Vite mescolate – L’ordine nascosto di Merlin Sheldrake

Alberto Pellegrini

È uno dei regni della natura, quello dei funghi, un regno autonomo, generoso e alle volte implacabile. Ogni forma di vita sembra dipendere da loro, e perciò si trovano dappertutto: il suolo è in buona misura retto dalla loro rete di connessioni, le loro spore abitano l’aria. Erano lì prima dell’uomo, probabilmente all’origine della vita biologica, forse alti come un palazzo di due piani, e saranno lì finché ci sarà Terra, se è vero che dalle più grandi catastrofi che l’uomo conosce, quelle nucleari, sono i funghi le forme di vita a essere sopravvissute o più rapidamente rinate. Sono qualcosa che precede e che dura nel tempo.

L’ordine nascosto di Merlin Sheldrake (Marsilio, 2020) è il racconto degli studi dell’autore, dell’impronta che i funghi hanno lasciato su di lui e su molti altri ricercatori, e la descrizione di un mondo appartato, perlopiù ignorato eppure cruciale. Sheldrake inizia con una raffica d’informazioni e di aneddoti, e così convince immediatamente il lettore della natura essenziale di questi organismi. Partendo da una considerazione semplice, prosegue introducendo alcuni dubbi: l’incertezza circonda ancora gli studi micologici, perché i funghi sono stati a lungo trascurati o incompresi dalla comunità scientifica. Sheldrake ripercorre le tappe delle scoperte e della dignità accademica progressivamente acquisita, ma sceglie di concentrarsi sulle domande che animano oggi la ricerca e che lo appassionano: come comunicano e si evolvono i funghi? E come si organizzano le reti di relazioni che formano? Si tratta di interrogativi che accompagnano l’intera lettura, e cui l’autore risponde presentando teorie e fornendo esempi di volta in volta differenti.

L’obiettivo è quello di provare a mettere il lettore «nei panni dei funghi». Così, sin dal principio, ciò che Sheldrake descrive mette in discussione concetti che apparirebbero acquisiti: che cos’è l’identità (o meglio: dove inizia e dove finisce l’identità di un fungo)? Che cos’è l’intelligenza (se le reti micorriziche si formano senza il bisogno di una volontà dagli attributi umani)? Anche da lettore profano, tutto questo obbliga a una sospensione di diverse verità date istintivamente per assodate. Sheldrake ci conduce in questo percorso ordinato e progressivo, coinvolgendoci nelle sue domande e nelle sue ebbrezze speculative, e prova davvero a stuzzicare e rinnovare il rapporto del lettore con il mondo e con la storia biologica.


Immagine 1 l'ordine nascosto

Il volume è senza dubbio un saggio di micologia: vi si scrive diffusamente e con disciplina di ife e di miceli, di teorie rigorose e di storia della scienza. E tuttavia è anche un libro politico, pur non assumendone mai i toni; e infine, oltre che saggio scientifico e pamphlet, L’ordine nascosto riesce anche a far pensare ai romanzi di vite minuscole molto in voga in questi ultimi anni, vite nascoste avventurose e improbabili, come quelli del ciclo aperto da Friedrik Sjoberg con Iperborea. Questi tre piani si alternano e comunicano, omogenei, senza soluzione di continuità.

In che modo un saggio divulgativo sulla vita e la storia dei funghi può diventare politico? È lo stile stesso a esserlo, e in senso nobile, perché si rivela più nella scelta dei temi e degli approcci che nella lingua o nelle formule, limitate invece al repertorio classico della divulgazione scientifica. C’è un tema ricorrente nel libro, ed è quello della relazione: i funghi sono ovunque perché sono necessari alla vita, e sono necessari alla vita perché partecipano a gran parte degli scambi biologici e alla trasformazione degli organismi; tolti loro, tolte le relazioni simbiotiche che instaurano, il mondo si avvierebbe verso il collasso.

In un certo senso tutta la semantica che circonda il mondo dei funghi riguarda la connettività. Questa parola riscopre un senso diverso, indagata da un nuovo punto di osservazione: nel mondo naturale la connessione non è più data come possibilità infinita e vertiginosa, ma come condizione di esistenza. Se il “world wide web” e il cosiddetto “wood wide web” sono accumunati dal modello reticolare, sono però caratterizzati da spiriti diversi. Se il primo è un sistema di occasioni che però trascura la corporeità e può tendere all’isolamento, il secondo sembra dire che la vita è possibile solo attraverso un sistema di connessioni che vanno – umanamente parlando – dal contratto sociale alla gentilezza verso tutto ciò che abita il mondo.

