Lusso, lingotti e libri: la ricetta di Singapore

Questo articolo è uscito su Pagina99 che ringraziamo.

«Sto leggendo un libro su Singapore» oppure «C’è un nuovo scrittore di Singapore…»: frasi che, perlomeno in Italia, non si sentono quasi mai. Perché di fatto cosa si sa di questa città-stato? A parte il ritornello della hit dei Nuovi Angeli del 1972 («Singapore… vado a Singapore, che mania di fare l’amore…»), non sono molte le menzioni di carattere culturale o letterario.

Quando pensiamo a Singapore, pensiamo ai quattrini. E a Singapore i soldi sono letteralmente nuovi di zecca. Quando ci si arriva è la prima evidenza che colpisce, specialmente se si proviene da altre città dell’Asia. Non esistono banconote ciancicate, lerce o con le orecchie. Strano davvero.

Poi ci sono i grattacieli da fantascienza, gli spazi verdi perfettamente landscaped, l’atmosfera da parco a tema che si respira quasi ovunque. Un po’ Dubai, ma senza donne velate: nel saggio Singapore Songlines, il testo introduttivo di S,M,L,XL, Rem Koolhaas l’aveva definita una «metropoli Potemkin». Era il 1995.

Adesso Singapore è una delle più potenti Tigri asiatiche: il terzo reddito pro capite al mondo, fulcro finanziario e portuale, e continua a mietere record. Vuoi comprare BitCoin? Il primo distributore in Asia è stato installato qui, a Chinatown. Vuoi regalare un lingottino d’oro o d’argento al tuo amore, ma non hai tempo per andare in gioielleria? Vai alla macchinetta – ce ne sono due dal 2014, come a Dubai e a Londra – infili la carta di credito, digiti la magica cifra e voilà: dal dispenser esce un lingotto fresco fresco, le cui dimensioni dipendono dall’intensità dei sentimenti e dalla consistenza dei patrimoni.

A gold-dispensing ATM machine is seen on its first day of operation at the Town Center Mall in Boca Raton, Florida December 17, 2010. The Gold to Go gold bullion vending machine was brought to the United States by PMX Gold LLC. REUTERS/Joe Skipper (UNITED STATES - Tags: BUSINESS)

Vuoi un’auto? Devi avere in tasca almeno 50mila euro solo per ottenere il Certificate of Entitlement. Più il prezzo della macchina, carissima, di importazione. Certo, per tycoon, ceo, expat strapagati non è un problema, né per una né per dieci suv. Tutti gli altri in metro e autobus. Un ottimo metodo per promuovere i trasporti pubblici.
Qui si respira ricchezza, non benessere.

Pian piano, andandoci più volte, si percepiscono meglio gli strati sociali e si vedono le periferie che poi sono ordinati sobborghi, ma lontani dal centro. Il cinesissimo People’s Park Complex è un palazzone verde anni ’60 con mall annesso, stile Corbusier goes to Singapore. La Chinatown è turistica, tutta azzimata e linda. Little India appare vagamente caciarona con i templi colorati come in Tamil Nadu. Ma tutto è un po’ copia di se stesso. D’altronde, si sa, la Cina ha un concetto suo di originale/duplicato e a Singapore c’è tanta Cina.

Si respirano anche burocrazia e corruzione e spirito conservatore – tutte cose che spingono molti alla fuga.
Incredibile ma vero, il vento dei soldi soffia anche sulla cultura. Singapore è una delle città in cui le arti sono più sovvenzionate al mondo. C’è il National Art Council che offre grants di ogni sorta in ambito teatrale, cinematografico ed editoriale; il Book Council of Singapore, ente non profit che promuove la letteratura e la lettura e aiuta gli scrittori a entrare nel mercato, e poi il Select Centre per lo scambio interculturale e la traduzione. Per cinque milioni e mezzo di abitanti non è poco. Ma così il governo, ovviamente, tiene tutto sott’occhio.

Le case editrici più interessanti sono quelle indipendenti, una decina, tra cui Ethos, Epigram, Math Paper Press e Kitab. Poi ci sono case editrici – e librerie meravigliose, tipo Grass Root a Chinatown – che pubblicano solo in cinese o in malese. Sfornano i 300 titoli all’anno che interessano i lettori stranieri, oltre che locali – cioè poesia, prosa, non-fiction letteraria, libri per bambini e ragazzi – sui dieci/dodicimila in totale.
In inglese si vendono prevalentemente poesia e short stories. La fiction pura, romanzi e novelle, occupa solo il venti per cento del mercato totale.

Scrivono in tanti: al Singapore Literature Prize, organizzato dal National Book Development Council, quest’anno sono stati sottoposti 235 titoli, un record, il numero più alto da quando il premio è stato istituito nel 1992. Cosa scrivono? Soprattutto racconti e speculative fiction. Perché? Basta guardare il paesaggio, l’architettura aeroportuale, la mancanza di radici comuni, o meglio, la quantità incredibile di radici e di stratificazioni sociali che non poggiano su un terreno storicamente saldo, come a Londra o a New York. Meglio allora inventarsi un futuro.
Uno dei personaggi di spicco nell’editoria di Singapore è Kenny Leck, il proprietario della libreria Books Actually, che in dieci anni si è fatta conoscere in tutto il mondo. Oltre a libri da Singapore e dal mondo, offre il meglio delle riviste asiatiche, poche ma buone edizioni fuori stampa e/o limitate e una sezione vintage di gadget, tazze, scatole, poster. Fortissimo sui social media, che hanno davvero fatto la sua fortuna di libraio, anche se gli affitti altissimi complicano le cose.

Kenny è anche editor di Math Paper Press: 22 titoli di cui 16 di poesia e 6 tra romanzi e zine fotografiche. Fa parecchia letteratura LGBT – meraviglioso il memoir urbano di Tania de Rozario, And the Walls Come Crumbling Down – e molta What If fiction: Fish eats lion, per esempio è un’ottima antologia fantasy, sci-fi e speculative dei migliori scrittori locali. Il pesce e il leone uniti nella figura mitologica del Merlion sono il simbolo della città stato.
Sui banchi di Books Actually spicca un libro di cui si parla molto da queste parti: The Art Of Charlie Chan Hock Chye (Epigram Books), una graphic novel firmata Sonny Liew, che racconta la vita di un autore di fumetti satirici. Trecento pagine che coprono sessanta anni di storia e storie di Singapore, inclusi ovviamente il controverso ex primo ministro Lee Kuan Yew, morto proprio nel 2015 dopo trent’anni (1959-1990 più incarichi vari fino al 2011) alla guida del paese, e il suo rivale politico Lim Chin Siong.

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Uscito nel 2015, è stato il libro più venduto dell’anno a Singapore – 1500 copie solo nella prima settimana – ed è arrivato anche nelle classifiche di Amazon e del New York Times. Nessun autore locale aveva fatto un record del genere. In Italia verrà pubblicato da Bao Publishing il prossimo anno.

Nella speranza che la bussola del mondo editoriale si sposti, dopo gli afropolitan, verso le tigri asiatiche, cose da leggere ce ne sono. Per esempio Amanda Lee Koe, con i racconti di Ministry of Moral Panic, sempre dell’ottima Epigram. E presto arriverà Sharlene Wen-Ning Teo, che ha appena vinto il Deborah Rogers prize per completare il suo primo romanzo, Ponti, un ritratto della sua città, «afosa e sensuale». Pare che McEwan, in giuria, fosse estasiato.