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Report dell’incontro con i lettori a Perugia, a ridosso dell’uscita della nuova raccolta di racconti dell’autrice

Margaret Atwood ha l’aspetto di una tenera vecchina, gracile, eterea, un po’ dimessa e con lo sguardo basso, una presenza impalpabile, pare quasi che una folata di vento possa portarsela via. Come alcune delle sue protagoniste, potrebbe essere la simpatica anziana in una fiaba, intenta a consultare pozioni e ricette, con quell’aria elfica, un po’ sbadata. Eppure la sua tempra, quasi un’aura che si spande per la sala, si avverte già dalla voce. La prova provata che non bisogna giudicare mai dalle apparenze o, per restare in tema, che non bisognerebbe mai giudicare un libro dalla copertina.
A Perugia, quando Atwood prende possesso del microfono, in una Sala dei Notari gremita di canuti coetanei, è come l’eruzione di un vulcano, anzi, di più, uno tsunami, per usare le parole del suo quasi intimidito intervistatore, il giornalista e autore Eric Friesen.

Scopriremo poi,  che assieme a lei in sala c’è una nutrita pattuglia di connazionali canadesi, attirati da quella «piccola ONU della cultura» che è il Trasimeno Music Festival, come lo definì Mimmo Coletti su La Nazione qualche anno fa. Margaret Atwood si trovava in Umbria su invito dell’amica Angela Hewitt, direttrice del festival musicale lacustre giunto alla sua diciottesima edizione «Stavamo chiacchierando in un bar di Toronto e quando le ho proposto di venire a Perugia ho scoperto che già la conosceva bene, sua figlia ha frequentato qui l’università» ha detto Hewitt. Per l’occasione, l’autrice canadese ha presentato in anteprima europea la toccante opera Songs for Murdered Sisters, i cui testi portano la sua firma. negli stessi giorni poi è uscita una nuova e inedita raccolta di short stories, o tales come li chiama lei, intitolata Il letto di pietra (traduzione di Federica Aceto e Chiara Manfrinato, Racconti). 

Atwood in Italia è un’autrice molto amata e frequentata, e questo amore è corrisposto e oramai abbastanza longevo. «Quando Angela mi ha chiesto se mi piacesse l’Italia mi è venuto naturale rispondere: “Certo! Come si fa a non amarla?”. Negli anni ’70, mentre stavo scrivendo il mio secondo libro, ho vissuto qualche tempo in un paesino minuscolo del Lazio, Anticoli Corrado, dove erano tutti così carini con me. Quasi nessuno parlava inglese, e per farsi capire meglio mi urlavano in italiano. Fosse così facile imparare una lingua! Ma la disponibilità degli italiani, in qualsiasi circostanza, anche nei miei viaggi successivi, è una cosa che mi ha sempre colpito molto.»

L’autrice scherza sui numeri che vengono snocciolati ogni volta che viene presentata la sua opera (oltre 50 anni di carriera, 64 titoli pubblicati, non uno ma addirittura due Booker Prize, onorificenze e chi più ne ha più ne metta) sottolineando con grazia il peso e, al contempo, la leggerezza della propria età: «Sono nata nel ’39, tante cose le ho viste succedere con i miei occhi, non me le sono inventate». Prima di aggiungere serafica: «Con l’età arriva anche una grande libertà. Aspettate e vedrete!». Con ben tre titoli in uscita in Italia solo quest’anno, comunque, la sua non è una prolificità fine a sé stessa, ma un modo per affermare la propria presenza, leggiadra ma coriacea, fatta per rimanere: «Scrivere è il mio modo per essere presente.  Per far vedere che ci sono».

Per rimarcare l’ironia che occorre per affrontare certi temi come l’avanzare dell’età e la questione femminile, Atwood ha letto ai presenti l’incipit dello spassoso «Bad Teeth», tratto dalla sua ultima raccolta Old Babes in the Wood (2023, Doubleday). Protagoniste due vecchie scrittrici che battibeccano a proposito di una liaison con un uomo dalla dentatura terribile, mai avvenuta in realtà.  Essere anziani, comunque, ha i suoi lati positivi: «Per esempio sull’aereo adesso tutti mi aiutano a mettere le mie cose nella cappelliera. Prima mi ignoravano, adesso corrono in mio soccorso forse pensando: Dio fa che non muoia sul mio volo!».

E questo felice mix di creatività e ironia è forse uno dei segreti della Atwood: «Tutto nella vita di uno scrittore, anche la cosa peggiore, può tornare utile. Tutto è materiale su cui lavorare. Ecco perché, qualsiasi cosa mi capiti, la accolgo come una benedizione. Usare l’ironia per comunicare efficacemente e senza farsi male, poi, è una cosa che ho imparato sin da piccola. Sicuramente in parte è naturale, genetica, e in parte culturale, ma è davvero uno di quegli strumenti che o hai o non hai, non si può insegnare, se non con l’esempio, in casa. Il trucco fondamentale che ho appreso da mia madre è riuscire a restare seria quando sto prendendo per i fondelli qualcuno. Funziona sempre». (E lo dice con una faccia molto seria.)

