Isabella Bignozzi

Zi Qi disse: «Il respiro dell’universo si chiama vento. A volte è inattivo e tace. Ma quando è attivo, le innumerevoli aperture emettono grida. Hai mai sentito il loro rombo? Nelle foreste di montagna che si agitano e ondeggiano ci sono alberi immensi con tronchi il cui perimetro è di cento spanne. In essi ci sono cavità e aperture come narici, come bocche, come orecchie, come anfore, come coppe, come mortai, come crepacci, come forre. Esse muggiscono come onde, sibilano come frecce, emettono lamenti, rimproveri, urla, stridono e mugolano, ululano e ruggiscono. Emettono suoni acuti e gravi. Una brezza leggera suscita un’armonia delicata, ma una folata potente produce un coro gigantesco. E quando la tempesta si acquieta, tutte le cavità sono di nuovo vuote e silenziose. Hai mai visto l’agitazione e il tremore dei rami e delle foglie?»
Zi You disse: «La musica della terra è il suono prodotto da queste aperture; la musica umana è il suono prodotto da flauti e pifferi. Ma permettimi di chiederti in che consiste la musica del cielo.»
Zi Qi rispose: «Soffia attraverso le miriadi degli esseri in vario modo, così che ciascuna cosa possa essere se stessa. Ma chi suona questa musica?»

Zhuangzi, II, «Sinfonia del vuoto».
Tratto da: Tao. I racconti della via (Boroli editore, 2004) a cura di Shantena Augusto Sabbadini.

Sara Cucè, «In Here I do Exist»

Sara Cucè, «In Here I do Exist»