Isabella Bignozzi

E se spesso dipingo grotte è perché esse sono il mio tuffo nella terra, scure ma aureolate di chiarore, e io, sangue della natura… grotte stravaganti e pericolose, talismano della Terra, dove si uniscono stalattiti, fossili e pietre, e dove gli animali, che sono folli per la loro stessa natura malefica, cercano rifugio. Le grotte sono il mio inferno. Grotta sempre sognatrice con le sue nebbie, ricordo o nostalgia? Spaventosa, spaventosa, esoterica, inverdita dal limo del tempo. Dentro alla caverna oscura brillano tremolando, appesi, i pipistrelli dalle ali a croce. Vedo ragni lanuginosi e neri. Topi e ratti corrono spaventati per terra e sulle pareti. Fra le pietre, lo scorpione. Granchi, uguali a sé stessi fin dalla preistoria, attraverso morti e nascite, avrebbero un aspetto minaccioso se avessero le dimensioni di un uomo. Vecchi scarafaggi si trascinano nella penombra. E tutto questo sono io. Tutto è pesante di sonno quando dipingo una grotta o te ne scrivo… dal di fuori arriva un tumulto di decine di cavalli bradi che scalpitano sulle tenebre con gli zoccoli secchi, e dallo sfregare degli zoccoli il giubilo si libera in scintille: eccomi, io e la grotta, nel tempo che ci farà marcire.

Voglio mettere in parole, ma senza descrivere, l’esistenza della grotta che ho dipinto tempo fa… e non so come. Solo ripetendo il suo dolce orrore, caverna di terrore e meraviglie, luogo di anime afflitte, inverno e inferno, sostrato imprevedibile del male che si trova dentro a una terra infeconda. Chiamo la grotta con il suo nome e lei inizia a vivere con il suo miasma. Allora ho paura di me stessa che so dipingere l’orrore, io, che sono animale di caverne piene d’echi, e soffoco perché sono parola e anche la sua eco.

Clarice Lispector, Acqua viva, traduzione di Roberto Francavilla, Adelphi 2017.

Estratto da Sogno o Lydia (DITO publishing, 2020) di Martha Micali

Estratto da Sogno o Lydia (DITO publishing, 2020) di Martha Micali