Lasciando da parte per un attimo l’ironia, poi Atwood attacca a raccontare il motivo per cui si trova a Perugia, la storia della collaborazione che ha portato a Songs for Murdered Sisters. Visto il suo instancabile attivismo femminista e la sua penna così poliedrica, per il baritono canadese Joshua Hopkins è stato naturale chiederle aiuto per i testi dell’opera, dedicata alla sorella, uccisa nel 2015 dalla furia omicida dell’ex compagno insieme ad altre due donne, anche loro ex. «Non è stato affatto facile. Sia per la delicatezza del tema che per il coinvolgimento personale di Joshua. Inoltre, scrivere i testi di un’opera musicale, contrariamente a quanto si può pensare, non è come scrivere una poesia. Ci sono tutta una serie di accorgimenti, di allitterazioni da evitare, di sonorità da rispettare… da questo punto di vista è stata una sfida, ma il risultato e ciò che ne ha fatto Joshua è straordinario. Quando l’ha cantata per la prima volta nel giardino di casa mia, lo scorso autunno, a Toronto, tutti i presenti sono rimasti estasiati. C’era anche una bimba di 4 anni ed era a bocca aperta, lo guardava e chiedeva: Ma come fa?»

E, a proposito di trasposizioni tra un medium e un altro, è inevitabile una digressione su Il racconto dell’ancella: romanzo, film, serie tv giunta alla quinta stagione e persino un balletto. «In questi casi, per mia esperienza, può andare solo in due modi: un trionfo o un disastro. Fortunatamente per Il racconto dell’ancella è andata bene, anche grazie a tutti i professionisti coinvolti che si sono spesi con una dedizione assoluta. Poi, certo, da autore, se vuoi avere voce in capitolo devi essere il più possibile presente sul set e saperti imporre. Io l’ho fatto solo in due occasioni in questi 7 anni di riprese ed entrambe riguardavano la morte di un personaggio su cui ho posto il mio veto assoluto. Fortunatamente mi hanno ascoltata.»

E farsi ascoltare, in generale, è un tema ricorrente non solo nella vita ma anche nella letteratura di Margaret Atwood che ha ricordato anche in questa occasione l’importanza dei gender studies, per troppo tempo sottovalutati o accantonati come «lagne da femministe». Cita un esempio su tutti: From Eve to Dawn, monumentale saggio di Marilyn French pubblicato dal 2003 in quattro volumi, che ripercorre tutta la storia delle donne dalla preistoria al XX secolo sottolineando le differenze di genere e le loro conseguenze sociali, politiche, culturali e persino biologiche. Atwood sull’argomento non ha bisogno di essere incalzata e anzi procede a spron battuto: «Trovo interessantissimo notare come anche in questo campo ci siano dei cicli, proprio come nella moda, periodi in cui il femminismo e gli studi di genere hanno un revival, un impulso di ottimismo e nuova energia, e momenti più bui, di oscurantismo quasi. Poi, certo, non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio e ricordare che in ogni movimento culturale esistono sempre almeno quattro tipologie di attivisti: idealisti, opportunisti, pensatori e criminali. Non tutte le femministe sono solo femministe. Ora mi sembra un buon momento, anche per riprendere letture di questo tipo. Si possono scoprire cose davvero interessanti, come per esempio che la dieta stessa in certi periodi storici ha contribuito a creare enormi differenze: nutrendosi solo di cereali, rispetto agli uomini che andavano in guerra e mangiavano anche la carne, le donne medievali sono diventate a tutti gli effetti il sesso debole. Questo non lo dico io, è emerso dallo studio delle ossa rinvenute nei cimiteri. Stessa cosa dicasi per l’altissima mortalità infantile riscontrata nel XIX secolo, essenzialmente dovuta alla malnutrizione per credenze errate, come per esempio quella secondo cui i bambini non potessero mangiare le verdure o la carne perché difficili da masticare o addirittura l’usanza di farli addormentare con decotti di oppio».

Ma se pensate che un’autrice del calibro di Atwood trascorra il suo tempo rintanata a leggere tomi di proporzioni enciclopediche, sbagliate. Muovendosi così spesso al seguito dei propri libri in giro per il mondo, ha affermato di non avere un rituale specifico da dedicare alla lettura: «Leggo ovunque, ogni volta che ho dieci minuti di tempo, quando e come mi pare. Non ho padroni io». Beata lei. Al momento alterna sapientemente la lettura di interviste post-caduta del muro di Berlino a quella di Carrie, romanzo di esordio di Stephen King, ripubblicato con una nuova introduzione che ha stuzzicato il suo interesse di storiografa.