Attraverso queste suggestioni L’ordine nascosto si presenta nella sua attualità. Vedere l’esistenza biologica come un insieme di relazioni e rinegoziare il posto dell’essere umano, spostandolo dal piedistallo, è un tema necessario che tuttavia rischia di diventare rapidamente stucchevole, soprattutto in certe forme di dibattito. Questo libro, con la sua gioia di sapere, la sua intraprendenza e il fatto di sollecitare riflessioni partendo da un dato così innocuo, così ‘altro’, come i funghi, riesce a rimettere al centro del discorso ciò che conta, facendolo però con garbo, eleganza e allegria, e senza per questo trascurare l’oggetto del suo studio.

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Le illustrazioni di questo libro sono realizzate con l’inchiostro del Coprinus (un fungo), disegnate da Collin Elder. Ancor più delle specie animali, i funghi danno l’impressione di essere un gruppo, come una classe liceale: c’è quello che disegna, il punk, quello che si fa le canne, l’appariscente, il sociale e l’antisociale…

Che dire invece degli ingredienti avventurosi e di costume? Nelle mani di Sheldrake i micologi si trasformano in militanti idealisti, un po’ folli, poco attenti alla misura e al contegno accademico, rigorosi certo ma anche eccentrici. Ecco, gli eccentrici; anche l’autore ne fa parte. Già il suo nome, Merlin, richiama alla mente un immaginario fantastico, ma come se non bastasse nel libro lo troviamo di volta in volta sommerso dai trucioli in decomposizione, o sdraiato in terra nel tentativo di seguire le radici di alberi tropicali, o intento a rubare mele dall’orto di Cambridge, o adolescente a preparare idromeli e ricette secentesche (un modo come un altro di testare i lieviti), o, chiaramente, alla ricerca di funghi. Se poi per caso si volesse allargare lo sguardo all’intera genia degli Sheldrake, si capirebbe come la famiglia stessa sia una comunità stravagante: quando si cerca il suo nome su Google appare prima di tutto come figlio di Rupert, celebre parapsicologo; la madre, Jill Purce, è un’insegnante di canto, e tutti in famiglia suonano e cantano, in particolare modo il fratello Cosmo, musicista di professione che, per dire, riesce a citare la Missa Criolla di Ariel Ramirez dentro a un brano fondamentalmente pop.

L’eccentricità di questo gruppo di persone non è tra gli elementi centrali del saggio, ma ve ne sono degli indizi, e il singolare spirito che attraversa questi personaggi non mi sembra svincolabile dal racconto, anzi, e testimonia con ancora più forza e simpatia la pervasività di ciò che si sa, il piacere di conoscere, l’importanza di una connessione profonda. E così, per chiudere questo appunto, ecco Merlin Sheldrake che improvvisa al pianoforte sul rumore prodotto da un fungo che sta decomponendo una copia del suo libro:

Parlando poi di simpatiche trovate pubblicitarie, si potrebbe guardare cosa ha combinato con un’altra copia del libro: in questa ha fatto crescere una colonia fungina, per poi cucinarne e mangiarne alcuni esemplari (qui).

Ogni anno ha il suo libro-fenomeno di divulgazione scientifica, e il lavoro di Sheldrake, anche grazie a un’immediata attenzione, è oggi un candidato credibile. Dopo averlo letto, quest’analisi si trasforma in augurio, tanto per il piacere di una lettura scorrevole e precisa, quanto per i temi contemporanei che la riflessione intorno ai funghi, alla loro storia e alla loro organizzazione riesce a evocare. Il saggio racconta distanza e presenza, visibile e invisibile, esotismo intellettuale e società; sollecita diverse facoltà e piaceri, e svela un mondo nascosto che a volerlo potrebbe addirittura cambiare la mente e dare forma al futuro, se si sta a sentire il sottotitolo inglese. Sheldrake si muove agilmente tra convegni e blog, studi e laboratori (ci sono trentotto pagine di bibliografia), restando sempre a suo agio, dando alla descrizione un tono personale, un ritmo sostenuto e un metodo contagioso. L’autore esplicita le domande, racconta le ricerche, si concede qualche aneddoto gustoso, e con una moderata dose di attenzione è possibile seguire tutto, per bene, anche per chi solitamente non pratica né la biologia né la divulgazione scientifica.

Il libro è pervaso da un senso di meraviglia, stupore e piacere: in un momento in cui la natura è o matrigna o agonizzante, il saggio di Merlin Sheldrake è un modo gentile di riprendere il discorso intorno a come abitare il nostro mondo.