Intervista a Eduard Limonov: personaggio letterario, scrittore, ribelle.

Redazione

“Io sono un estremista” dice Eduard Limonov al pubblico romano di Più Libri più Liberi ansioso di dare una definizione dell’oggetto misterioso che può finalmente osservare dal vivo: lo scrittore prolifico (di un’opera perlopiù sconosciuta), il politico controverso, il personaggio letterario vivente Limonov.
Idolo dell’underground sovietico, leader del Partito Nazional Bolscevico (un movimento di opposizione che per mettere in chiaro il proprio estremismo usa come vessillo una falce e martello sul fondo di una bandiera nazista), è noto al grande pubblico soprattutto per il ritratto che ne ha fatto Emmanuel Carrère nel romanzo biografico eponimo.
Lo scorso 8 dicembre Limonov era a Roma, alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, per presentare Il Boia (Sandro Teti Editore, trad. Federico Pastore), romanzo in cui raccoglie alcune delle esperienze vissute nel suo esilio a New York negli anni Settanta e Ottanta, tradotto per la prima volta in italiano.

Il Boia è un romanzo noir, dalla struttura classica ma dallo stile avanguardistico, pubblicato per la prima volta, in Francia, quasi 40 anni fa. Lo stesso autore, nella breve introduzione all’edizione italiana, ce ne fornisce una breve storia editoriale: pubblicato in Francia nel 1986 con il nome di Oscar et les femmes dopo che, “con imbarazzo”, ne fu cambiato il nome, il romanzo conobbe un buon successo soprattutto in Russia, dove vennero fatte numerose ristampe. Sfacciatamente scandaloso e provocatorio, Il Boia di Limonov è invecchiato bene e, grazie alla dedizione dell’editore italiano, Sandro Teti, si presenta al nostro pubblico, con tanto da dire ancora.

Il romanzo narra le vicende di Oscar, un polacco che da Varsavia si immerge nella contraddittoria New York degli Anni ‘80, attraverso la quale intraprende un percorso che lo porta ad affrontare una discesa nell’abisso da cui risorgere come uomo nuovo. Se la struttura non sembra regalare grandi sorprese, è nei contenuti che il romanzo scarica tutta la sua irruenza. Grazie al suo corpo, “un corpo muscoloso e scultoreo, severo e implacabile”, Oscar si trasforma dallo squattrinato “polacco di merda”, frustrato dal non poter competere con i ricchi amanti di Nataša, la donna che ama, nell’amante polacco della padrona”, un uomo al servizio delle donne dell’alta società newyorkese, un toy-boy implacabile e truce. Un boia.

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Quando, durante la presentazione pubblica, Limonov viene chiamato ad esprimersi (controvoglia) su questo libro, c’è una cosa che tende spontaneamente a sottolineare. Riguarda il parallelismo con un’opera pop, il già cult Joker di Todd Phillips. Secondo Limonov, “i due protagonisti – Joker e Oscar –  sono accomunati dall’essere dei freak nella grande metropoli”. Oltre a ciò, verrebbe da aggiungere, sono due freak che hanno subìto un torto da una società cruenta e ingiusta che, attraverso le proprie deviazioni, li ha condotti su strade e destini contorti.

Dietro al racconto, inoltre, si snoda un’altra narrativa che contrappone l’emarginato, l’ultimo, l’immigrato, alla ricca società borghese di New York. La Gotham di Limonov è, quindi, anche teatro di un pesante scontro sociale, dove Oscar, inconsciamente, riversa la potenza del suo spirito e del suo corpo sulle donne che lo cercano, arrivando a diventare lui stesso il dominatore.«Ogni donna in questa città appartiene a me, — si disse con orgoglio Oscar. — Perché so come raggiungerla, so come prenderla. Le mie calde dita offrono un trattamento speciale».

