Le sogliole di partito

Cosimo Monari

La Romagna è un luogo pieno di meraviglie. Correndo lungo la via Emilia verso il mare, a destra abbiamo il piacevole paesaggio degli Appennini, con le vaghe sagome dei monti che si confondono con l’orizzonte, a sinistra nulla. In quel nulla, che si stende tra la via Emilia e il Po, sorgono cittadine e paesi dai nomi pittoreschi come Russi, Bagnacavallo, Piangipane, Godo, Roncalceci, Fiumazzo e tanti altri. Ma visto che in quelle cittadine dai nomi pittoreschi non c’è nulla (o almeno nulla di rilevante ai nostri fini) possiamo continuare fino al mare. Qui troviamo rinomate località turistiche come Bellaria, Cervia, Cattolica, Riccione, Cesenatico, Marina di Ravenna, Punta Marina e i loro lidi, Lido Adriano, Lido degli Estensi, Lido degli Scacchi, Lido delle Nazioni, Lido di Spina e i loro porti, Porto Garibaldi, Porto Corsini, Porto Fuori.

Ed ecco che, correndo sulla candida sabbia del litorale, arriviamo fino al Mare Adriatico. Il mare Adriatico è ricco di vita; vi si possono infatti trovare in grandi quantità: pescetti non meglio identificati, alghe, meduse da bar, plastica, mucillagine, macchie di unto degli oli abbronzanti, pedalò alla deriva, la mia action figure di He-Man perduta quando avevo otto anni, macerie di castelli di sabbia, qualche granchio sfuggito ai bambini sul bagnasciuga, l’action figure di Skeletor di mio cugino che ho gettato in mare per rispettare l’equilibrio cosmico, ma, soprattutto, sogliole.

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La sogliola è un animale come tanti altri. Ha il corpo di un colore indefinito tra il grigio e il marrone, si nutre di piccoli crostacei e altre cose poco appetitose, e se ne sta tutto il giorno lì, sul fondo fangoso dell’Adriatico, a lamentarsi del precedente governo, del riscaldamento globale, e guarda male le sogliole più anziane che procedono con troppa lentezza. Generalmente si diploma con un voto medio/alto, se continua gli studi va a fare una di quelle università pratiche che trovi lavoro subito, si sposa, mette su famiglia e passa la maturità a nuotare sul fondo fangoso dell’Adriatico, lamentandosi del governo attuale, degli acciacchi dell’età, e guardando male i giovani tonni che le sfrecciano sopra la testa. Per le sue doti di antipatia generalizzata, è assai difficile socializzare con una sogliola. Ciononostante, se impanata e accompagnata da prezzemolo e pomodorini non è affatto male.

La sogliola ha due caratteristiche fondamentali: la prima è il corpo estremamente sottile – quasi bidimensionale –, che le permette di sfuggire a qualunque conversazione fastidiosa o impegno familiare natalizio semplicemente mettendosi di fianco e scomparendo così alla vista; l’altra sono gli occhi da un unico lato del corpo, cosa che le permette di vedere soltanto una metà del mondo e ignorare completamente l’altra metà. Quest’ultimo fatto non è un problema, dato che le sogliole stanno perennemente sul fondo fangoso dell’Adriatico. La sogliola è un animale con la testa sulle (nelle) spalle, e non si lascia tentare da tutte le frivolezze che la società moderna le propina. Così, il mondo delle sogliole può continuare a prosperare in pace nelle sue convinzioni a metà.

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Le sogliole di partito nacquero al banco del pesce della Coop di Cesenatico in una mattina insolitamente tiepida del 24 dicembre. Nel pescato del giorno c’era una preoccupante penuria di sogliole, e il direttore non sapeva che pesci pigliare. Questo perché le sogliole, per quanto odino i ritrovi familiari, sentono il bisogno di adeguarsi alle necessità imposte dalla tradizione della cultura dominante, e così quel giorno erano tutte in cucina a preparare da mangiare per il pranzo di Natale, lamentandosi dell’ipocrisia di quei ritrovi.

