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Miss Ann Patch raccoglie i funghi e schiaccia blatte con la voluttà che altri destinano al sesso; è anche una dei pochi abitanti di Madder a resistere alle lusinghe di Mew il Fattore. Perlomeno prima di finire incornata da un toro, per un incidente dovuto a uno scialle rosso.

Mew il Fattore vuole accaparrarsi tutto: «Vivere per lui significava prendere, o meglio acquistare potere su tutto ciò che desiderava sino a farlo completamente suo». Questo comprende anche le ragazze, che Mew non si fa scrupolo a prendere con la forza, ma anche le case e le mandrie altrui. Ne sa qualcosa il povero James Gillet che da possidente si ritrova a vivere nel fienile dopo aver incontrato sulla sua strada prima Dio e poi la rovina nella forma di Mew il Fattore, che non pago gli disonora pure la figlia Mary. Il Fattore non ha remore  addirittura a comprare direttamente le persone, come se fossero oggetti. Gli Squibb coi loro nove figli, suoi dipendenti e accoliti, vista la malaparata e le tre sterline quindici scellini e sei pence che debbono al droghiere decidono che la loro libertà ha un prezzo. Mew il Fattore apre i cordoni della borsa e ringrazia.

Il pastore di anime, Mr Summerbee, è un cuorcontento che non si acciglia neppure quando le mucche di Mew distruggono il raccolto dei suoi amati cavoli. Gli bastano le passeggiate tra gli olmi, la ridente e pasciuta moglie, Mrs Summerbee, e le di lei marmellate. Specie dopo una funzione un po’ più ostica, come un funerale, che si sa mette sempre appetito.

Ancor più prosperosa di Mrs Summerbee è la vedova allegra Mrs Minnie Cuddy, che quando si sporge dai cancelli reclama l’attenzione di tutta la popolazione maschile di Madder. Fra i molti pretendenti – tutti ammogliati, si capisce – sarà il falegname John Soper a concupirla. Anche Tom il Matto corre dietro alle sottane e le ragazzine del villaggio lo scherniscono e lo provocano, lo attirano nel fieno per scoprire i rispettivi segreti, egualmente curiose e repulse.

 

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Scritta nel 1923 e ripubblicata a quasi cento anni di distanza, è una strana novella corale, col respiro del racconto biblico e una certa sensualità rupestre, questa La gamba sinistra di Theodore F. Powys, in cui nella placidità faconda di un borgo inglese si risveglia l’allegoria e le cose prendono a significarne altre. Una storia fuori dalla Storia, un letargico villaggio incantato dove d’un tratto si fa largo la cupidigia e si incrina la quiete.

A parte Gli occhi di Dio, un’antologia di racconti che era stata pubblicata sempre nella traduzione di Adriana Motti da Einaudi nel 1962, e Il mietitore di Dodder che era stato tradotto da Vittorini nel 1939 per Mondadori, Adelphi ha avuto il merito di rispolverare negli ultimi due anni Theodore Francis Powys dalla teca cui era stato consegnato, pubblicando Il buon vino del signor Weston e La gamba sinistra, che era uscito negli anni ’90 per il Melangolo, e ristampando in tascabile Gli dèi di Mr Tasker, apparso per la prima volta nel 1977. Mezzano tra i fratelli Powys, John Cowper e Llewellyn, il suo immaginario fiabesco e scritturale incontra un Dorset arrendevole e muliebre come il fianco di una donna al lavorio dell’uomo, e Chaldon Herring il paesotto costiero dove  vivrà per quasi quarant’anni sarà la base per la Folly Down immaginata in Il buon vino del signor Weston.

«A Madder, le piccole cose portavano gioia; le grandi cose provocavano turbamento e dolore», Londra e le automobili sono solo ipotesi remote sulla cui esistenza nessuno giurerebbe. Mew il Fattore impersona un alter ego del Mazzarò verghiano, con la sua brama di «roba», ma in un universo così conchiuso come una novella e un paese esiste un principio di conservazione e a un certo punto, come parafrasando il famoso detto dei pellerossa, finiranno le cose da possedere e la sete non troverà requie. Il castigo sotto forma di maledizione è dietro l’angolo.

L’apologo ha un esito tragicomico e per certi versi inaspettato ma al lettore rimane il dubbio che da qualche parte nell’Inghilterra del sud Minnie Cuddy abbia invitato al Nido d’Amore i suoi spasimanti, che Mr Summerbee abbia posto fine a un’altra delle corte giornate di Madder coricandosi dopo una tisana e che Tom il Matto faccia ancora il cascamorto con Nellie la monella.

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