Parlare di sesso per parlare d’altro. Questo è il piacere di Mary Gaitskill

Davide Spinelli

«Non credi anche tu che il sesso sia il fulcro della personalità?
Non lo so, le persone sono complicate»

 

L’ultimo romanzo di Mary Gaitskill, Questo è il piacere (Einaudi, 2021, traduzione di Maurizia Balmelli), è il segnale tangibile di come il movimento #MeToo, iniziato oltre tre anni fa, stia lentamente sedimentandosi nella forma letteraria; il romanzo, infatti, offre un’incursione concreta e incendiaria sugli effetti del movimento. La storia è quella di Margot, una giovane editor che vuole farsi strada nel panorama editoriale americano. Un giorno conosce Quin, editor noto e stimato della New York bene, il quale, dopo essersi complimentato con Margot per i suoi gusti letterari, quasi a sottolineare i suoi apprezzamenti, le infila una mano sotto la gonna. Margot lo ferma con decisione mettendogli una mano sul naso. Da allora, archiviato l’episodio come un banale equivoco, nasce una feconda amicizia basata sul rispetto e sulla stima reciproca; anni dopo, Quin è travolto dalle accuse di molestie di molte sue colleghe. Margot, di conseguenza, si chiede chi sia la persona con cui è amica da tempo.

Questo è il piacere è l’ultimo prodotto di una narrativa che ha visto, per esempio, in Cat Person di Kristen Roupenian o nel più recente Harvey di Emma Cline l’inizio di una diegesi dell’erotico, del consenso e del giudizio. Elementi, questi, che nel romanzo di Gaitskill descrivono una narrazione sempre o del passato o del futuro, perché inefficaci nel tempo presente. Margot, come tutte le donne che animano i romanzi dell’autrice americana, è un personaggio polifonico: la sua visione del mondo e del rapporto con Quin è combattuta, tormentata, non univoca; è costretta a rinominare, ridefinire le azioni di Quin che, ora, non è più certa di sapere cosa indichino. Questa ambiguità è specularmente riprodotta da Quin stesso, il vero protagonista del romanzo: è lui che ispira e sottrae il piacere del titolo. La spia narrativa di ciò è nella scelta di Gaitskill di raccontare un personaggio che non è accusato di una violenza sessuale vera e propria, ma di violenze all’apparenza evanescenti, a cui è difficile attribuire una corrispondenza anche sul piano normativo, come commenti volgari e svilenti, battute esplicite, situazioni imbarazzanti.

Il romanzo si rivela un’accurata analisi psicologica del maschio Quin. Margot, infatti, si interroga su quali siano le motivazioni che inducano l’amico a rapportarsi in quel modo verso le colleghe. Quin, da vittima di una visione culturale tipica degli anni ’80 e ’90, in cui morale e condotta erano volutamente dissociate, diventa carnefice e diffusore di un piacere che non ha bisogno del consenso altrui, perché si manifesta come agente oppressore dell’altro. La chiave di volta del romanzo, e del personaggio di Quinn, è proprio questa: il piacere scaturisce dall’assenso silente, dall’approvazione inizialmente inconscia della donna. In questo modo la molestia è complimento, l’abuso è seduzione, e il sesso si dimostra solo il pretesto della narrazione. A Gaitskill interessa la causa e/o la conseguenza dell’elemento sessuale, mai l’evento in sé. L’elemento sessuale è sia causa comportamentale, sia giustificazione metanarrativa: l’autrice usa il sesso per fondare una fenomenologia del contesto in cui avviene la seduzione/molestia. Il sesso, pertanto, si rivela il miraggio artificiale di Quin (e del romanzo), è solo l’acme di un processo stratificato, di cui l’autrice ha interesse a sondarne la natura, laddove il personaggio di Margot rincorre la posizione di un confine: tra fascinazione e abuso, tra consenso e la necessità di esprimerlo.

Perché, si domanda Margot, si pretende che una donna si opponga? Perché, se è vero che ogni donna avrebbe potuto dire di no a Quin come ha fatto lei stessa, pretendiamo che ogni donna lo faccia? Questo è il piacere offre numerosi punti di vista cercando di riprodurre la complessità del pensiero femminile di fronte a un tema così controverso e, al contempo, rintracciando la possibile proporzionalità tra delitto e castigo. Qui entra in gioco l’altro motore decisivo della narrazione: l’empatia di Margot, ossia la ragione della sua indecisione, dell’impossibilità di rintracciare un confine tra dolore e piacere; Margot si mostra più volte vittima di un senso di colpa che lei stessa non riesce a spiegarsi: è giusto distruggere la vita a un uomo che in fondo «si è solo comportato male?».

«Storie, sono tutte storie. La vita è troppo grande per chiunque, ed è il motivo per cui inventiamo storie».

Queste parole di Quin, poco prima della conclusione del romanzo, offrono un’ulteriore matrice interpretativa della storia. Quella di Gaitskill è una narrazione esistenziale, e dell’erotico come cifra del non detto, dell’inventato o del posseduto come risposta a una supposta paura. Quin trova giustificazione dei suoi comportamenti nell’interpretazione di un gioco di ruolo; per lui non c’è dolo, ma uno spirito offensivo di protezione, il cui significato attecchisce in quel senso di colpa femminile che plasma una molestia in un complimento «uscito male». La storia di Gaitskill è ricca di un femminismo latente, quasi nascosto, che esplode non come atto politico, bensì come necessaria rimodulazione del quotidiano, della dinamica relazionale tra uomo e donna, portando con sé una riflessione urgente su un punto cruciale del gender gap: al di là della necessità di isolare un confine, il problema è il maschio, il quale, come nel caso di Quin, si nasconde dietro una condotta visivamente accettabile, in quanto è più semplice non percepire il dolore che provoca.

Questo è il senso del fragile equilibrio su cui si fonda il romanzo di Gaitskill: più dell’oscillazione del giudizio collettivo, è quello personale a elaborare quel sentimento di svilimento – o di colpa nel caso maschile – che provano le donne accusatrici di Quin. La scelta di opporre a queste violenze «intangibili» una violenza fisica iniziale come quella subita da Margot, scopre l’operazione di riconoscimento che investe l’intero romanzo, e che è testimonianza drammatica di un fenomeno attualissimo, ossia l’idea che il piacere in un rapporto (sessuale e non) non debba essere dapprima paritario, condiviso e poi scomposto, ma che quello individuale più forte possa, se necessario, determinare quello condiviso. Il sostrato della riflessione di Questo è il piacere è avvilente: l’identificazione delle donne come essere umani al pari degli uomini è ancora lontana. Questo perché il processo di identificazione è sistematicamente confuso con un processo di avvicinamento, il cui meccanismo si fonda su una dinamica di subordinazione: la donna non è mai soggetto autonomo su un piano differente, bensì equivalente a quello maschile; la sua posizione sociale è individuabile a partire da una relazione esplicita o implicita con il maschio; la donna, al contrario dell’uomo, esiste sempre «in funzione di». Per Gaitskill la violenza del non detto, del «non intendevo quello» è il terreno in cui una cultura maschilista continua a proliferare e mietere vittime, che non sanno dove individuare il confine da oltrepassare per rendersi conto di non essere mai state colpevoli.