Bastò poi un rapido giro di telefonate per arginare il problema: il direttore chiamò un amico di origine albanese che lavorava nel vicino comune di Cervia, tale Mark Shehu detto Mark S., chiedendogli se poteva portargli sottobanco qualche banco di sogliole, dopodiché, per stare sul sicuro, chiese a un’azienda privata che allevava sogliole di portargli una quantità tale da essere bastevole per tutta la giornata. Il povero direttore non poteva certo immaginare cosa aveva appena scatenato.

Fu così che due carichi di sogliole vennero portati al banco quel giorno; da una parte, alla sinistra dell’addetto pescheria, le casse con il simbolo del comune di Cervia; alla sua destra, invece, le sogliole d’allevamento raccolte in grandi fasci.

Bisogna pensare che le sogliole, stando sempre sul fondo fangoso dell’Adriatico e avendo gli occhi solo da una parte del corpo, non avevano mai visto un’altra sogliola in faccia. I due gruppi, quindi, si trovarono davanti questi esseri dai corpi piatti, di un colore indefinito tra il grigio e il marrone, e due occhi a palla da una parte sola del corpo, e pensarono vicendevolmente che i loro dirimpettai erano proprio brutti. Per quieto vivere ritennero doveroso tenere il pensiero per sé, fino a che una giovane sogliola intraprendente e bellicosa del comune di Cervia apostrofò le altre per quello che le saltava più agli occhi, cioè il loro essere legate tra loro invece di stare in comode scatole di pallet.

«Fasciste!»

Le sogliole d’allevamento si sentirono estremamente offese, e ritennero doveroso rispondere all’ingiuria. La prima cosa che notarono fu il logo del comune di Cervia impresso sulle scatole.

“Comuniste!”

Le sogliole di Cervia sentirono un brivido d’indignazione lungo tutto il corpo, e decisero che avrebbero risposto con un’offesa talmente più grave da fargli vergognare di essere nate. Si riunirono in un circolo di autodeterminazione per due ore, discussero animatamente per chi dovesse prendere la parola, ci furono le prime avvisaglie di spaccamenti all’interno dell’ideologia principale, dopodiché raggiunsero l’unanimità e gridarono insieme l’ingiuria definitiva.

«Fasciste!»

 «Comuniste!»

«Fasciste!»

E andarono avanti così fino all’orario di chiusura. A causa della confusione, nessuno quel giorno si fermò al banco del pesce della Coop di Cesenatico. Il direttore, disperato, rimandò le sogliole da dove erano venute. Arrivò l’azienda privata e portò via le sogliole d’allevamento. Arrivò Mark Shehu e si portò via le sogliole del comune di Cervia. Fu in quel momento che le prime avvisaglie di scissione si concretizzarono. Alcune sogliole del comune di Cervia dichiararono che era proprio Mark S. il primo capostipite della loro ideologia e si autoproclamarono marksiste.

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Fu così che il ritorno in camion da Cesenatico a Cervia furono i cinque minuti più infernali della vita di Mark S.; «Comuniste!», «Marksiste!», «Comuniste!», «Marksiste!». Il giorno dopo diede le dimissioni e prese i voti nella speranza che la grazia divina lenisse le ferite dell’animo che quei cinque minuti gli avevano causato.

Sviliti ma non abbattuti, una parte dei marksisti cominciò a guardare con ammirazione alle politiche decise dal comune di Russi, e decisero che i russi sarebbero stati il loro nuovo modello.

Alcune sogliole si spostarono nel comune di Cattolica e fondarono il partito dei cattocomunisti, caratterizzato dal fatto di non avere le idee precise su nulla.

Alcuni comunisti vennero portati a Lido di Classe e, trovando una città piuttosto impermeabile alla loro ideologia, decisero di fondare il partito della Lotta di Classe.