E, a proposito, riguardo al Racconto dell’ancella, Atwood ci tiene a sottolineare come si tratti di un romanzo storico più che distopico, come viene comunemente definito. «Tutto quello che ho scritto ha dei fondamenti storici reali. Ho studiato molto approfonditamente i regimi totalitari e ci sono dei documenti sui gulag romeni di Ceausescu in cui è possibile leggere dettagli anche più sconvolgenti di quelli che ho immaginato nel mio romanzo. Non mi sono inventata granché, purtroppo. Poi, dopo le elezioni del 2017, con la vittoria di Trump, tanti scenari sono diventati pericolosamente realistici. Scherzando, sul set della serie, quel giorno il mio manager mi disse: “Margaret, probabilmente sarai una delle poche persone a beneficiare dell’esito di queste elezioni”. La verità è che per fare lo scrittore, secondo me, occorre innanzitutto avere una mente criminale, devi essere in grado di immaginare sempre la cosa peggiore che potrebbe capitare e scriverla. Anche per esorcizzarla. Sperando che resti una distopia e non una premonizione.»

Parlando sempre di universi possibili, Atwood, ha incluso nel suo intervento anche un commento ottimistico – vivaddio, ogni tanto una speranza – sull’ambientalismo: «Dopo i gravi incendi che hanno interessato il mio paese nei mesi scorsi, quando abbiamo toccato con mano la furia della natura – altrimenti sembra proprio che noi esseri umani non riusciamo a renderci conto della situazione – ho fatto le mie ricerche, ho parlato con diversi esperti ed è venuto fuori che le cose sono brutte ma non pessime come molti credono. Se non avessimo messo in pratica tutti gli accorgimenti degli ultimi anni in fatto di sostenibilità e ambientalismo, sarebbe andata molto peggio. Insomma, siamo messi male ma non malissimo e dobbiamo continuare su questa strada. Le nuove generazioni, fortunatamente, sembrano essere più recettive in questo senso. Esiste un programma al quale partecipo anche io, chiamato Practical Utopias per immaginare un futuro migliore, con azioni concrete. Niente di fantascientifico. Tutti possono partecipare, basta iscriversi online per dare il proprio contributo».

A conclusione dell’incontro, è arrivata, immancabile, la domanda sulle A.I. e il loro possibile effetto sul futuro della scrittura. Atwood, laconica, ha chiosato: «Le Intelligenze Artificiali sono bugiarde e delle pessime poetesse. Ho provato a fare un test chiedendo di scrivere una poesia con le parole mare, sabbia e zanzare e vi posso dire che gli autori non hanno nulla da temere. Personalmente ho più paura delle A.I. che guidano che di quelle che scrivono. Pensate a quanto sia facile hackerarle».  
Ma qui, probabilmente, era la mente criminale già al lavoro su una nuova storia.

2 Comments

  • Solar ha detto:

    Marvelous article, thank you for consistently delivering enriching work. Solar

  • Dang ha detto:

    ประเพณีสงกรานต์ ถือเป็นวันขึ้นปีใหม่ของไทย ซึ่งยึดถือปฏิบัติสืบเนื่องกันมาแต่โบราณ และเป็นวัฒนธรรมประจำชาติที่งดงามฝังลึกอยู่ในชีวิตของคนคำว่า “สงกรานต์” มาจากภาษาสันสฤต แปลว่า ผ่านหรือเคลื่อนย้าย หมายถึง การเคลื่อนไทยมาช้านาน สวัสดี การ ย้ายของพระอาทิตย์เข้าไปจักรราศีใดราศีหนึ่ง จะเป็นราศีใดก็ได้ แต่ความหมายที่คนไทยทั่วไปใช้ หมายเฉพาะวันและเวลาที่พระอาทิตย์เคลื่อนเข้าสู่ราศีเมษในเดือนเมษายน เท่านั้น [b][u][url=https://www.google.com/] สวัสดี [/url][/u][/b]

    “สงกรานต์” เป็นคำภาษาสันสกฤต แปลว่า “ผ่าน” หรือ “เคลื่อนย้ายเข้าไป” ในที่นี้หมายถึงเป็นวันที่พระอาทิตย์ ผ่านหรือเคลื่อนย้าย จากราศีมีน เข้าสู่ ราศีเมษ ในเดือนเมษายน ถือเป็นช่วงสงกรานต์หากพระอาทิตย์เคลื่อนย้าย ในช่วงเดือนอื่น ๆ ถือเป็นการเคลื่อนย้ายธรรมดา ตามปกตินั้น พระอาทิตย์จะย้ายจากราศีหนึ่งไปสู่อีกกลุ่มดาวหนึ่งเป็นประจำทุกเดือน หรือจะเรียกว่าเป็นการย้ายจากกลุ่มดาวหนึ่งไปสู่อีกกลุ่มดาวหนึ่ง ตามหลักโหราศาสตร์หรือภาษาโหร เรียกว่า”ยกขึ้นสู่” ตัวอย่างเช่น พระอาทิตย์ขึ้นสู่ราศีเมษ ก็คือการที่พระอาทิตย์ย้ายจากกลุ่มดาวราศีมีนไปสู่กลุ่มดาวราศีเมษ ซึ่งเป็นราศีถัดไปนั่นเอง

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