Julie

Francesco Follieri

È perfino imbarazzante dire perché. Che domanda è Perché? Via, Julie è bellissima. Essere bellissima è il suo lavoro. Le fanno così apposta. Non tutte riescono belle come lei, ma sono state create per questo, per essere bellissime, perfette. Nel suo caso però non si tratta solo di un corpo, si tratta di Julie.

Non mi parlava all’inizio. Pensava volessi scoparla e sono innegabilmente troppo povero per lei. Nemmeno mi guardava o avrebbe capito subito che mi piacciono gli uomini. Un comportamento da stronza, siamo d’accordo, ma deve pur difendersi. Non è facile per una sirena. Le hanno inventate per essere schiave, dopotutto. Ma Julie è schiava e regina.

Io e Julie lavoriamo all’Hotel Delphine. Non per dire, ma è uno dei migliori della regione, un posto da gente ricca. O da disgraziati, come me e Julie.
Abbiamo discusso per questa ragione. Io dico “Julie, Cristo, sei la prima che conosco che può andare via, perché non lo fai? Fatti adottare da uno di questi maiali e smettila di lavorare in questo posto di merda, dove tutti ti possono vedere. Dove tutti ti possono avere, Julie! Un solo padrone è meglio di tanti padroni”.
Lei mi risponde “Perché non lo fai tu? Perché non te ne vai tu?”.
Già. Bella domanda. Perché anch’io sono uno schiavo, perché sono povero, perché sono omosessuale, perché dove dovrei andare, Julie, dove andiamo noi? A morire di fame, ecco dove.
E così facciamo la pace e siamo sempre più tristi e sempre più allegri perché ci viene da ridere della nostra vita notturna da pipistrelli mascherati, ognuno con la sua divisa, lei da sirena, io da cameriere.

Io sono nato libero. Non fossi frocio sarei uno di loro, sarei dall’altra parte. La mia famiglia è ricca, per quello sono un cameriere di lusso, perché sono abituato fin da bambino a stare con questa gente. Conoscendomi, non mi farei neanche tanti problemi. Direi quello che dicono tutti: ci sono poche donne. Non bastano per tutti, le Sirene ci servono. E c’è tanto lavoro da fare, lavoro da donne, ci servono le Infermiere, tutte simili anche loro, grosse, pesanti, resistenti al sonno e alla fatica. E le Cuoche. E le Dame. E tra qualche anno si inventeranno qualche altro lavoro sporco da affibbiare a una nuova specie.
Avrei potuto essere dall’altra parte e non mi sarei fatto troppe domande, ne sono sicuro, invece sono frocio, sono schedato e posso fare poco, solo alcuni lavori, andare al cinema solo di giorno, non vestirmi in modo appariscente, e il cameriere, quello posso farlo. O i lavori di fatica, ma non ho il fisico. Oppure la badante, che al maschile non esiste anche se ormai sono tutti froci quelli che fanno le badanti. Alle donne biologiche conviene sposarsi o perfino lavorare, a loro è permesso.
Non sono poi così infelice con il mio lavoro. Vedo tanta gente, quasi tutta schifosa, va bene, ma almeno c’è vita. La badante mi ucciderebbe. Solo un vecchio o una vecchia, cattivi magari. Perché questi vecchi si sentono i padroni, o meglio, questi vecchi lo sentono di essere i padroni.
No, questo lavoro me lo tengo stretto. Forse è la stessa ragione per cui resta anche Julie. Meglio tanti padroni sconosciuti di un padrone solo che ti conosce bene, di un padrone solo che conosci bene tu.

Il mese scorso ho comprato un videoregistratore, vecchio di più di cento anni ma funzionante. Il negoziante aveva anche delle videocassette. È stranissimo vedere i film così, sembrano disegnati. A volte mi commuove. 
Una sera, con Julie, abbiamo visto un western lunghissimo, interminabile, più di tre ore. Ho preparato una tisana e abbracciati come fratello e sorella sotto una coperta siamo restati accoccolati fino alla fine della videocassetta. Non succede quasi mai di passare una serata insieme. Le sere libere non esistono, di tanto in tanto ci vengono elargite per ragioni che non conosciamo e che ci guardiamo bene dal chiedere. Se ti fanno dei regali non domandare perché.

Hanno portato via un collega, Francois, dall’Hotel Delphine, un altro cameriere, omosessuale anche lui. Ha scopato con un cliente, un ragazzino molto carino di nome Antoine, di poco minorenne. Antoine è stato ricoverato a Saint Josephine, in collina. Ne uscirà distrutto. Francois a quest’ora sarà già morto.
Ha fatto un tale casino cercando di scappare che nascondere la notizia è stato impossibile per i genitori di Antoine, nonostante la polizia. Francois urlava “Ti ho amato, Antoine! E tu hai amato il mio cazzo, lui se lo ricorda!”, “Salvami, Antoine, mi ammazzano. Non è vero che mi arrestano, ci ammazzano tutti, Antoine. Ci ammazzano tutti”.
Quando ha capito che non aveva nessuna possibilità e che la polizia non poteva sparare perché c’era troppa gente, ha iniziato a fare il pazzo. Ha lanciato aragoste contro chiunque gli capitasse a tiro, ha baciato una vecchia gridando “Mamma, non sono più frocio! Sono guarito!”, poi le ha rovesciato un a zuppa di pesce in testa. Per afferrarlo ci hanno impiegato più di un quarto d’ora, minuti interminabili per questo branco di porci, e hanno dovuto mettercisi in sei poliziotti. Francois piangeva e scalciava, non l’ha resa facile a nessuno.

Il giorno dopo, alla fine del lavoro, era ormai notte fonda, ne abbiamo parlato a lungo io e Julie, di Francois e di Antoine. Non siamo riusciti a scoprire come li abbiano beccati, dopo il casino di Francois tutti hanno tenuto la bocca cucita.
A pensare alla morte di Francois ci veniva da piangere e non ci andava di farlo, a nessuno dei due. Così, anche se sapevamo che sarebbe stato meglio dormire qualche ora, siamo andati a casa mia a vedere un’altra videocassetta. Un film del 1976, non erano nati nemmeno i miei genitori. Le Sirene nemmeno esistevano, nemmeno le avevano pensate. Il film parlava di alcuni bambini di qui, incredibile, la stessa regione, irriconoscibile, sembrava di guardare un paesaggio alieno. I bambini cercavano di imparare a stare al mondo, un altro mondo però, diverso da questo.
Alla fine del film, io e Julie eravamo stanchi, il film ci era piaciuto ma non ci aveva messo allegria, tutt’altro.
“Vorrei fare anch’io la pazza come ha fatto Francois. Spaccare tutto, sputare in faccia a quelle merde che mi guardano nuotare e che poi pagano scopare con me”, mi ha detto Julie. “Guarda che Francois l’hanno ammazzato”, le ho risposto.
“Mica ho detto che lo faccio. Ho solo detto che mi piacerebbe, ecco tutto”.
“Piacerebbe anche a me”.
Ci siamo addormentati abbracciati, come fratello e sorella, come facciamo quando siamo insieme. Tre ore dopo eravamo in piedi. Ho preparato il caffè mentre Julie faceva la doccia.