Come diavolo si spegne questa cosa?».
«Questa capra».
«Jimny non voglio più sentirti dire quella parola», urla sua madre.
«Capra».
«Jimny! Fuori di qui».
Il fratellino di El va avanti da due settimane a sostituire ogni parola di sesso femminile con la parola capra, da quando cioè è tornato da scuola e la maestra ha spiegato che esiste il sesso delle parole e non tutte le parole possono essere di entrambi i sessi e questo significa che a ogni capra non corrisponde un capro. A Jimny l’idea che dentro la parola capra non ci possa essere un maschio piace. Anche El allora prende a dire capra per fare innervosire sua madre mentre afferra la tv al plasma appesa al muro e la scuote.
«Capra».
«Capra».
«Capra».
«Va bene, fate come volete voi».
La madre si raccoglie le tempie tra le mani, i gomiti puntati contro la tovaglia viola con su scritto lavendula. In passato Jimny ha usato la parola merda al posto di ogni cosa e lebbra al posto di labbra e ogni periodo era infestante, ma sua madre non si era mai raccolta la testa tra le mani così. C’è qualcosa che le gratta il fondo del cervello, come quando in macchina si allunga sul bottone radio che El ha appena girato per alzare il volume e abbassa il volume, perché la voce di quel cantante o la musica di quella canzone le raschia dentro. El e Jimny sono bloccati di fronte alla TV e la guardano con le braccia molli lungo i fianchi.
«Vi invitiamo a seguire con attenzione i prossimi aggiornamenti».
«Cos’è che avevi chiesto?».
«Mh?».
«Prima. Avevi chiesto qualcosa».
«Ho chiesto se tu e tuo fratello avete buttato la birra».
Solo in quel momento El si accorge che nel varco tra i gomiti di sua madre c’è una bottiglia di birra vuota e lei sta guardando dritto dentro tra le pareti verdi. El raccoglie le mani dietro la schiena e con l’unghia del pollice scava sotto l’unghia dell’indice.
«Non mi sembra possibile».
«Assoluzione no», dice Jimny.
«Assolutamente», lo corregge El.
«Allora perché è vuota?».
El, che all’inizio non aveva realizzato quello che le era stato chiesto, ora si avvicina e alza la bottiglia e la rovescia su un occhio.
«Non può essere».
«Può invece. L’ho appena comprata».
«La capra».
«Vi invitiamo a seguire con attenzione i prossimi aggiornamenti».
A sua madre le cose non piacciono mai vuote, soprattutto quando ha appena finito di fare la spesa e ora guarda El e Jimny con la testa stanca un po’ ruotata nel palmo e il gomito puntato in mezzo alla parola lavendula, così che si legge soltanto la e dula.
«Chi è stato allora?».
El e Jimny si guardano.
«Vi invitiamo a seguire con attenzione i prossimi aggiornamenti».
Dall’altra stanza arriva un latrato di tosse.
Tutti quanti restano in ascolto con lo sguardo fisso sulla bottiglia vuota.
L’annunciatore meteo si sblocca, sullo schermo compare la faccia di un inviato con la Casa Bianca alle spalle:
«In diretta esclusiva, il discorso del Capo dello Stato».
L’immagine sfuma e si ricompone. Il presidente è in piedi dietro un leggio con le mani ai lati del legno in mogano.
«Cari cittadini», recita alternando lo sguardo tra il foglio e il pubblico. «Cari cittadini, siamo stati messi al mondo in tempi osceni».
Ha i dentini alti e stretti. L’occhio destro è più chiuso di quello sinistro a causa di un tremito nel nervo della palpebra.
«Il passo dei tempi mi spinge, ora più che mai, ad adempiere il mio solido e distinto dovere di proteggere il paese e i cittadini. È molto triste quello che sta avvenendo nel mondo. Molto triste».
