Altri Animali

Apriamo la rubrica Il Martin Pescatore, dedicata agli inediti di poesia, con un lavoro a quattro mani che parla di vita nelle macerie. È un testo nato dall’ascolto delle parole di Luisa Morgantini e Ghayath Almadhoun — attivista per la Palestina lei, poeta palestinese lui — che raccontano come gli asini siano molto presenti nelle immagini di guerra: animali agili tra le macerie, capaci di sopportare molto peso.
“Questo pensiero”, dice Mattia Tarantino, “mi ha colpito molto, come le cose che colpiscono prima ancora di toccare.” Pensando al lavoro di Noemi, che aveva realizzato disegni di asini in carbone per la metropolitana di Napoli, è nata la proposta di una riflessione sulle asine di Gaza.

I

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, degli imperdonati. Tu hai le chiavi del Regno e il regno è una macchina per perdonare. Per incastrare nel perdono come la polizia incastra i neri o gli studenti. Vedi le asine condurre i morti fuori dal perdono, è ancora estate. Un’estate turca, senza vento.

II

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, andare verso il sole. Il Carro si risolve nel Sole quando tutto è stabilito in chiaraluce. Il Carro è il Sole riavvolto su sé stesso, qualcosa che ruota e ricomincia. Ci sono soste che non interrompono, velocità, l’immagine adesso è più simile a un gas.

III

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, attraversare la Porta. Qui comincia una terra impensata, branchi di cani invisibili ululano e ti accerchiano. Le vedi fare il latte dalla paura. L’infezione comincia dalle mammelle, sfila nelle rocce, ricomincia dall’arsura. Ora chi attraversa porta un segno. Se passi ti spuntano le corna.

IV

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, una gag della morte. Un guasto alle leve e la mandria cammina ma il paesaggio non scorre. Proiettano immagini del deserto, terre brulle. Le più piccole, le malarrivate, le cornute, scalpitano nella proiezione imprigionate nella luce.

V

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, leccare le pietre. Asine antichissime, Yaʽfūr, Himaral, ʽOfryal, si risvegliano da un sonno millenario, minerale. La loro voce, registrata nel silicio, viene in sogno alle cornute. Dozzine di asinelle collassano fra i fossili.

VI

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, impallidire. Hanno sentito i razzi fischiare, la terra fremere. Hanno sentito gli zoccoli spaccarsi, il sottomondo rombare per emergere. Hanno visto i fantasmi dei mandriani.

VII

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, cominciano a parlare. Parlano la lingua invisibile delle bestie, la lingua riallacciata nella voce. Ragliano ai fantasmi, proteggono Yaʽfūr. Yaʽfūr offerta in sacrificio.

VIII

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, girare in tondo. Adesso Yaʽfūr è il nome della Trasparenza, la trama del Regno. Tu hai le chiavi e non hai aperto. Tu hai le chiavi e hai detto una bugia. Parli di una Porta che non c’è, hai una mano insanguinata e una maschera da ciuccio.

IX

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, cadere sfiancate. I cadaveri coprono la croce, i mandriani si allontanano cantando. Hanno cerchiato la croce per confermare il Tuo Regno. Hanno indossato la testa di Yaʽfūr. L’hai tradita, l’hai chiamata per nome. L’hanno scritto nel Libro, hai indossato la maschera.

X

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, dei restituiti. Ora il perdono li stringe, li consuma, li riconsegna sciupati. Qualcuno controlla e li approva. A qualcuno frugano nello spazio tra le costole. A un altro hanno allacciato un orologio, bisbigliato una cifra. Ora il perdono ricomincia nel tempo, riconcilia alla morte.

XI

Vedi le asine passare. Le vedi trasportare i corpi degli uccisi, svanire. Hai sentito ragliare. Hai aperto la Porta e lasciato che uscissero. Hai fuso le chiavi alla tua trasparenza. Senti ancora ragliare, ti giri. Ragli e cammini.

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