I polli del complotto

Cosimo Monari

Nota introduttiva: il presente articolo è stato approvato dai governi di tutto il mondo. Per questo motivo, la
comunità dei polli invita il lettore a dubitare di qualunque informazione e contenuto ivi riportato.

I polli sono animali diffidenti per natura. Ti fanno credere di essere solo dei polli mentre in realtà spiano ogni tua mossa. Hanno bisogno di continue rassicurazioni e di una routine solida e precisa, quindi hanno memorizzato precisamente ogni angolo del mondo in cui vivono e l’hanno preso per dogma assoluto e inattaccabile.
Il loro habitat ideale è il pollaio. Il pollaio è un’entità risalente al periodo giurassico donata da Dio ai polli per fargli capire che loro sono il popollo eletto. Può anche darsi che sia un ambiente costruito per tenerli al sicuro da un mondo troppo pericoloso per un animale che non ha poi molti accorgimenti per sopravvivere, ma i polli non sono d’accordo con questa visione.
Tutti i polli sono molto fieri del proprio albero genealogico. Pare addirittura che siano i discendenti più prossimi dei dinosauri. Non è raro, infatti, che negli alterchi con tori, mucche, cani e capre, i polli se ne escano con la minaccia di chiamare il loro bisbisbisbisavolo. È poi risaputo che i dinosauri sono a loro volta discendenti di alieni progreditissimi, ma questa è una verità che è stata insabbiata dagli altri animali perché troppo scomoda. I polli però sanno.
Il pollo passa la sua vita a mangiare, deporre uova, covare uova, memorizzare ogni piccolo cambiamento nel microcosmo del pollaio, razzolare allegramente per l’aia, discutere con gli altri polli di eventuali divergenze di vedute sui rapporti ontologici tra aia e pollaio, e, all’occorrenza, sacrificare la propria vita per la gloria del signor Amadori o di un altro signore sorridente con i baffi che pare si chiami KFC. Queste caratteristiche fanno del pollo un animale tranquillo, che si accontenta di quello che ha e ha una vita bene o male serena.
Alcuni – gli stessi scriteriati che ritengono il pollaio un ambiente costruito per tenere i polli al sicuro – affermano che la serenità del pollo è in realtà illusoria; fuori dal pollaio i polli incapperebbero in molteplici pericoli e morti dolorose: dallo sbudellamento ad opera di faine, agli inevitabili spiaccicamenti sulle provinciali, dallo sbranamento da branchi di cani randagi all’assideramento invernale, più tutte le altre morti troppo truculente per essere riportate in un articolo serio che non vuole attirare facili click. Ma i polli ridono di questi avvertimenti: sanno bene che il «fuori dal pollaio» è un concetto metafisico che non ha alcun riscontro nella realtà.
Un giorno, disgraziatamente, in una fattoria nella bassa milanese, il signor Liutprando Gervasoni si dimenticò aperta la porta del pollaio. Un pollo di una certa età, sapendo che la porta del pollaio era sempre stata chiusa dall’alba dei tempi, al vedere quella porta così sguaiatamente aperta, che mostrava qualcosa che non sembrava essere né pollaio né aia, ebbe un infarto. Un pollo più giovane, quando vide che cos’era successo, decise di indagare. Provò ad uscire, e vide che c’era una cosa simile all’aia ma non recintata, su cui sorgeva una sorta di pollaio più grande e più articolato. Entrò da un’apertura di quella costruzione e si trovò in un mondo a lui sconosciuto. Il signor Gervasoni era steso, dormiente in posizione supina, su una sorta di pagliericcio rialzato. Già il signor Gervasoni addormentato fu uno shock non da poco: il suo ingresso nel pollaio a precisi orari della giornata non faceva in alcun modo supporre che potesse anche dormire. Questo era chiaramente un inganno che il signor Gervasoni aveva perpetrato ai loro danni per confondere la loro percezione del mondo. Il pollo controllò sotto Gervasoni: nessun uovo. Era molto strano anche questo fatto; che il signor Gervasoni non potesse deporre uova e quindi rubasse di quando in quando le loro uova per sopperire a questa incapacità? Urgevano verifiche e risposte. In un angolo di quello strano luogo, c’era un apparecchio che il giovane pollo non aveva mai visto. Si avvicinò, lo becchettò – faceva schifo – poi cominciò a toccarlo; dapprima con un certo timore, poi con un’insana curiosità. A un certo punto l’oggetto si illuminò. Il pollo osservò con meraviglia quella luce, le strane immagini che si susseguivano sullo schermo. Continuando a tocchicciare, si accorse di poter interagire con quello che accadeva lì dentro. Attirato da un’icona che gli ricordava un uovo tricolore con il tuorlo blu, fu il primo pollo ad entrare nel mondo di internet. Passò tutta la notte a navigare; a pochi minuti dall’alba uscì da dov’era entrato e tornò al pollaio.