Anche in seno alle sogliole fasciste nacquero delle divisioni. Alcune, stazionando in grandi vasche nella periferia di Bellaria, si convinsero che il loro essere sogliole d’allevamento le rendeva in qualche modo più selezionate e forti delle altre; nacque così il mito della supersogliola e il partito dei Bellariani.

Alcune altre si trasferirono più a nord, a Lido delle Nazioni; lì capirono che il loro attaccamento ai fondali fangosi dell’Adriatico era la cosa più sana e giusta che la vita potesse offrirgli, e si autoproclamarono Nazionaliste.

Altre, preferendo una vita sulla falsariga dannunziana fatta di agi, avventura ed edonismo, si trasferirono a Godo.

Ciascun partito, al di là dell’atavico e primario dissidio di Cesenatico, portò avanti con alti e bassi la sua propaganda di programmi politici che ovviamente ignoravano totalmente l’altra metà del mondo, quella che non vedevano.

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Se nella vita analogica e materiale il loro spargersi sui territori della Romagna ha permesso alle sogliole di partito di prosperare con le loro convinzioni a metà senza troppi dissidi, i problemi sono cominciati col web. Le sogliole sono state infatti tra le prime specie ad affacciarvisi, attratte dalle sue infinite possibilità; con l’infinità di opinioni che vi si trovano, nel web basta poco per trovare l’articolo di un illustre e discutibile esperto che dia ragione alla propria ideologia, nonché per trovare una piattaforma social dove spargere il più possibile l’articolo suddetto. In breve, con l’invenzione di internet, la spocchia delle sogliole di partito è aumentata drasticamente.

Il loro scopo sul web è quello di portare il maggior numero di persone ad abbracciare la loro ideologia. Nei primi gloriosi tempi delle chat a tema, le sogliole selezionavano le conversazioni a tema politico e si gettavano nella mischia. Le loro capacità argomentative erano piuttosto scarse, convinte com’erano del potere persuasivo dell’insulto «Comunista!» o «Fascista!» non appena qualcuno scriveva qualcosa di vagamente distante dalla loro ideologia. Col tempo però le loro tecniche si sono fatte più sopraffine. La sogliola entra di taglio nelle conversazioni su qualsiasi argomento, rendendosi invisibile ai più; rimane acquattata sul fondale della discussione fino a che qualcuno non esprime un’opinione anche vagamente politica, e a quel punto si rigira e monopolizza la conversazione con l’intera superficie del corpo. La fase di aggressione comincia sempre con l’atavico dualismo «Comunista!» o «Fascista!» per poi evolversi in tecniche sempre più raffinate, che includono la serie degli «E allora…?» («E allora le foibe?», «E allora Stalin?», «E allora Prodi?», ecc…) prediletta dalle sogliole destrorse, lo sminuimento delle facoltà intellettive altrui – perché, nella loro logica, chiunque si vedrà dare del coglione cambierà di certo idea – cavallo di battaglia delle sogliole sinistrorse, e link a opinionisti ed esperti assai discutibili.

Queste tecniche, in realtà, derivando direttamente dalla naturale antipatia di cui sopra, non ottengono mai il risultato sperato. In effetti, ad oggi non si ha notizia di una sogliola di partito che sia riuscita a creare proseliti sul web. Ciononostante, questi animali costituiscono un pericolo per la pace dell’ecosistema web, in quanto anche il più pacifico degli Gnu Age, dopo un po’ che gli dai del fascista/comunista gratuitamente, si rompe i coglioni e sbrocca, portando il livello della conversazione a livelli molto, molto bassi.

Che poi, le sogliole, non è che siano cattive. In fondo, la sogliola, cos’è? È solo un animale che crede di aver capito tutto. Poco importa se gli mostri un’altra faccia delle sue ragioni; la sogliola persiste, si attacca con i suoi ridicoli dentini al suo ridicolo vero a metà, l’unico che riesce a vedere. L’unico che riesce a concepire.

