«Ma quando apriranno la porta, / racconterai la tua storia, / e parlerai di un altro, / di uno che non ti assomiglia.»
I tre testi qui presentati provengono da Io e l’altro, raccolta inedita di Vladislav Karaneuski. Qui l’io si fa altro, inclina il quotidiano, attraversa la confusione dell’«essersi abitati». Procedendo per dispersione e mai per riordino, emerge una convinzione essenziale — come dice l’autore —: credere in qualcosa è difficile e avventuroso, forse l’unica ragione per andare avanti.
*
Il fonico odore di caldarroste
scalda l’asfalto ma non lo scioglie,
diffonde sussurri mattutini nel metrò,
lotta nella bagarre con la pioggia,
nelle grida delle pozzanghere,
nel foliage che nasconde tagli nella terra.
Avevo un proposito per il futuro,
prendere parte all’autunno,
dire che
anche oggi l’odore del letto
misto a foglie, ferro e marmo
è là, dove là sono anche io:
credo basti perdere tempo,
comprare il giornale, superare il tornello,
e sedersi ad un tavolo
ma non fissare nessuno,
perché pare che nessuno lo abbia scelto
di proposito il futuro.
*
Sento tutte queste vite
che perdono le tracce
quando le prendi
come un mucchio, in mano,
stringi fino a farti male dentro,
e lo fai piangendo
perché sei tu il carnefice
che ha ragione
ma nasconde le lacrime col copricapo,
per non farsi vedere dopo,
per non essere giudicato.
Ma la tua opinione, qui, ora, non conta,
ci hanno dato una tregua
per guardarci in faccia senza muri,
mani, specchi, strade e finestre.
C’è solo l’essersi abitati che confonde.
Quando si è soli non si guarda fino in fondo,
non è un gioco da vincere.
*
C’è tutto il suo tormento sotto,
la stanza è chiusa da una voce,
una finestra si accende,
ma tace subito
per quella coerenza di fondo
che non collega un desiderio alla realtà.
“È un mondo giusto”
è qui che perdi.
L’equilibrio attrae le radici della casa,
non tiene: tu non sei un cerchio,
ma una forma aperta e divaricata,
la pretesa di disegnare gli altri
sull’asfalto con una catena.
E la tua misura è un racconto
di giornate chiuse in stanze aperte.
Ma quando apriranno la porta,
racconterai la tua storia,
e parlerai di un altro,
di uno che non ti assomiglia.
Vladislav Karaneuski (1999) è nato a Minsk, in Bielorussia, e all’età di sei anni si è trasferito a Monza, in Lombardia. Ha conseguito una laurea magistrale in Lettere all’Università degli studi di Milano con una tesi in Filologia Romanza. Attualmente vive a Parigi dove svolge l’incarico di bibliotecario per l’Istituto ortodosso Saint-Serge. Nel corso degli anni ha compiuto diverse pubblicazioni letterarie. Tra queste vi è la partecipazione all’antologia poetica La poesia che si fa città (Zacintoedizioni, 2023) diretta da Paolo Giovannetti e Tommaso Di Dio. Inoltre, alcuni suoi inediti sono apparsi per la rivista Atelier poesia e Repubblica Torino.


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