Quella mattina ci fu un bel funerale per il vecchio pollo morto d’infarto che presto sarebbe stato accolto nell’infinito verdeggiare della Valle Spluga, dopodiché tutti i polli si raccolsero a consiglio. Il giovane pollo spiegò le scoperte di quella notte. Ci fu subito un gran trambusto, un altro paio di infarti (che la panatura gli sia lieve), qualche uovo da stress e una violenta discussione che si risolse difficoltosamente.
L’esistenza della fattoria venne accettata: si stabilì infatti all’unanimità che fosse una sorta di pollaio che Gervasoni aveva costruito per sentirsi più pollo e sperare di diventare un giorno parte della razza eletta. Era comunque da mettere in conto la sua poca trasparenza nel tenere nascoste – sicuramente con intenti malevoli – l’esistenza della fattoria, la sua necessità di dormire e la sua incapacità di deporre uova – cosa, quest’ultima, che gettava una luce inquietante sul suo prelevare le loro (che fine facevano le uova che rubava? Quali erano le sue vere intenzioni? Forse che voleva ricreare artificialmente un pollaio per prendere il posto dei polli?).
L’esistenza del mondo fuori dalla fattoria era invece un fattore ancora da verificare. Già l’asserzione che il pollaio è incluso nella fattoria è sospetta. Insinuare che il mondo e quindi la Terra non coincida col pollaio si può ritenere a giusta ragione diabolico.
Al fine di approfondire la questione, quella sera tutti i polli andarono a navigare su internet sul computer di Gervasoni. Tra le altre cose, polli scoprirono l’esistenza dei governi. Non capirono bene cosa fossero, però il fatto che decidessero della vita di ciascuno, esigessero tributi dai popoli oppressi, che poi non si sapeva che fine facessero, e nascondessero le loro vere motivazioni a tutti, li portò inevitabilmente ad associarli alla figura di Gervasoni; e visto che Gervasoni si era dimostrato così poco degno di fiducia, anche i governi dovevano essere qualcosa di tremendamente malvagio. Scoprirono anche che la colpa di qualunque cosa è generalmente attribuibile al governo (specie se precedente). Furono così convinti che i governi fossero il loro nemico numero uno, e che, essendo i polli gli unici eletti che avevano intuito la loro malvagità intrinseca, avessero il sacro dovere di istruire il mondo sul complotto che questi stavano tramando.
I polli arrivarono su un web ancora impreparato alla loro presenza. Il loro ideale di smascheramento di tutti i Gervasoni – e, di conseguenza, di tutti i governi – donava loro il fascino dell’eroe che lotta contro qualcosa di immensamente più grande. L’ impartire insegnamenti sulla verità delle cose per poi chiudere ogni conversazione con l’enigmatica sentenza «meditate, gente, meditate» gli donava per giunta un’aura di mistero e saggezza che assoggettava molti alla loro causa. La sentenza di chiusura venne via via abbandonata poiché usata da sempre più polli, e ai polli venne il dubbio che li facesse sembrare ancora più polli di quanto polli già fossero.
L’entrare nel dettaglio delle conversazioni – soprattutto con razze molto puntigliose e sospettose come i Ricci Graficratici – però, spesso rovinava la loro immagine agli occhi di possibili adepti. Questo era dovuto alla loro impulsività e alla povera capacità di ragionamento logico – cosa che comunque, con altri animali come i Tori Scapati o le Meduse da Bar, non era certo un ostacolo.
