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Torniamo, in questo inizio d’anno, con la seconda intervista del ciclo nato al FLIP Poesia 2025, a Pomigliano d’Arco. Le domande sono le stesse — sul fare poetico, sul desiderio, sul movimento, sul soggetto. A cambiare è lo sguardo che le attraversa.

Etimologicamente, poesia è prima di tutto un verbo: un fare. Se è così, qual è la funzione operatoria della poesia oggi? Cosa fa? Fa ciò che dovrebbe fare? Com’è cambiato il tuo punto di vista su questo rispetto a quando hai iniziato a scrivere poesia?

Nella mia prima raccolta di poesie, Cuore Allegro, mi sono affezionata molto alla parola “tenere”. Un verbo esemplare per descrivere lo sforzo muscolare e l’allenamento quotidiano. Se la poesia ha a che fare con uno sforzo, con un fare, certamente sono anni molto difficili. Perché tutto intorno ti racconta come questo fare, questo sforzo, abbia un senso limitatissimo. Un senso che si consuma nei brevi momenti di soddisfazione egoica della pubblicazione, dei pochi, rari, riscontri con le lettrici e i lettori, con quegli attimi in cui qualche premio o qualche festival si accorge della tua poesia nel mare magnum delle produzioni letterarie. Di fronte a questo – oltre che a evitare di cedere alla tentazione di smettere di rivendicare un principio di sostenibilità per chi scrive (qui in Italia, un miraggio) ma in altre parti del mondo invece una realtà – io mi sono interrogata, e continuo a farlo, su quale sia la domanda che facciamo alla poesia. 

Cosa le stiamo chiedendo. A quale desiderio risponde. A quale desiderio risponde per noi che la scriviamo. Cosa le stiamo chiedendo. Cosa ci stiamo chiedendo. Per ora posso rispondere che, se mai avrò ancora dei versi pubblicati, dovranno essere aderenti e autentici al mio sentire, alla mia visione, al mio immaginario. E, possibilmente, di stare anche in un noi utopico nel quale vedo una prospettiva immaginifica vitale. 

Chiedo alle parole di aderire quanto più possibile. Di stare in una possibilità non scherzosa con quello che sento e vedo, di non prendere in giro il mondo e i sentimenti. Chiedo alla poesia di essere motrice di parole vere, forse ancora sconosciute, forse inventate. Chi lo sa.

Qual è il luogo che descrive meglio il tuo approccio alla poesia? 

Il luogo che descrive meglio la mia poesia è il movimento. Non è un luogo preciso ma sono quei luoghi che si guardano andando via o tornando. Quei luoghi che si attraversano distrattamente e che lasciano scorie piantate nelle parole. Non c’è poesia per me nello stare ferme. Aspetto quel momento, e sono pronta ad accoglierlo, in cui potrò guardare da ferma un albero o un cielo e trovare lì una certa pace, una certa lingua nuova.

Facile è fare la domanda difficile, diceva Auden. Facciamola, allora: Perchè scrivi e per chi scrivi? 

Scrivo poco, a frammenti, non ho un grande piacere nel farlo, ma poi mi sembra che qualcosa che rimane possa essere un veicolo per stare insieme con il mondo. Scrivo per stare in vita in un modo vigile. Scrivo sempre per qualcuna, qualcuna che ho in mente, che leggerà quello che ho scritto e saprà vedere me oltre me. In questi ultimi anni ho scritto pensando alla mia compagna di vita e di scrittura, e ho scritto per le mie amiche, e le mie compagne e sorelle di lotta. A volte mi capita di scrivere pensando a persone che non esistono nella mia vita, ma so che da qualche parte ci sono. E mi chiedo se possa esistere così un sentire comune a partire da vite completamente differenti.

Dov’è l’autore nella tua poesia? E chi è il soggetto?

L’autrice sono io, ma ovviamente il mio io lirico non coincide mai esattamente nella sua interezza. È mai possibile?

Siamo alla fine della primavera. In Primavera, una poesia dalla raccolta Una vita di paese di Louise Glück, si legge “Nella terra arata qualcuno ha disegnato un’immagine del sole / con i raggi che escono tutt’intorno / ma poiché lo sfondo è il terreno, il sole è nero. / Non c’è firma. / Ahimè, molto presto tutto scomparirà: / i richiami degli uccelli, i fiori delicati.Alla fine, / la terra stessa seguirà il nome dell’artista. / Tuttavia, l’artista vuole esprimere / un sentimento di celebrazione.” Quale sentimento vuoi esprimere con la tua poesia? 

Vorrei esprimere per ogni poesia il sentimento esatto che è dentro quei versi. Già riuscire a fare questo mi sembra pressoché impossibile. Ma questa è la mia utopia. In ogni componimento c’è una ossessione che prevale. Quelle che sono più presenti sono l’origine e la fine delle cose. A volte però non voglio esprimere sentimenti di alcun tipo, e semplicemente scrivere come la realtà in quel momento si sta rivelando nella sua evidenza.

One Comment

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