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Più tardi incontriamo l’autore in una delle salette riservate della Nuvola per un’intervista in esclusiva. Occhiali, baffi ingrigiti e pizzetto, una vaga somiglianza con Lev Trockij, Limonov appare in linea con il codice di abbigliamento per il futuro che ha delineato in uno dei suoi oltre 40 libri: vestito di nero dalla testa ai piedi.
Il nostro taccuino contiene un lungo elenco di domande, ma non siamo sicuri da quale cominciare, Limonov è tutto e il contrario di tutto: poeta d’avanguardia ed esiliato, combattente, mercenario e amico di criminali e assassini, scrittore ispirato, leader politico anti-putiniano. Lui si dice disposto a parlare di qualsiasi cosa – durante la presentazione con Giuseppe Cruciani si è trovato a parlare persino di Salvini – ma meno di questo libro di cui vorrebbe parlassero gli altri. Quando ci proviamo, infatti, le risposte si fanno criptiche come il suo autore.

Da scrittore, che rapporto ha lei con la letteratura contemporanea?

Tutti gli scrittori adesso vivono nel politically correct e non vogliono dire le cose come stanno. Ci serve qualcuno che dica qualcosa di nuovo, che sia desideroso di aprire una nuova possibilità che ora non si avverte.

E con i classici?

Voi leggete Dante ma vi aiuta a comprendere la contemporaneità? Sono stato invitato in televisione per commemorare la nascita di Marx e mi sono stupito: c’erano dei liberali e non dei comunisti che apprezzavano Marx.

Nell’introduzione de Il boia, lei cita in rapporto al suo libro Tom Wolfe e il Bret Easton Ellis di American Psycho, ci sono altri libri che lo hanno ispirato?

Andrebbe chiesto a un critico. Ciò che ha influito su uno scrittore è scritto nella sua biografia. Può darsi che all’epoca (della stesura de Il boia, ndr) sia stato ispirato da qualcosa che ho visto e che ho letto ma che adesso non ricordo. L’evento letterario è qualcosa di casuale, quindi quando si sente dire da uno scrittore con esattezza ciò che lo ha ispirato in realtà si tratta di una menzogna.

La storia di questo romanzo ci è sembrata quella di un grande amore, una grande passione di Oscar per Nataša. Il rapporto che Oscar ha con le altre donne sembra sempre velato da una sorta di malinconia, dovuta alla la gelosia che prova per Nataša, un desiderio di possesso.

Ho rappresentato più dei caratteri che delle relazioni.

Oscar alla fine viene ucciso ma la sua vitalità in tutto quanto il romanzo sembra tendere verso il nichilismo, nel senso che se non fosse stato ucciso probabilmente si sarebbe ucciso lui stesso.

La tesi del suicidio è solo un’ipotesi. Alla fine muore chi muore e chi viene ucciso viene ucciso. Nel corso della mia vita mi è capitato di seppellire tanti miei amici. Stavo lì davanti alla loro tomba e mettermi a pensare al perché erano morti sarebbe stato un po’ naïf.

La morte rappresenta l’inizio e la fine del romanzo, che ha una composizione ciclica. Lei ha paura della morte? E quanto questa paura è presente nel romanzo? Dopo l’omicidio iniziale Oscar decide di cambiare vita. Perché proprio l’omicidio provoca questo cambiamento?

È più un “sovrappensiero” questo. È un romanzo noir, quindi un omicidio è parte naturale della storia. Sono tutti “sovrappensieri”, chiedersi il perché di un omicidio proprio all’inizio del romanzo è un po’ una domanda da vecchia scuola, adatta per i romanzi ottocenteschi. Il mio è un romanzo noir, quindi funziona così.

Il suo libro ruota sul tema del sesso sadomaso. Questo è, per lei, la conseguenza di una noia esistenziale?

