Altri Animali

Con Claudia Grande ho condiviso una presentazione fin troppo lontana da casa, dove la povera traduttrice cercava di tenere il passo dei nostri periodi sconclusionati, delle mie accelerazioni improvvise e delle sue pause impreviste, e le cuffie ci rendevano comprensibile ciò che diceva un’autrice catalana che parlava quasi più veloce di noi. Poi abbiamo bevuto fin troppi drink, rincorrendo risposte impossibili a domande come: Berlusconi è morto troppo presto o troppo tardi?

Potrebbero sembrare racconti irrilevanti oppure, al contrario, dettagli incriminanti, fatti pregiudiziali. E sono, in effetti, tutte e tre le cose. Irrilevanti perché con Claudia avrò parlato di libri non più di dieci volte, ben che meno di questo suo ultimo romanzo, e solo con la sincerità che contraddistingue un grado alcolico interessante. Incriminanti e pregiudiziali perché scrivo di “Pornorama” proprio perché Claudia la conosco e questo sarà il metodo, se vogliamo trovare una regola o un modus operandi di questi brevi testi: non recensioni, ma impressioni di lettura. E per impressionarmi ho bisogno di almeno uno di questi elementi:

  1. Conoscere l’autore/trice, averci parlato se è vivo/a oppure averne letto abbastanza se è morto/a. Abbastanza è un criterio variabile, ma mi accontento di aver raggiunto il 50%+1 della sua produzione, una sorta di quorum editoriale.
  2. Aver terminato la lettura in meno di 72h, arco temporale limitato e contenuto capace di suscitare impressioni vivide e valide, credo. Nessuna impressione diluita, nulla di troppo razionale, ma parole che appartengano alla sfera emotiva istintuale. Immagini, non definizioni.
  3. Non aver ricevuto il testo per scriverne. I regali, le attenzioni, la premura: tutte cose molto belle, ma devono essere dei vuoti a perdere. I libri preferisco comprarli, preferisco evitare il meccanismo ricattatorio del ricevi quindi scrivi. Non è un ricatto, mento, sono solo i miei sensi di colpa. Quindi ben accetti i libri, ma non vi aspettate che. 
  4. Non aver già scritto di quell’autore/trice o di quella casa editrice nei sei mesi precedenti: il mondo editoriale è talmente vasto che non voglio riempire lo spazio soltanto con le mie ossessioni. Cercherò di spaziare.
  5. Che il testo sia una novità, o quantomeno una ristampa aggiornata, una nuova traduzione, se non addirittura un esordio, un inedito. Ci siamo capiti.

Qui abbiamo tre parametri, quattro se consideriamo vecchia l’intervista impossibile con Roberto – il protagonista dell’esordio, Bim Bum Bam Ketamina. Per il nome della rubrica, Kakapo, inutile sottolinearne l’assonanza con la parola capo (nel senso latino di contenitore, infatti sono ben felice che questa esperienza della Nuova Altri Animali sia nata all’interno del contenitore di Itaca Colonia Creativa). Poi si tratta di un pappagallo, decisamente in via d’estinzione, incapace a volare e con delle abitudini notturne: il mio identikit, in pratica. Sembrerà ridicolo, ma tutto questo preambolo – necessario quanto noioso – risulterà ben più lungo delle poche righe dedicate a Pornorama. Ma il pallone è mio e le regole le decido io, per citare un’antica massima aristotelica.

Se avete avuto la possibilità di conversare con Claudia sarete d’accordo con me: questo romanzo le somiglia al punto da rendere l’esperienza di lettura a tratti inquietante, ma allo stesso tempo angosciante, eppure divertente, capace di essere anche impietosa e psichedelica, imprevedibile e sorprendente. In una parola: vorticosa. Sarà merito della forma, ibrida e irregolare, sarà merito della scrittura, veloce e mutante, ma è come se le pagine avessero la capacità di risucchiarti, di costringerti a muovere gli occhi da sinistra a desta e dall’alto in basso, inumidire l’indice e voltarne una, poi un’altra e un’altra ancora. Finché non ti accorgi che mancano quattro ore alla sveglia, mandi un pensiero affettuoso all’autrice e ti fermi: anche a metà di un capitolo appena iniziato. Con la necessità impellente di dover aspirare una boccata d’aria, di riprendere fiato dopo una lunga nuotata in apnea. Quella consapevolezza improvvisa di dover andare al bagno a svuotare la vescica, dopo essere rimasti ore incantati, imbambolati, storditi. Che è esattamente quello che vi potrebbe capitare trovandovi davanti Claudia (e vi auguro possa capitarvi, almeno una volta nella vita).Un flusso di ossessioni, curiosità, notizie di cronaca, perversioni, trend social, apparati da inserto giornalistico Costume&Società, gossip puro, avvocati e psicologi, chat, messaggi e telefonate, dialoghi infiniti e lunghe confessioni, silenzi e azione, morte, botox, sesso, corpo. Senza alcun compromesso – quello che l’autrice aveva cercato con l’esordio -, ma un sincero atto di strafottenza, di esuberanza, di coraggio. Questo è ciò che mi piace, questo è ciò di cui ho bisogno per restituire la mia storia, sembra dire: e nella lettura ci si ritrova a dover seguire linee narrative che sembrano scollegate, o collegate da un filo sottilissimo e pronto a spezzarsi, inseguendo un colpevole (o dei colpevoli?), guardando dentro i corpi (virtuali e fisici) delle vittime alla ricerca di una traccia, di un indizio, di una sola minuscola prova. Durante la lettura si ride e si piange, senza neppure capire bene il perché. Ci si sente in colpa per un mondo deviato e perduto che abbiamo contribuito a costruire, ma anche vittime incolpevoli dello stesso universo grottesco. Claudia non è B.E.E., per sua fortuna. E neppure D.F.W., come nessuno di noi. Non vive negli U.S.A. e non ha pretese da grande romanzo. Ma il suo è un tentativo, senza sconti e senza scuse, di raccontare la società capitalistica, senza restare imbrigliata nel romanzo di denuncia, di raccontare il corpo, senza le limitazioni del romanzo pornografico, di raccontare il male, senza accontentarsi delle tonalità del giallo e del noir. L’impressione di una storia che potrebbe ribaltarsi nel giro di due pagine, con personaggi pronti a mentire e smentirsi. Una lettura all’insegna del fottesega. Sono Claudia Grande, ho una storia e non ho paura di usarla – con tutti i mezzi, i personaggi, i punti di vista e gli strumenti che riterrò adatti. E a te, a me che leggo, non resta che ordinare un altro giro. Un po’ per godersela, un po’ per dimenticare. In fondo, la vita è questa.

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