Più cose un pollo scopre sul mondo, più diffida di come questo gli viene raccontato dai media. Il pollaio è l’unico metro per stabilire la veridicità di un fatto, e se questo se ne discosta è sicuramente un complotto messo in piedi dai governi allo scopo di rubare altre uova ai polli o di mettere in discussione il loro status di popollo eletto1Per fare un esempio tra i tanti: alcuni polli d’allevamento intensivo al chiuso arrivarono a mettere in discussione l’esistenza del cielo. Alcuni polli milanesi si trovarono tremendamente d’accordo con loro..
Alla fine è un mangiare se stessi. È il credersi i migliori per farsi riconoscere come tali. Non c’è altruismo nella loro lotta; anzi, l’altro – sempre l’altro – è il nemico.
I polli divorano tutto, bestie onnivore e cieche, staccano brandelli di reale appellandosi all’immagine che hanno di sé, per essere – sentirsi – eroi, perché non accettano la banalità di chi siamo; bisogna essere di più, bisogna che ci sia un senso in questo afoso starnazzare dietro cui ci affanniamo. Ma il senso lo perdono. Ripetono le cose, fino alla nausea, fino a che gli strappano dall’osso anche quel poco di senso che avevano, e le cose baluginano, i contorni intristiscono, ma loro non si fermano, continuano a raschiare, razzolare, scoprire, vogliono il vero, vogliono il senso di tutto. E, alla fine, rimane solo un po’ di terra, arida, e la vacua impressione di non essere arrivati da nessuna parte.
I loro insegnamenti si basano sulla teoria che i Gervasoni discendano da una razza aliena, avversaria della razza che diede vita ai dinosauri; la qual cosa proverebbe ulteriormente – se ce ne fosse bisogno – la sacralità e l’unicità dei polli come difensori della verità. Questo altresì mette in luce un fatto oscuro finora non contemplato: se il Gervasoni ha costruito una fattoria-pollaio (riconosciuta ufficialmente come esistente) ben più grande del pollaio dei polli, allora vuol dire che ha mezzi incredibilmente più avanzati per metterli a tacere.
I casi sospetti sono molti. Pare che dei polli pordenonesi avessero scoperto prove del legame tra i Gervasoni e la mortalità degli esseri viventi. I particolari non vennero mai divulgati poiché il pollaio venne distrutto nell’orrenda strage di Pordenone del 17 marzo 2021, strage vergognosamente passata sotto silenzio dai principali media.
Il silenzio dei media sulla lotta dei polli è altro indizio del potere di influenza dei loro nemici. I giornalisti, infatti, sono tra le persone maggiormente sospettate di essere in combutta con i Gervasoni, e non è raro che un Avvoltoio Ipersensibile sia bersaglio di insulti e minacce di chiamare i propri bisbisbisbisavoli da parte di polli indignati. Gli Avvoltoi Ipersensibili, in questi casi, scoppiano a piangere.
Come detto, essendo i polli creature furbe, hanno imparato nel tempo a adattarsi al mondo del web, e i loro insegnamenti si sono diffusi a dismisura.
Oggi un pollo è praticamente indistinguibile da qualsiasi altro utente. Alcuni sono arrivati a farsi eleggere nei governi (a detta di certi – probabilmente gli stessi stolti che ritengono il pollaio un ambiente costruito per tenere i polli al sicuro – i polli sono da sempre al governo, solo che nessuno c’ha mai fatto caso). La loro giustificazione sarebbe il tentativo di smascherare dall’interno i Gervasoni di tutto il mondo; ma i polli dei pollai sono certi siano stati corrotti. I più estremisti arrivano a negare questa possibilità perché, in fondo, al di là di qualche articolo su internet, non c’è alcuna prova certa che i governi esistano.
Nonostante tutto, è indubbio che grazie a internet gli insegnamenti dei polli si siano propagati senza controllo, e ormai molti animali si sono uniti alla santa causa di combattere i Gervasoni e far venire a galla le menzogne e i sotterfugi che hanno ordito.
Ma non temete; mentre leggete il presente articolo, le intelligence di tutto il mondo sono al lavoro per capire dove sia tenuto prigioniero il sig. Liutprando Gervasoni; l’unico eroe che, secondo fonti certe, può mettere fine al malvagio complotto dei polli per cambiare la nostra percezione del mondo.

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↔ In alto: foto / Piqsels.

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