No, era quello che vedevo ed era quello che ho scritto. Ai miei tempi la polizia a New York perseguitava i sadomaso. Li cacciavano e imprigionavano come facevano con i comunisti. Io avevo un’amica che frequentava questi locali sadomaso e che mi ci ha portato. Quando ho smesso di scrivere il libro ho smesso di interessarmi a questi locali e a questi ambienti.

Lei ha dichiarato più volte che il Limonov-artista e il Limonov-politico sono la stessa persona. In qualche modo l’esperienza a New York ha segnato la sua carriera politica?

Limonov è sempre una sola persona, non per un terzo politico e per un terzo artista. A New York ho smesso di pensarci perché non ci vivo più dall’ 82. Ho scritto dei libri su questo ma fanno ormai parte del passato.

Qual è la funzione dell’intellettuale oggi nella nostra società, e qual è il rapporto tra intellettuale e potere?

Gli intellettuali adesso hanno proprio perso il loro ruolo nella società. Bisogna distinguere: l’intelligencija in generale non ha un posto nella società attuale e quindi si è proprio sfaldata data la mancanza di questo suo ruolo. Dall’altra parte invece ci sono gli intellettuali veri e propri, anche se ne nascono due in un secolo. Tuttavia, il grosso dell’intelligencija sta perdendo il proprio ruolo per cui ci sarebbe spazio per nuovi intellettuali nella società di oggi. Anche la scuola si inserisce in questo discorso. Dopo i primi anni non ha più senso andare a scuola perché è tutto come si faceva cento anni fa, mentre adesso ci sono tutte le possibilità di avere un’educazione diversa. Quindi sarebbe meglio lasciare più libertà ai giovani di entrare più facilmente nel mondo del lavoro, o di poter fare matrimoni anche in giovane età, perché l’amore è uno di quei motori che li spinge a chiedersi determinate cose. Io ho studiato tantissimo, ancora oggi si studiano tanto sempre le stesse cose, ma di tutto quello che ho studiato nulla mi è servito.

Che cosa ne pensa della presunta ingerenza della Russia nei partiti sovranisti europei?

La Russia, grazie al cielo, è tornata a un livello in cui ha un grandissimo ruolo a livello globale. Proprio per questo sta dimostrando all’Europa che si può fare affidamento su di lei.

Ritorniamo sulla questione delle ingerenze.

È normale che un Paese potente come la Russia tenda naturalmente a prevalere sul suo prossimo vicino. La Russia è uscita vincitrice dal secondo conflitto mondiale quindi non capisco perché debba essere solo l’America ad averla vinta. È ridicolo che un mio libro sia stato censurato in Germania e che, proprio la Germania, mi consideri un fascista.

In realtà sia la Germania che l’Italia sono due Paesi sotto occupazione. Nel momento in cui l’Italia non sarà più una nazione occupata potremmo parlare da pari a pari. La Russia, come tutti gli altri Paesi al mondo, insegue le proprie ideologie e vuole dominare gli altri Paesi nel mondo. Si tratta di interessi nazionali.
Con l’Italia riusciamo a comprenderci meglio perché non abbiamo frontiere in comune. Non è colpa né dei russi né della Russia se vengono sempre presi come punto di riferimento per questi movimenti.  Nell’immaginario culturale europeo c’è stata una demonizzazione del russo e quindi, per esempio, tutti i paesi del Baltico si lamentano spesso con l’Europa della Russia per ricevere aiuti e attenzione. Ma per la Russia il vero problema è la Cina. La Russia ora collabora con la Cina perché l’Europa ci ha rifiutato.

Ha nuovi progetti editoriali? Nuovi romanzi?

In quanto scrittore professionista, sto sempre lavorando a qualche nuovo testo. Adesso in particolare sto scrivendo per quattro riviste in cui mi occupo di politica contemporanea. Pubblico più di 200 articoli l’anno, di cui circa 52 per ognuna delle riviste, ma sono solo articoli.

 

Intervista a cura di Francesca Moriero e Giacomo Zito.