China la testa sul foglio e annuisce in silenzio. Alle sue spalle si intravedono le vetrate del palazzo e la bandiera e uomini di stato in piedi con le mani in grembo. Tutto è reso sfocato dagli strati dell’afa. Il presidente si tocca il nodo della cravatta. Rivoli di sudore gli colano sulla faccia.
«Cinquantasei paesi del mondo hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica».
Mormorio e applausi. El si mastica l’unghia dell’indice. Dall’altra stanza arriva un gorgoglio di catarro. Tutti quanti restano in ascolto con lo sguardo fisso sulla televisione.
«Noi non lo faremo. Non c’è nessuna emergenza climatica. Il pianeta non sta morendo».
La schermata si blocca, il microfono rimane all’altezza della cravatta come un gelato non morso, in basso la scritta Discorso del Capo dello Stato alla Nazione, 21 marzo 2018.
Jimny afferra la bottiglia vuota e la tiene in alto a braccia tese e fa finta di aver preso fuoco e corre avanti e indietro per la cucina. La luce del lampadario trema, le cifre rosse del microonde si spengono e rimangono al buio.
«Capo dello Stato fa rima con ho vomitato».
«Capo dello Stato fa rima con ho vomitato».
«Smettila».
«Capo dello Stato fa rima con ho vomitato».
«Basta».
«Capo dello stato capo dello stato capo dello stato».
La sedia striscia all’indietro e la madre si alza e i suoi piedi nudi scalpicciano sulle piastrelle.
«Torna qui».
«Ho vomitato ho vomitato ho vomitato».
«Jimny».
«Capo dello stato capo dello stato capo dello stato».
«Jimny!».
Una botta e la sedia cade sul pavimento.
«Jimny, smettila. La devi smettere subito, hai capito?».
«Perché?».
«Perché sì, perché un giorno…».
La porta della cucina si spalanca. Un uomo è in piedi sulla soglia. La corrente ritorna e la bocca aperta della madre riceve le luci gialle della lampada sul soffitto, in mano il collo della maglietta di Jimny. Jimny è fermo con la bottiglia vuota sopra la testa. El si mangia le unghie.
«Un cazzo di blackout», dice l’uomo, «voglio dire, un cazzo di blackout e il cazzo di computer non si accende più».
Sbatte una bottiglia verde sulla credenza. Quella oscilla, poi cade e rotola tra il microonde e i fornelli. L’uomo manda un rutto con le mani sulla pancia.
«Che cazzo fate?».
Guarda la sedia rovesciata a terra. Guarda la televisione, che intanto si è riaccesa e un giornalista è passato a intervistare un uomo con un grosso striscione bianco e sopra la scritta in pennarello sbilenco NO EMERGENZA CLIMATICA. Alle sue spalle una folla di persone con i pugni sollevati.
«Quante cazzo di volte ti ho detto di non far vedere merda ai bambini?».
Afferra il telecomando dalla tovaglia lavendula e spegne la TV. Percorre a passi larghi la cucina e spalanca l’anta del frigo. Prende la bottiglia vuota sopra la testa di Jimny e la rovescia a collo in giù e resta in silenzio.
El e Jimny guardano in basso, le mani in grembo.
«L’avete di nuovo scolata nel lavandino?».
La madre picchietta con l’indice contro la tovaglia.
«Chi è stato?».
Tutti quanti restano in ascolto delle gocce di acqua che colano dal rubinetto. Poi la bottiglia esplode in frantumi contro la credenza. El si tappa le orecchie con gli indici rosicchiati nel cerume.
«EH? CHI CAZZO SI È FATTO LA MIA BIRRA?».
Jimny pensa che la capra che a volte è solo una parola altre volte quando chiude gli occhi è marrone con le macchie nere e le corna e sta sempre sulle labbra, sempre tra le labbra e fa capracapracapracapra con suono sicuro, anche quando la corrente se ne va e la porta si spalanca e le forchette si rovesciano e il signore alza e abbassa le mani, il signore alza e abbassa le mani, Jimny pensa che la capra non ha più suono e sta morendo e scoppia a piangere.

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