Ritrovamenti: una lettera di John Cheever

In rete circolano numerose testimonianze di scrittori un tempo molto noti, con il passare dei decenni forse passati in secondo piano per il pubblico di massa. Grazie ad alcune semplici ricerche sul web ho scoperto una storia nella storia, oltre il mero vezzo collezionistico: una short story, un racconto breve, nonché un piccolo pezzo di letteratura contemporanea.

Nella descrizione del venditore si leggeva che il foglio battuto a macchina era una lettera proveniente dalla cantina dell’ultima casa di Cheever, a Ossining, nello stato di New York. Non era mai stata spedita. Non sappiamo se per un ripensamento, per pudore, o per dimenticanza. Chi ha letto i suoi diari sa che quelle caratteristiche erano la cifra del suo stile, soprattutto nelle sue confessioni più segrete. Cheever era ossessionato dalla sua omosessualità clandestina e da una lunga dipendenza dall’alcool, fatti noti solo quando, dopo la sua morte, la moglie e i figli vendettero la sua anima al diavolo e ne pubblicarono nel 1990 i diari, in Italia con il titolo Una specie di solitudine (Feltrinelli Editore). La rivista letteraria The Paris Review scrisse dei diari come Vodka per colazione: Dio, sesso, senso di colpa e natura raccontati con l’angosciosa passione dei grandi romanzieri russi, uno spesso strato di dolore segreto, e un desiderio che è sempre vergognoso. La lettera che ho acquistato faceva parte di una serie di oggetti e carte ritirati in blocco alla morte della moglie di Cheever, nel luglio del 2014, da «classicbooks», negozio eBay di libri, fumetti e riviste, molto seguito dai collezionisti (nel catalogo, a 3.500 dollari, anche la macchina da scrivere Olympia dello scrittore).

Perfino la «Dutch Colonial», la casa coloniale stile olandese di Cedar Lane a Ossining, acquistata dai coniugi Cheever nel 1961, fu messa in vendita già nel 2014, e riproposta ancora nel 2016: un pezzo di storia della letteratura americana contemporanea alla cifra ragionevole di 340.000 dollari. Commentando la notizia, un giornalista americano aveva scritto: «Passeggiando nella storica casa di John Cheever a Ossining, è facile immaginare le pittoresche feste sul prato dove ascoltare i pettegolezzi letterari, con gli amici Saul Bellow e Philip Roth accomodati nelle sedie vicine. I cani golden retriever dei Cheever giacciono ai suoi piedi, e presto i Gin tonic pomeridiani andranno alla deriva diventando Dry Martini 5-1, cinque parti di gin e una di vermouth».

L’intestazione della lettera acquistata inizia con un luogo: Scarborough, cioè un quartiere periferico 50 km a nord della città di New York. I coniugi Cheever si trasferiscono qui nel 1951 da Manhattan, dove abitavano in un condominio vicino a Sutton Place, e dove lui, ogni giorno per cinque anni, indosserà il suo unico vestito e si recherà in ascensore fino a una specie di cantina, dove si spoglierà e si metterà a scrivere vestito solo con i boxer, fino all’ora di pranzo. La lettera è stata dunque scritta in una data compresa tra il 1951 e il 1961, quando si traferirono a Ossining, e prosegue con i destinatari: Malcom e Muriel. Malcolm è l’amico Malcom Cowley scrittore, storico, poeta e critico letterario, cronista e compagno di viaggio della Lost Generation di Hemingway, Pound e Fitzgerald. Muriel è Muriel Maurer, la seconda moglie di Cowley.

John Cheever sposa Mary Winternitz, dopo averla incontrata in un ascensore a Manhattan.

«Indossava un cappotto che era troppo grande per lui. Questo è qualcuno di cui occuparsi», aveva pensato lei. Rimasero sposati anche quando lui divenne un alcolizzato ed ebbe relazioni con uomini e donne. Ne scrisse, a volte indirettamente nella sua narrativa, altre volte nei suoi diari e lettere pubblicati postumi. Nel 1975 Mary Cheever lo portò a casa da un centro di cura il giorno in cui smise di bere definitivamente. John muore di cancro nel 1982. Poco prima di morire, mentre ritirava un premio, disse: «Una pagina di buona prosa rimane invincibile».

La lettera è un magistrale racconto breve, degno di entrare nella raccolta che gli valse il Pulitzer: The Stories of John Cheever (1979), premiata anche con il National Book Critics Circle Award e il National Book Award, perché Cheever, anche quando registrava nel suo diario segreto i desideri repressi, spediva una cartolina o un biglietto di auguri, rimaneva sempre uno scrittore dalla prosa esemplare.

Scarborough
Giovedì

Cari Malcom e Muriel,

Ho mandato a Rob e Blair un vassoio da colazione contro il mio miglior senno. Non riuscivo trovare quello con le gambe che si abbassano e dunque ne ho preso uno con una base grande e ingombrante che cozza tra le porte degli appartamenti di New York e deve essere conservato insieme alle scarpe. Mary e io abbiamo vissuto molto felicemente insieme fino a quando ci siamo sposati e poi qualcuno ci regalò un vassoio da colazione. Non è mai stato in questione cosa quell’aggeggio significasse per me. Significava per me portare la colazione a letto a Mary. È stato l’inizio del mio legame. Per diciassette anni ho portato la colazione a letto a Mary e poi una mattina si è coperta la faccia con le sue mani e ha detto: “Non posso sopportarlo, non posso sopportarlo oltre”, e io ho detto: “che cosa non puoi sopportare?” e lei ha detto: “Non posso sopportare che mi venga servita la colazione da un uomo nudo”, e io ho detto: “che cosa vuoi? Vuoi che io indossi un grembiule e un cappello con i nastri?” e lei ha detto: “è troppo disgustoso, non posso sopportarlo”, e io ho risposto: “ti ho portato la colazione a letto per diciassette anni e questi sono i ringraziamenti che prendo”, e lei ha detto: “Non mi hai portato la colazione a letto a meno che non fossi troppo malata o debole per alzarmi”. E così ora lo sai. Dopo diciassette anni in cucina mi viene detto quanto sia raccapricciante guardarmi e che comunque non sono mai stato in cucina. Mi sembra che dare a una giovane coppia un vassoio da colazione sia come dar loro un serpente a sonagli. Dovunque trovi un vassoio da colazione trovi problemi. Se Mary e io divorzieremo sarà per colpa del vassoio da colazione. Ho fatto una cosa terribile. Se Rob ha senno lo farà a pezzi e lo brucerà o lo metterà fuori con la spazzatura. Se solo lo avessi saputo sarei stato un uomo molto più felice.

Lettera Cheever (1)


Se cercate qualche altra rarità dormiente su eBay, forse è il caso di fare un’offerta al ribasso per un biglietto di Philip Roth a John Cheever, un dialogo a distanza tra due titani della letteratura americana, datato 16 gennaio 1967. Soprattutto l’ultima frase di Roth vale l’acquisto.

“Caro John: una nota di Candida dice che hai chiesto informazioni su di me e su dove mi trovassi. Sono al 300 East 33rd Street, e il mio numero (non in elenco) è OR9-4845. Come state tu e Mary? Come sempre sarebbe bello vederti, se e quando verrai a New York. Il mio nuovo libro uscirà a marzo (Quando Lucy era buona, prima edizione italiana Rizzoli 1970, NdR), e ora sto fingendo di scrivere storie mentre aspetto.
Tuo, Philip”.

roth scrive a cheever (1)