«Silence» e la fede malleabile nell’ultimo film di Scorsese

Cosimo Monari

Silence è un film pensato. Si vede, si sente. In gestazione per trent’anni, Scorsese ha avuto tempo di lavorarlo di cesello, di figurarsi scene, scorci, volti. Anche il ritmo, lontanissimo dal precedente The Wolf of Wall Street, ha una vena contemplativa. In questo pensare lento, cadenzato, le immagini guadagnano valore, forza iconica; Scorsese getta via […]