In difesa della paura: Un’idea di infanzia di Nadia Terranova

Clarissa Fidotti

Ospite allo scorso Più Libri Più Liberi in compagnia di Nadia Terranova, l’autore danese Kim Leine ha affermato che il principio da seguire quando si scrive narrativa per l’infanzia è la sincerità. Scrivere per i bambini costringe ad andare al cuore di una storia e a lavorare sulle emozioni fondamentali; barare non è consentito. Un pensiero sposato appieno anche da Terranova, che di libri per ragazzi ne ha scritti diversi e che con occhio vigile segue la letteratura per l’infanzia nel suo complesso, facendone l’oggetto principale della propria produzione critica. Un’idea di infanzia. Libri, bambini e altra letteratura (Italo Svevo, 2019) raccoglie riflessioni, interviste e recensioni che l’autrice ha firmato nel corso degli ultimi anni sui più importanti quotidiani nazionali. Da Maurice Sendak a Pinocchio, tra nuovi classici e romanzi young adult, gli articoli, riuniti per la prima volta in un volume, ci svelano le armi segrete di un buon libro per ragazzi: l’onestà e l’ironia.

Ne sono un esempio i romanzi di Marie-Aude Murail, che hanno venduto centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo, vinto numerosi premi (tra cui il Prix Sésame, assegnato ogni anno alla Fête du livre de jeunesse, e il Premio Paolo Ungari-Unicef, dedicato al tema dei diritti dell’uomo e dell’infanzia), e le sono valsi la prestigiosissima nomina di Cavaliere della Legione d’Onore in Francia. Secondo Murail, «tutto ciò che si può dire è umano e va detto», e ogni suo libro ne è la prova: ciascuno autentico, vivido e delicato, chiamato a non nascondere nulla delle difficoltà insite nelle relazioni umane. Il long seller Oh, boy!, per citarne uno, parla di tre fratelli di cinque, otto e quattordici anni i cui genitori si sono appena suicidati, e riesce a farlo con una grazia tale da restarne stupefatti, addentrandosi nell’intimità dei rapporti familiari, proprio dove inizia il nostro allenamento alla vita. «Servono l’onestà di non nascondere le cose e la volontà di lasciare un po’ di speranza», spiega l’autrice a Nadia Terranova in una delle interviste riportate. Violenza, morte, omosessualità e malattia possono sembrare argomenti difficili da digerire per i piccoli stomaci dei bambini, e forse lo sono: l’abilità di Murail si manifesta nel far comprendere e accettare la complessità degli eventi, e a farlo sempre, ancora una volta, con ironia e onestà.

La letteratura che ci racconta Un’idea di infanzia fa una pernacchia a stereotipi ed etichette preconfezionate, e anzi si fa forza della sua indefinibilità: «ci vuole la consapevolezza che non esiste la letteratura per ragazzi, esiste la letteratura con dei ragazzi e dei bambini dentro». Non è facile capire quando un libro è per ragazzi e quando non lo è, il confine è labile, può essere facilmente attraversato. Ed è a maggior ragione un peccato, allora, che in pochi sentano il bisogno di compiere di nuovo il viaggio e rileggere i libri che li hanno fatti crescere, senza preoccuparsi di quello che potrebbero pensare gli altri se li trovassero a sfogliare Piccole donne o Ascolta il mio cuore. «La letteratura per ragazzi significa soprattutto libertà, e gli adulti che non hanno smesso di leggerla sono esseri umani più liberi degli altri» spiega Terranova; bisognerebbe «maturare verso l’infanzia», come direbbe Bruno Schulz.

Inserito nella collana Piccola biblioteca di letteratura inutile, questo libretto dalle pagine intonse racchiude un atlante appassionato delle migliori storie per ragazzi mai scritte: ogni romanzo ha i suoi confini anarchici e imprevedibili, la sua geografia complessa, perché complessi sono i suoi piccoli (e grandi) lettori. Come afferma Terranova: «un bambino non è buono e non è cattivo: è un bambino. Contiene in sé entrambe le possibilità, più tutte le altre. Per questa ragione credo che in questo momento storico più che in altri i bambini vadano raccontati con parole e con immagini complesse».

La complessità a cui si riferisce l’autrice è evidente non solo nei contenuti della narrazione, ma anche nelle sue forme. La letteratura per l’infanzia abbraccia infatti un mondo vastissimo, con albi illustrati e libri gialli (la serie dell’investigatrice Nancy Drew è una delle più longeve), fiabe antiche e reinventate, raccolte di poesie e silent book (poetici e rivoluzionari quelli di Suzy Lee), storie narrate solo attraverso le immagini, per dare modo ai bambini di interpretarle, stimolando la loro emotività. Sono libri che spazzano via ogni limite e ogni edulcorazione, e lasciano in chi legge un desiderio di libertà e di verità da proteggere fino all’età adulta. Sono libri non censurati, che non si piegano a nessuna morale, che non normalizzano. E, ci spiega Terranova, se è vero che «una società si racconta attraverso la sua letteratura, quella per ragazzi, con le sue regole e la sua anarchia, con la libertà di un sottobosco, è la parte più interessante di quel racconto».

Leggendo Un’idea di infanzia troverete storie di malattie incurabili, di genitori problematici e infanzie difficili, di solitudine e di morte. Non esistono argomenti vietati: quella analizzata è una letteratura rocambolesca, con tragedie, peripezie e catastrofi, che non teme nulla perché nulla va temuto. Il destinatario ideale di Nadia Terranova, allora, sono proprio le mamme e i papà dei piccoli lettori, a cui l’autrice consegna la sua formula magica: non abbiate paura della paura. Ai bambini non servono storie ovattate o incomplete per crescere, perché «orchi, streghe e lupi carnivori sono la palestra della realtà». Un messaggio che in fondo ricorda quello di Natalia Ginzburg, che nel 1972, in un articolo sulla letteratura per l’infanzia, diceva: «è un errore credere che la paura sia un male. La paura, è necessario soffrirla e imparare a sopportarla».