La sogliola è un’opinione, un’opinione stirata, senza spessore, senza volume. È la politica che divora ogni cosa; ma è una politica che non è politica, non è regola, né convivenza; è schieramento, bandiera sfilacciata, arruffata, che nasconde il timore di non aver capito nulla, il terrore di non appartenere; è esercito pronto a combattere senza sapere perché, senza guadagnarci nulla se non lo sterile conforto di un briciolo di ragione.

La sogliola è l’animale impaurito, all’angolo, sul fondo, all’ultimo suo vagito sul ring, che aspetta che qualcuno gli urli «dai!», gli urli che è bravo, che ce la può fare. Ma c’è solo silenzio.

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Il problema delle sogliole di partito sul web trovò un inaspettato risolutore nel Papa. Una sera Sua Santità pensò di condividere un post sui social per benedire tutti i cristiani sulla Terra. Ci pensò un attimo e decise – un po’ per carità cristiana, un po’ per evitare polemiche – di benedire un po’ tutte le persone sulla Terra, così da non scontentare nessuno. In men che non si dica si ritrovò il post pieno di commenti.

«Tutti a parte i terroristi musulmani, magari! Cosa sei, comunista?», «E agli animali non ci pensi?», «E allora Bibbiano?» «Con tutti gli stronzi che girano per il mondo, solo uno col quoziente intellettivo davvero basso benedirebbe tutti…», «Ma davvero hai scritto così? Leggi questo articolo: viene dimostrato che le benedizioni causano l’autismo» e così via.

Lievemente infastidito (gli giravano le palle a elica, ma col suo ruolo non può permetterselo), il Papa riunì il Concilio Vaticano per illustrare l’annoso problema delle sogliole di partito, offrendo la santità a chiunque avesse trovato la soluzione. Dopo mesi di nulla di fatto, si fece avanti un giovane frate di origine albanese. Egli, spiegò, conosceva le sogliole di partito sin dal momento della loro nascita, e sapeva bene quali fossero i loro punti deboli. Nel piano che illustrò al Papa, la figura e l’autorità del Pontefice erano necessarie, ed egli fu molto soddisfatto di prendervi parte di persona.

La domenica successiva, davanti alla piazza gremita di San Pietro, il Papa dichiarò che, visto che a Natale siamo tutti più felici e più buoni, allora tutti i giorni dell’anno sarebbe stato come Natale. Le sogliole, tutte davanti alla tivù nel consueto pranzo dai nonni, furono prese in contropiede; se tutti i giorni era come Natale, allora tutti i giorni si doveva festeggiare. Se tutti i giorni si doveva festeggiare, ad ogni pranzo sarebbero arrivati i parenti per festeggiare. Se ad ogni pranzo sarebbero arrivati i parenti per festeggiare, allora loro dovevano stare ogni vigilia a preparare il pranzo del giorno successivo. Se loro dovevano stare ogni vigilia a preparare il pranzo del giorno successivo non avrebbero più potuto andare sul web a diffondere la vera ideologia. Fu così che le sogliole, costrette dall’ipocrisia delle costrizioni sociali, sparirono dai social e da tutto internet. Si ebbero solamente sporadiche incursioni di sogliole su siti di consigli per cucinare, o sulla pagina social del Papa, forse nella tenue speranza di una rettifica..

Mark S. rifiutò l’offerta di santità dal Papa; si disse soddisfatto per avere risolto il problema delle sogliole e avere superato così il trauma di quei cinque minuti da Cesenatico a Cervia. Per questo suo onorevole rifiuto, il Papa lo fece santo.

Il web poté finalmente vivere un’era senza discussioni politiche, un’era in cui regnò la pace e la fratellanza tra tutti gli uomini. A parte tra me e mio cugino che ce l’ha ancora a morte per quella storia di Skeletor. Quel fascista.

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↔ In alto: foto Tim Mossholder / Unsplash.